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AI Mode di Google penalizza le news. Agcom segnala caso a UE

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La segnalazione dell’Autorità, che è la prima a farlo, arriva dopo la denuncia Fieg sulla riduzione della visibilità dei contenuti editoriali e del pluralismo.

Come preannunciato a metà febbraio dal presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella, Agcom, prima autorità indipendente a farlo, ha deciso di trasmettere alla Commissione europea una richiesta di valutazione dei servizi offerti da Google Ireland LTD mediante le interfacce aperte al pubblico AIO (AI Overviews) e AI Mode, alla luce degli articoli 27, 34 e 35 del Digital Service Act – DSA. La decisione è stata assunta con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi.

Segnalazione Agcom all’Ue dopo denuncia della FIEG

L’iniziativa ha preso avvio da una segnalazione all’Autorità da parte della Federazione Italiana Editori Giornali – FIEG, che asserisce alcuni effetti pregiudizievoli per utenti, consumatori e imprese italiane derivanti dall’introduzione del servizio “AI Overviews” in Italia.

In particolare, FIEG ha segnalato una significativa riduzione della visibilità e reperibilità dei contenuti editoriali che, da un lato, metterebbe a repentaglio la sostenibilità economica degli editori e degli autori, in particolare di quelli più piccoli e indipendenti e, dall’altro, inciderebbe sulla libertà di espressione e di informazione e sul pluralismo delle fonti. Segnala inoltre il rischio che le risposte prodotte dall’IA contengano errori, imprecisioni o persino informazioni inventate (le cd. “allucinazioni”), senza offrire all’utente la possibilità di verificarne facilmente le fonti.

Google sostiene, al contrario, che grazie all’AI Mode il traffico dei contenuti aumenta e che quindi si tratta di un vantaggio per gli editori.

Possibile avvio di una indagine Ue

A seguito dell’acquisizione di informazioni fornite da Google e delle audizioni di Google, FIEG e FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), l’Autorità ha ritenuto di sottoporre la questione alla Commissione europea, ai sensi dell’articolo 65 del DSA, affinché quest’ultima ne valuti la fondatezza, ai fini dell’eventuale avvio di una indagine per la possibile violazione di alcuni obblighi previsti dal DSA in capo alle piattaforme e ai motori di ricerca di dimensioni molto grandi (le cd. VLOP/VLOSE) in materia di mitigazione dei rischi sistemici, tra cui quelli legati alla libertà di informazione e al pluralismo dei media (articoli 34 e 35 DSA), e di trasparenza dei sistemi di raccomandazione (articolo 27 DSA).

Copyright ed equo compenso, Agcom apre un tavolo fra Google e gli editori

Nella medesima seduta, su proposta del Presidente, il Consiglio dell’Autorità ha inoltre deciso, anche alla luce delle sue competenze in materia di tutela del diritto d’autore e di determinazione dell’equo compenso per l’utilizzo online di contenuti editoriali, l’istituzione di un tavolo permanente di confronto tra Google, altre piattaforme che intendessero aderire  ed editori, con l’obiettivo di sviluppare un dialogo sui temi del copyright, dell’Intelligenza Artificiale e della tutela del pluralismo.

Già a febbraio il presidente Lasorella aveva detto che “Ci è stato posto il tema del rapporto tra stampa e AI Mode di Google, lo ha già fatto l’Autorità tedesca e noi stiamo per fare una segnalazione alla Commissione europea, è un caso evidente di impatto sull’informazione”.

Dal canto suo, la CMA, l’autorità antitrust britannica, ha proposto di introdurre l’opt out dall’AI Mode per gli editori.

Elisa Giomi (Agcom) contro la segnalazione: “Problema di identità per l’Autorità. Pluralismo non è parola magica”

Segnalando alla Commissione europea il presunto danno al pluralismo informativo causato da AI mode e AI overview di Google, che sostituirebbero le fonti giornalistiche e ridurrebbero i click, il Consiglio di Agcom crea un problema di identità istituzionale dell’Autorità prima ancora che regolatorio. Agcom rischia infatti di assumere un ruolo protezionistico degli interessi economici degli editori della stampa quotidiana, più che di garante del pluralismo e della diversificazione delle opinioni nel dibattito pubblico“. Così in una nota la commissaria Agcom Elisa Giomi.

“Intendiamoci:  la sostenibilità economica dell’editoria è un tema reale, serio e politicamente rilevante. Sarebbe allora stato più trasparente e onesto dichiarare che il ruolo storico e simbolico svolto dall’editoria in Italia non è riducibile a una mera quota di mercato e necessita una soluzione di sostegno o compensazione. Molto meno convincente invece è forzare i limiti del potere dell’Autorità, costruendo una tesi a colpi di percentuali ed equazioni astratte, piegando categorie giuridiche e strumenti regolatori ad  un’operazione di iniezione di liquidità a favore di un comparto industriale spacciandola per tutela del pluralismo informativo”, prosegue la Commissaria Giomi.

“Lo si usa come parola magica per trasformare ogni riduzione di traffico o di ricavi editoriali in una violazione del Digital Services Act, senza riuscire tuttavia a provare il nesso causale tra diffusione di AI Overviews, AI Mode e danno sistemico al pluralismo inteso come varietà di fonti temi e punti di vista. E paradossalmente tutto questo avviene in un’Autorità che in quasi 6 anni di consiliatura, questo Consiglio non ha adottato un solo provvedimento per tutelare e accrescere il pluralismo in Italia”, chiude la nota.

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