• Secondo lo Stanford AI Index, nel 2024 gli Stati Uniti hanno prodotto oltre il 50% di tutti i modelli di intelligenza artificiale più significativi, mentre l’Europa ne ha prodotto solo il 6%.
• Nel febbraio 2025, la Commissione europea si è impegnata a costruire da quattro a cinque gigafactory per l’IA all’interno dell’UE, con un investimento di 20 miliardi di euro. • Tuttavia, una delle preoccupazioni relative a questa infrastruttura riguarda l’eccessivo consumo di risorse e il suo impatto negativo sull’ecosistema ambientale e sociale locale. • Secondo Goldman Sachs Research, la domanda globale di elettricità da parte dei data center aumenterà del 50% entro il 2027 e del 165% entro la fine del decennio, rispetto al 2023.
• In Francia, un nuovo rapporto di Ademe stima che il consumo di elettricità da parte dei data center potrebbe aumentare di 3,7 volte entro il 2035 (37 TWh).
La corsa globale all’Intelligenza Artificiale ha spinto la Ue a mettere sul piatto 20 miliardi di euro per il progetto AI Gigafactory, dove collocare data center e potenza di calcolo sufficiente per addestrare i modelli AI sempre più centrali per le nostre economie. Il bando lanciato a febbraio nel 2025 sarà assegnato entro i primi mesi del 2027, l’obiettivo è realizzare 5 Gigafactory AI attrezzate con 100mila fra le più avanzate GPU, circa quattro volte più dell’attuale generazione di data center. L’analisi di Nicoleta Kyosovska, Research Assistant al Centre for European Policy Studies (CEPS) prende le mosse da questa premessa per descrivere pro e contro, verità e falsi miti sui data center e sulle AI Gigafactory Ue, che rientra ne piano d’azione continentale per l’AI e che fa parte del programma InvestAI.
Nel contempo, si legge nell’analisi di Nicoleta Kyosovska, alcuni player privati come Nvidia e Microsoft stanno investendo 10 miliardi di dollari in nuovo data center in Portogallo, hanno annunciato piani per realizzare le loro gigafactory in Europa, alimentando così la concorrenza con l’iniziativa della Ue.
Di seguito 5 cose da sapere sul progetto di Gigafactory AI.
1. Quando si tratta di Gigafactory AI, l’Europa è in ritardo su Usa e Cina
Questo è un dato di fatto. Fra il 2023 e il 2025 la percentuale di investimenti in venture capital per startup AI è stato del 66% negli Usa, a fronte del 12% in Europa, secondo l’AI World Index, un indice ad hoc sviluppato dal Centre for European Policy Studies (CEPS).
La percentuale di brevetti AI realizzati negli Usa è pari al 32%, a fronte del 18% in Europa e del 21% in Cina.
Inoltre, nel 2024 gli Usa hanno sviluppato più del 50% dei modelli AI più significativi, secondo lo Stanford AI Index. L’Europa ha sviluppato soltanto il 6% dei brevetti.
Per quanto riguarda i data center, secondo un recente rapporto di un team di Oxford, gli Stati Uniti e la Cina da soli gestiscono oltre il 90% di quelli specializzati in intelligenza artificiale. I giganti tecnologici americani, dal canto loro, gestiscono 87 “hub” di calcolo in tutto il mondo, mentre le aziende cinesi ne controllano 39 e quelle europee 6. Si può quindi affermare che l’UE è in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina.
2. Gli stabilimenti AI saranno realizzati nelle location più strategiche
La scelta della location per i data center ha valenze tecniche, economiche, ambientali e regolatorie. Serve un equilibrio fra l’accesso all’elettricità e alla rete, i costi energetici, le possibilità di raffreddamento, prossimità a distretti economici, velocità di procedure di autorizzazione.
Alcuni hub tecnologici come Dublino, Francoforte e Amsterdam stanno raggiungendo il limite massimo di consumi elettrici.
Secondo un rapporto del CEPS pubblicato nel novembre 2025, anche il dinamismo dell’ecosistema rappresenta un criterio fondamentale.
Il rapporto individua quindi poche corrispondenze tra i centri di eccellenza e i siti prescelti, a parte l’Île-de-France, Stoccarda e Colonia, e poche altre località: in particolare Bologna, Catalogna, Svezia e Polonia. Questa dispersione delle risorse potrebbe rivelarsi problematica. Il rapporto sottolinea che la Commissione europea dovrà chiarire se gli hub per l’IA siano destinati ad ospitare scienziati e start-up, oppure se debbano prevalere criteri geografici come la capacità di calcolo e i costi energetici relativamente bassi.
