L’uso crescente di strumenti di AI nelle scuole secondarie inglesi sta incidendo sulle capacità fondamentali degli studenti. È quanto emerge da un sondaggio condotto su circa 9mila insegnanti e riportato dal Guardian.
Secondo i docenti, si registra un calo nelle abilità di pensiero critico, scrittura e problem solving, con gli studenti sempre più inclini a delegare alla tecnologia attività che richiederebbero elaborazione autonoma.
Le politiche pubbliche spingono sui tutor digitali
Due terzi degli insegnanti segnalano una minore necessità, percepita dagli alunni, di sviluppare competenze di base. Tra i fattori indicati, anche la diffusione del riconoscimento vocale, che riduce l’attenzione all’ortografia e alla costruzione diretta dei contenuti.
Il quadro si inserisce in una strategia più ampia del governo britannico, orientata a introdurre tutor digitali basati su AI. L’obiettivo è ampliare l’accesso a un supporto educativo personalizzato, in particolare per gli studenti più svantaggiati, colmando alcune lacune strutturali del sistema scolastico.
Tuttavia, questa impostazione non trova consenso unanime tra i docenti. Quasi la metà degli insegnanti intervistati si oppone all’uso estensivo di questi strumenti, temendo che possano diventare una leva per ridurre i costi più che per migliorare la qualità dell’apprendimento.
Anche i docenti usano l’AI, ma senza regole chiare
Tra le principali preoccupazioni emerge il possibile ridimensionamento dell’interazione umana nel processo educativo. Secondo molti docenti, il rapporto diretto tra insegnante e studente resta un elemento centrale per lo sviluppo cognitivo e sociale, difficilmente sostituibile da sistemi automatizzati.
Il rischio, sottolineato nel dibattito, è che l’adozione dell’AI avvenga senza un adeguato bilanciamento tra innovazione tecnologica e qualità pedagogica.
Parallelamente, cresce l’utilizzo dell’AI anche da parte degli insegnanti. Gli strumenti vengono impiegati soprattutto per preparare materiali didattici, organizzare le lezioni e semplificare attività operative.
Questa adozione, però, avviene spesso in assenza di linee guida condivise a livello scolastico. Il risultato è un uso disomogeneo della tecnologia, con approcci diversi da istituto a istituto e senza un quadro normativo definito.
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