Ai e privacy

AI, negli Usa la polizia adotta il software AI che geolocalizza le foto. Come funziona GeoSpy

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I dipartimenti di Miami e di Los Angeles sperimentano il software capace di individuare la posizione di un’immagine analizzando dettagli ambientali.

Dalla Florida alla California, negli Stati Uniti le forze dell’ordine iniziano a sperimentare nuovi strumenti di AI per l’analisi geospaziale delle immagini. Gli uffici dello sceriffo di Miami-Dade e il Los Angeles Police Department hanno acquistato GeoSpy, un sistema capace di individuare in pochi istanti la possibile posizione geografica di una fotografia analizzandone gli elementi visivi: architetture, vegetazione, conformazione del terreno, dettagli ambientali.

A rivelarlo sono email interne ottenute tramite richieste FOIA (Freedom of Information Act), e analizzata dal quotidiano statunitense 404media, che offrono uno spaccato concreto sull’uso operativo della tecnologia.

Gli obiettivi? Generare pista investigative preliminari

Nel caso di Miami-Dade, il dipartimento dispone sia di un modello globale sia di una versione addestrata specificamente sulla contea. L’obiettivo dichiarato è generare piste investigative preliminari, soprattutto nei casi in cui una semplice immagine possa contenere indizi territoriali difficili da individuare con l’occhio umano. Allo stesso tempo, dalle comunicazioni emerge consapevolezza dei limiti dello strumento: il sistema è ancora in fase di test e può produrre falsi positivi.

Le email mostrano un interesse trasversale all’interno dei dipartimenti. Dalla divisione rapine alle unità cyber, diversi reparti vedono in GeoSpy un possibile acceleratore nelle indagini complesse, comprese quelle che riguardano la diffusione online di materiale di abuso sessuale minorile. La promessa è quella di trasformare immagini apparentemente decontestualizzate in indizi geospaziali utili a circoscrivere un’area o individuare un luogo.

GeoSpy: costo dell’operazione? 80mila dollari

Il costo dell’operazione non è marginale. Miami-Dade avrebbe investito oltre 80 mila dollari tra modelli personalizzati e pacchetti di ricerche. Una cifra che segnala la crescente propensione delle agenzie a puntare su sistemi automatizzati di analisi delle immagini, anche in assenza — almeno finora — di arresti o risultati investigativi attribuibili esclusivamente al software.

Parallelamente, Graylark Technologies, società dietro GeoSpy, starebbe valutando applicazioni future anche in ambiti non strettamente investigativi. Intanto l’accesso pubblico alla versione consumer del servizio è stato sospeso dopo precedenti inchieste giornalistiche che ne avevano evidenziato le potenziali implicazioni in termini di privacy e sorveglianza.

Dalle comunicazioni interne emerge infine un approccio prudente. I funzionari invitano a limitare la circolazione di dati sensibili e a considerare le indicazioni fornite dal sistema come semplici spunti investigativi, da verificare attraverso metodi tradizionali. Ma senza regole chiare, audit indipendenti e limiti operativi rigorosi il rischio è quello di ampliare in modo silenzioso l’infrastruttura di sorveglianza digitale. Il tema diventa ancora più delicato se tecnologie simili dovessero essere impiegate in ambiti federali o in operazioni collegate all’ICE.

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