3. I data center possono danneggiare le comunità locali e la transizione energetica
Goldman Sachs Research prevede che la domanda di elettricità per alimentare i data center crescerà del 50% entro il 2027 e del 165% entro la fine del decennio, rispetto al 2023.
Ogni gigafactory consumerà la stessa quantità di energia di una città d medie dimensioni. In Francia, un nuovo report dell’Ademe (Agence de la transition écologique) l’ente pubblico francese per l’ambiente e la gestione dell’energia, prevede che il consumo elettrico da parte dei data center potrebbe crescere di 3.7 volte entro il 2035 (37 TWh).
Per conciliare tutto ciò con gli obiettivi di transizione verde, le gigafactory devono essere localizzate in regioni che combinino un’abbondanza di energia a basse emissioni di carbonio con una capacità di raffreddamento adeguata. Devono inoltre basarsi sull’aggiunta di fonti rinnovabili anziché sulla deviazione della capacità produttiva esistente. Una delle preoccupazioni è che questi impianti possano comunque consumare troppe risorse e avere un impatto negativo sull’ecosistema ambientale e sociale locale. Potrebbero entrare in conflitto con altre esigenze, come i veicoli elettrici, l’elettrificazione industriale o la decarbonizzazione degli edifici, oppure competere per le risorse idriche con le attività agricole, ad esempio.
4. Gigafactory AI, privilegiati i paesi che ospitano già fabbriche di batterie
Tuttavia, in base ai prezzi dell’elettricità e alla quota di energia rinnovabile, i paesi scandinavi si classificano al primo posto, seguiti da Austria, Portogallo e Spagna. Solo gli impianti AI in Svezia e Finlandia possono beneficiare di prezzi simili (€/MWh) a quelli degli hub americani e cinesi, secondo il rapporto CEPS. Durante un bando di gara iniziale per le sue gigafactory nel giugno 2025, la Commissione europea ha ricevuto 76 proposte da 16 Stati membri, molte di più di quanto previsto. Sono in corso discussioni per unire i consorzi e dare priorità ai paesi meglio posizionati: quelli in cui esistono già fabbriche di batterie e dove l’accesso all’energia è economicamente vantaggioso. L’analisi CEPS evidenzia l’importanza di concentrare geograficamente le gigafactory in aree con un’efficienza energetica favorevole e infrastrutture a basse emissioni di carbonio.
5. Questi investimenti non saranno sufficienti a garantire la sovranità digitale dell’Europa
Bruxelles sostiene che questi ingenti investimenti rafforzeranno la sovranità tecnologica europea, fornendo all’Europa la capacità interna di addestrare modelli all’avanguardia. L’obiettivo è democratizzare l’accesso a questa infrastruttura per incentivare la ricerca e lo sviluppo tra PMI e startup. Tuttavia, stando a quanto annunciato finora, tutte le gigafactory utilizzeranno chip Nvidia. Secondo il rapporto, ciò potrebbe minare la sovranità tecnologica dell’UE. Inoltre, la diversificazione dei fornitori non sarebbe sufficiente a garantire la sovranità. Per addestrare i modelli di intelligenza artificiale sulle GPU Nvidia, viene utilizzato il modello di programmazione e calcolo CUDA, anch’esso di proprietà di Nvidia. L’azienda controlla quindi anche quali chip sono compatibili con il software, limitando di conseguenza le alternative. Infine, la sola infrastruttura non basta a rendere l’UE indipendente. Sono essenziali anche gli investimenti in formazione, open data, standard di interoperabilità e quadri etici.
6. Non è chiaro se la collaborazione tra le gigafactory sarà sufficiente
Il bando di gara prevede che le gigafactory debbano avere piani di collaborazione reciproca. Al momento, le informazioni pubbliche su questo argomento sono limitate. L’unica eccezione è l’annuncio di una collaborazione franco-tedesca, che consentirà la formazione congiunta in ambito informatico in entrambe le strutture. Per quanto riguarda la co-redazione e la co-pubblicazione di articoli scientifici, ci sono state pochissime collaborazioni tra le regioni in cui si trovano le gigafactory, il che significa che sarà essenziale costruire nuovi ponti.
Da un punto di vista tecnico, le strutture non sono ancora federate, il che significa che non esiste ancora un unico punto di accesso alle risorse di calcolo né collegamenti in fibra ottica tra le strutture. Inoltre, non è chiaro se l’infrastruttura delle gigafactory supporti l’interoperabilità. Nel complesso, c’è una chiara intenzione di collaborare tra gli impianti, sia a livello tecnico che organizzativo, ma sarà necessario uno sforzo significativo per far sì che ciò funzioni.
Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui

