modelli

AI, quando tornano Claude Fable e Mythos?

di |

A tredici giorni dalla direttiva, lo stallo continua e i fronti aperti si moltiplicano. L'analisi.

Rubrica settimanale SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe. Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui..

Il 12 giugno 2026, alle 17:21 ora della costa orientale degli Stati Uniti, Anthropic riceve una lettera dal Dipartimento del Commercio americano, firmata dal segretario Howard Lutnick: l’ordine impone di sospendere l’accesso a Claude Fable 5 e Claude Mythos 5, i due modelli più avanzati dell’azienda, per qualunque cittadino non statunitense, dentro e fuori i confini degli Stati Uniti, dipendenti non americani della stessa Anthropic compresi.

Lo strumento utilizzato per l’operazione è l’export control, cioè lo stesso tipo di provvedimento con cui Washington limita da anni l’accesso ai semiconduttori avanzati (e che negli anni Novanta si applicava ai software crittografici, allora equiparati a materiale militare). Il governo cita un rischio per la sicurezza nazionale legato a una possibile tecnica di jailbreak, cioè un modo per aggirare le protezioni del modello, ma non fornisce dettagli tecnici pubblici a supporto della misura.

Non potendo filtrare l’accesso per nazionalità su un servizio distribuito a livello globale, Anthropic si è trovata costretta a spegnere entrambi i modelli per tutti gli utenti, pochi giorni dopo un lancio, quello del 9 giugno, che li aveva presentati come un grande salto di paradigma nell’ingegneria del software e nella cybersicurezza.

Fable 5 è la versione pubblica, dotata di salvaguardie pensate per le aree più sensibili come la cybersicurezza offensiva e la biotecnologia; Mythos 5 resta invece riservato a un perimetro ristretto di partner istituzionali e aziendali, nell’ambito del programma Glasswing, lanciato proprio per testare un uso difensivo della stessa potenza di calcolo.

È la prima volta che un governo impone il ritiro dal mercato di un modello di intelligenza artificiale già distribuito al pubblico, e il precedente riguarda direttamente le centinaia di milioni di utenti che, in tutto il mondo, si sono trovati senza preavviso privati di uno strumento di lavoro.

La sveglia per Bruxelles

La reazione europea è arrivata nel giro di poche ore. Il portavoce della Commissione Thomas Regnier dichiara che il caso Anthropic «sottolinea ulteriormente la necessità per l’Europa di acquisire sovranità tecnologica», una linea su cui converge anche chi siede su sponde politiche opposte: Jordan Bardella, leader del Rassemblement National francese, parla di un episodio che «ricorda che l’intelligenza artificiale è già una questione fondamentale di sovranità nazionale» e che penalizza le nazioni senza modelli propri.

Il tempismo non aiuta: solo due settimane prima la Commissione aveva presentato un pacchetto dedicato alla sovranità digitale, concentrato soprattutto su chip e cloud, e il 1° giugno Anthropic aveva accettato di dare a Enisa, l’agenzia europea per la cybersicurezza, un canale di accesso rafforzato proprio in vista di un rapporto di fiducia più solido con le istituzioni Ue.

In Italia, tra i commenti più netti c’è stato quello di Padre Paolo Benanti, tra le voci più ascoltate sulla regolazione dell’AI, secondo cui il nodo della vicenda è stato soprattutto procedurale: il governo americano ha agito con una direttiva senza un processo trasparente né prove rese pubbliche, e l’ironia è che colpisce proprio l’azienda che da anni chiede un potere di intervento sovrano sull’AI, ma fondato su regole certe e non su discrezionalità improvvisa.

È un punto che la stessa Anthropic ha ripreso nelle proprie comunicazioni, sostenendo di credere che un governo debba poter bloccare un deployment ritenuto rischioso, ma all’interno di un processo trasparente, equo, chiaro e fondato su elementi tecnici verificabili: condizioni che, secondo l’azienda, in questo caso non sono state rispettate.

