OpenAI fa marcia indietro, a rischio il progetto miliardario Stargate UK per l’AI
La dipendenza dell’Europa dalla tecnologia americana è un dato oggettivo. Non vale solo per l’Unione europea, ma anche (se non soprattutto) per la Gran Bretagna. OpenAI ha deciso di sospendere il progetto multimiliardario “Stargate UK” per il potenziamento dell’intelligenza artificiale (AI) nel Regno Unito, ufficialmente per l’impennata dei costi energetici, ma secondo la BBC anche per la regolamentazione britannica sul diritto d’autore, che secondo la Big Tech è troppo rigida.
A soli sei mesi dall’annuncio del grande progetto americano nell’isola, forte di 31 miliardi di dollari di investimenti complessivi promessi da Microsoft, la stessa OpenAI e Nvidia e Google, tutto sembra messo in discussione a causa di questioni legate al conflitto nel Golfo, iniziato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ma che poi ha visto rapidamente la sua espansione anche ad altri Paesi della regione, da dove provengono una buona fetta degli approvvigionamenti britannici di gas e petrolio.
OpenAI, in particolare, ha annunciato la sospensione del progetto di un grande data center nel Nord-Est dell’Inghilterra, nel North Tyneside, che avrebbe non solo prodotto tanti chip AI per la Gran Bretagna, ma anche garantito molti posti di lavoro.
“Il progetto Stargate UK verrà portato avanti solo quando le condizioni giuste consentiranno investimenti infrastrutturali a lungo termine“, ha dichiarato un portavoce di OpenAI.
Costi energetici troppo alti, ma di mezzo c’è anche la regolamentazione del diritto d’autore
Tra le condizioni giuste, è specificato nella dichiarazione, oltre il costo dell’energia, c’è la regolamentazione del diritto d’autore. Un tassello chiave della strategia tecnologica americana nel Regno Unito, che prevede la semplificazione delle norme per l’addestramento dei modelli AI e quindi un copyright più aperto alle necessità delle Big Tech.
La BBC ha appreso che tra le preoccupazioni relative al quadro normativo del Regno Unito vi è proprio l’incertezza sulla possibilità che la legge sul copyright venga modificata per consentire alle aziende che sviluppano chatbot AI di addestrare i propri sistemi utilizzando opere protette da copyright.
Un argomento molto delicato che ha visto prendere posizione a favore del diritto d’autore molti artisti, come la rockstar Elthon John.
In origine, era prevista l’opzione “opt-out” per i creatori, che avrebbe facilitato alle Big Tech l’utilizzo di opere protette da copyright per sviluppare i propri sistemi di AI, ma le cose non sembrano essere andate per il verso giusto. Poco meno di un mese fa, infatti, la ministra della Tecnologica, Liz Kendall, ha annunciato il cambio di rotta del Governo britannico che ha decido per una stretta sul diritto d’autore, invece che un allentamento, come atteso dalle aziende AI USA.
Da non dimenticare che proprio a Londra si è tenuta recentemente una grande mobilitazione pubblica contro l’AI e le Big Tech.
La strategia AI del Regno Unito traballa e i rapporti tra Trump e Starmer si fanno più freddi
Tutta la strategia della Gran Bretagna sull’AI inizia dunque a traballare. Si fa più incerta a dir poco. L’AI era stata presentata come strumento chiave per dare impulso all’economia nazionale, rafforzare e recuperare competitività globale e realizzare il piano d’azione nazionale per le nuove opportunità legate all’innovazione tecnologica.
La stessa ministra Kendall, ha dichiarato in un discorso tenuto a inizio anno che il settore dell’intelligenza artificiale del Regno Unito è cresciuto 23 volte più velocemente rispetto all’economia nel suo complesso.
Un portavoce del governo, invece, ha affermato che il settore dell’AI ha attratto nel Paese oltre 100 miliardi di sterline di investimenti privati, da quando il governo guidato da Keir Starmer si è insediato e che ciò sta creando posti di lavoro e opportunità per i lavoratori.
Questo almeno fino ad oggi. La guerra in Iran ha evidenziato forti divergenze tra Washington e Londra, che si stanno ripercuotendo pesantemente anche sui rapporti economici tra le due sponde dell’Atlantico settentrionale.
Il Presidente americano Donald Trump ha accusato Starmer di “supporto tiepido” nelle operazioni militari nel Golfo, lamentando un deterioramento della “relazione speciale” tra i due Paesi.
A marzo 2026, sempre Trump ha espresso delusione per il ritardo di Londra nell’autorizzare basi britanniche (come a Cipro) per operazioni USA contro l’Iran, definendolo “non d’aiuto” e “triste”, rispetto ai precedenti governi britannici conservatori, arrivando a dire di “preferire le alleanze con con Francia e Germania”, che in realtà sono tutt’altro che rosee.
Il peso della dipendenza tecnologica dagli USA
Una situazione sempre più tesa, con la recente decisione di Starmer di non aderire al blocco USA dello Stretto di Hormuz, limitandosi a inviare dragamine, scatenando ovviamente le critiche al vetriolo di Trump e peggiorando i rapporti politici ed economici con Washington.
La decisione di OpenAI rientra quindi in un contesto di rapporti deteriorati tra USA e Gran Bretagna. Sappiamo bene, d’altronde, quanto facilmente Trump usi la rappresaglia come strumento politico e diplomatico per risolvere i problemi. Non è da escludere, quindi, che la retromarcia delle Big Tech sia da considerarsi anche, o in gran parte, dovuta a questa situazione.
Una situazione che vede l’Inghilterra e tutta l’Europa pagare il prezzo della dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti. Mettersi nelle mani delle Big Tech, senza pensare ad una vera e salutare alternativa significa esporsi a rischi continui, di vedersi ritirare pacchetti di investimenti miliardari o un giorno magari subire lo stop dei servizi digitali di cui tutti (al momento) non possiamo fare assolutamente a meno.
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