Le grandi aziende tecnologiche indicano sempre più spesso il quadro normativo europeo come uno dei motivi dei ritardi nel lancio dei loro servizi più avanzati nel mercato comunitario.
A misurare il fenomeno è un nuovo rapporto di Governance.AI, che ha analizzato 375 rilasci di modelli linguistici di grandi dimensioni da parte di Meta, Google, OpenAI e Anthropic tra giugno 2018 e maggio 2026. Il report confronta le date di disponibilità negli Stati Uniti, nell’Unione europea e nel Regno Unito, cercando anche di individuare le cause più probabili dei ritardi o delle mancate distribuzioni.
A seconda dei prodotti, vengono citati il Digital Markets Act, l’AI Act o le norme sulla protezione dei dati. Il risultato, per gli utenti europei, è l’accesso più lento ad alcuni strumenti AI rispetto agli Stati Uniti.
Rispetto agli Stati Uniti, l’11% dei modelli è stato ritardato o non è stato rilasciato nell’UE. Nel Regno Unito la quota è più bassa, pari al 7%. Nell’Unione europea il 4% dei modelli ha subito un ritardo, con una mediana di 53 giorni, mentre il 7% non è stato distribuito. Nel Regno Unito i ritardi riguardano circa il 3% dei casi, con una mediana di 15 giorni, e le mancate uscite circa il 4%.
Il caso Claude 3 Opus
Il report segnala anche il caso di Claude 3 Opus di Anthropic. L’Unione europea ha registrato un ritardo di 71 giorni nell’accesso alla versione web app del modello, in una fase in cui Claude 3 Opus risultava tra i modelli più performanti secondo l’Epoch Capabilities Index. L’accesso API, usato dagli sviluppatori per costruire applicazioni, è invece arrivato in contemporanea con gli Stati Uniti.
Il Regno Unito, al contrario, non ha registrato ritardi nell’accesso al modello più avanzato disponibile in ciascun momento considerato dal rapporto. Questo dato mostra una differenza importante tra Londra e Bruxelles: le regole sulla protezione dei dati sono simili, ma l’applicazione e i tempi di chiarimento normativo sembrano produrre effetti diversi.
Meta è il gruppo più colpito
Tra le quattro aziende analizzate, Meta è quella con la quota più alta di ritardi e mancate distribuzioni. Circa il 26% dei suoi rilasci è stato ritardato o bloccato nell’Unione europea, contro il 15% nel Regno Unito.
Molti casi riguardano i modelli usati per alimentare l’assistente AI di Meta su WhatsApp, Messenger, Facebook, Instagram, Meta.AI e sugli smart glasses. Il problema principale riguarda l’utilizzo dei dati degli utenti di Facebook e Instagram per addestrare i modelli. Le autorità privacy europee e britanniche hanno chiesto chiarimenti e, in alcuni casi, una sospensione dei piani di addestramento.
Il GDPR come principale ostacolo
Il rapporto attribuisce la maggior parte dei ritardi a fattori regolatori. Su 68 casi di ritardo o mancata distribuzione censiti, 56 sono ricondotti in via principale a cause normative, anche se non necessariamente esclusive.
Il principale ostacolo è la protezione dei dati. Il GDPR impone una base giuridica per il trattamento dei dati personali, obblighi di trasparenza, limiti di finalità, minimizzazione dei dati e diritti per gli utenti, compresi accesso, rettifica e cancellazione. Applicare questi principi ai modelli linguistici è complesso, soprattutto quando i dati personali sono usati per addestrare sistemi di AI.
Il nodo più difficile riguarda la base giuridica per l’addestramento su dati personali. Il consenso non è sempre praticabile su larga scala, mentre l’interesse legittimo resta contestato, soprattutto quando i dati sono stati pubblicati dagli utenti per finalità diverse, come post sui social network, e poi riutilizzati per addestrare modelli generativi.
Perché l’UE è più lenta del Regno Unito
Il rapporto sottolinea che Unione europea e Regno Unito condividono un impianto normativo simile in materia di protezione dei dati, ereditato dal GDPR.
Gli autori indicano due ragioni principali. La prima è un’applicazione più assertiva delle regole da parte delle autorità europee. La seconda è la maggiore lentezza nel chiarire come il GDPR si applichi all’addestramento e alla distribuzione dei modelli linguistici.
Nel Regno Unito esiste un’autorità unica, l’ICO. Nell’Unione europea, invece, la competenza è distribuita tra autorità nazionali e coordinamento europeo attraverso l’European Data Protection Board. Questo può rendere più lunga e frammentata la definizione di una posizione comune.
Il rapporto cita il caso Meta: mentre l’autorità britannica ha chiarito la propria posizione in circa tre mesi, nell’UE il processo è passato dal confronto con l’autorità irlandese e poi dall’opinione dell’EDPB, con tempi più lunghi e maggiore incertezza per le aziende.
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