Il punto della situazione, due settimane dopo

A tredici giorni dalla direttiva, lo stallo continua e i fronti aperti si moltiplicano. Il 24 giugno Euronews ha riportato le parole del senatore democratico Mark Warner, che durante un’audizione dell’11 giugno al Senato ha citato il generale Joshua Rudd, a capo della NSA e dello US Cyber Command: nei test condotti nell’ambito di Project Glasswing, Mythos ha individuato vulnerabilità in quasi tutti i sistemi informatici classificati del governo statunitense nel giro di poche ore, non di settimane.

Un funzionario ha precisato che individuare una falla non equivale a sfruttarla nello stesso lasso di tempo, ma il dato basta a far capire perché Washington tratti Mythos come un asset a duplice uso, utile alla difesa e potenzialmente pericoloso nelle mani sbagliate.

Sul fronte legale, Legion LegalTech, una startup californiana che produce software giuridico basato sull’AI, ha avviato una causa contro il governo statunitense, sostenendo che la direttiva ecceda i poteri dell’amministrazione e danneggi aziende che avevano già acquisito legalmente l’accesso ai modelli: il team di sviluppo lavora in parte dal Canada, in remoto, e la sospensione ha colpito direttamente l’attività dell’azienda (una dipendenza dalla connettività che riguarda anche le imprese italiane più piccole, alle prese ogni giorno con team distribuiti: su SOSTariffe.it si possono confrontare le offerte di telefonia mobile più adatte a chi lavora fuori sede).

Nel frattempo circolano indiscrezioni, riportate dal giornalista Andrew Curran, secondo cui Anthropic avrebbe già completato l’addestramento di un successore di Mythos 5, ancora più capace, senza però sciogliere il dubbio sul suo destino: rilascio pubblico, uso riservato ai partner di Glasswing, oppure utilizzo solo interno per accelerare lo sviluppo futuro.

A oggi, nessuna data di ripristino è stata confermata, e i tentativi di alcuni utenti italiani di segnalare un ritorno parziale di Fable 5 si sono rivelati un artefatto dell’interfaccia, non un cambiamento reale nella disponibilità del modello.

Cosa resta in mano all’Europa

Per chi osserva la vicenda da Bruxelles o da Roma, la questione purtroppo non riguarda, come magari alcuni vorrebbero, la possibilità di costruire un «Claude europeo» in tempi brevi: nessun modello a pesi aperti disponibile oggi, da Mistral a Llama 4 fino a GLM-5.2 di Z.ai, replica le capacità cyber di Mythos o quelle generali di Fable 5, per quanto la distanza si sia ridotta negli ultimi mesi. La sovranità tecnologica, in questo caso, è la capacità di garantire continuità di accesso a tecnologie sviluppate altrove, attraverso la diversificazione dei fornitori e una governance del rischio che tratti lo spegnimento improvviso di un modello con la stessa serietà con cui si gestisce il guasto di un data center.

Rimane l’obiezione sollevata da oltre cento esperti di cybersicurezza, tra cui dirigenti di aziende come Adobe e Nvidia, che in una lettera aperta hanno chiesto al governo statunitense di revocare la direttiva: togliere ai team di difesa lo strumento più efficace disponibile, senza ridurre in modo dimostrabile il rischio complessivo, è una misura che danneggia chi protegge le infrastrutture più di chi le attacca.

È una circostanza che pesa anche sulle aziende italiane ed europee che avevano integrato Fable 5 o Mythos 5 in pipeline critiche, dai SOC alla revisione del codice, ritrovandosi senza preavviso prive di uno strumento di lavoro per una decisione presa a Washington.

Il caso Anthropic, in questo senso, apre una domanda che l’Europa dovrà affrontare ogni volta che la frontiera dell’intelligenza artificiale tornerà a muoversi, con o senza un nuovo modello Mythos all’orizzonte.

Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui

Aggiungi Key4Biz tra le tue fonti preferite

Leggi le altre notizie sull’home page di Key4biz