Il Senato avvia l’esame di una proposta di legge che punta a colpire l’uso illecito dei deepfake e, più in generale, la manipolazione dell’identità personale tramite sistemi di AI.
Il disegno di legge n. 1644, a prima firma dei senatori di Fratelli d’Italia Mattia Gelmetti e Lavinia Mennuni, è stato incardinato in 8ª Commissione permanente e introduce un pacchetto di tutele civili e penali contro l’uso non autorizzato di nome, immagine e voce.
L’obiettivo dichiarato è difendere libertà individuale, reputazione e sicurezza digitale in un contesto in cui video e audio generati con AI sono sempre più realistici e difficili da distinguere dagli originali.
I 7 articoli del testo
Il provvedimento si compone si compone di sette articoli. L’articolo 1 riconosce a ogni persona fisica il diritto esclusivo al proprio nome, alla propria immagine, voce, espressione facciale, identità visiva e sonora, anche nel caso in cui siano riprodotti, simulati o modificati da strumenti di intelligenza artificiale. Questi costituiscono espressione della personalità e rientrano nella sfera della dignità umana e del diritto alla riservatezza.
L’articolo 2 reca il divieto di riprodurre, imitare, simulare o diffondere mediante l’intelligenza artificiale l’immagine, la voce o l’identità di una persona, senza il suo consenso esplicito, informato e documentato. Il divieto è esteso anche all’utilizzo per finalità artistiche, satiriche o parodistiche, se da questo può derivare un danno alla reputazione, alla dignità o all’integrità della persona rappresentata.
L’articolo 3 prevede, al comma 1, una presunzione di danno alla persona, superabile mediante prova contraria, in caso di utilizzo non autorizzato dell’immagine o della voce tramite sistemi di intelligenza artificiale.
Il comma 2 riconosce alla persona lesa dal contenuto generato con i sistemi di intelligenza artificiale il diritto alla rimozione immediata del contenuto da ogni piattaforma, a una rettifica pubblica e al risarcimento del danno materiale e morale.
Deepfake: obbligo per le piattaforme di segnalazione e di blocco rapido
L’articolo 4 – rubricato obbligo di trasparenza per i contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale – stabilisce, in primo luogo, che chiunque diffonda contenuti audiovisivi generati o alterati da sistemi di intelligenza artificiale che riproducono sembianze umane debba segnalare in modo chiaro e visibile la natura artificiale del contenuto. L’articolo reca inoltre l’obbligo per le piattaforme digitali di prevedere strumenti di segnalazione e di blocco rapido dei contenuti suddetti, su richiesta del soggetto interessato.
L’articolo 5 attribuisce al Ministero dell’istruzione e del merito il compito di promuovere percorsi formativi nelle scuole sul diritto all’identità digitale, sull’etica dell’intelligenza artificiale e sul diritto all’autodeterminazione dell’immagine. Il Ministero della cultura dovrà invece avviare iniziative di sensibilizzazione e campagne informative sul diritto all’identità personale e sui rischi derivanti dalla manipolazione digitale.
Deepfake: sanzioni significative da 10mila a 100mila euro
L’articolo 6 prevede come sanzioni per la violazione delle disposizioni del disegno di legge in esame, oltre al risarcimento del danno, la multa da euro 10mila a 100mila euro e, in caso di dolo o recidiva, la reclusione da sei mesi a tre anni.
L’articolo 7 chiarisce che le disposizioni del provvedimento in esame si applicano conformemente al regolamento europeo n. 1689 del 2024, recante regole armonizzate in materia di intelligenza artificiale (il cosiddetto AI Act), nonché alle norme internazionali in materia di protezione dei dati personali e diritti della personalità.
Il PD: “La proposta è nostra, collaboriamo insieme”
Durante la discussione in Commissione è emerso però un elemento politico non secondario. Il senatore Lorenzo Basso (PD-IDP) ha ricordato che la Commissione aveva già avviato, in passato, l’esame di un disegno di legge a sua prima firma, il n. 1066, poi sospeso, che conteneva disposizioni in parte sovrapponibili a quelle oggi proposte da Fratelli d’Italia. Da qui la richiesta di valutare un esame congiunto dei due testi oppure la presentazione di una nuova proposta limitata alle parti analoghe.
“Fratelli d’Italia annuncia un disegno di legge, a prima firma del senatore Gelmetti, sulla tutela dell’identità personale nell’era dell’IA, che riprende principi e impostazione della proposta depositata dal Pd a fine 2023. È un paradosso, ma anche un fatto positivo: finalmente potremmo arrivare a una soluzione. Benvenuti ai colleghi di FdI ma l’innovazione corre veloce e la politica non può permettersi tempi lunghi”, avevano dichiarano i senatori Lorenzo Basso e Antonio Nicita (PD) lo scorso 14 gennaio. “Lo diciamo – avevano affermano in una nota – perché pochi mesi fa il centrodestra ha respinto la nostra iniziativa quando l’abbiamo riproposta come emendamento al Ddl IA: su diritti fondamentali e sicurezza digitale servono pragmatismo e rapidità, non tatticismi. Nel merito, restano differenze da discutere: per noi è centrale il bilanciamento tra tutela dell’identità e libertà di espressione, inclusi ambiti artistici e satirici. Ma la convergenza è possibile e doverosa”, avevano scritto.
Al momento l’esame è stato rinviato e la Commissione dovrà decidere se procedere con un percorso autonomo o unificare le iniziative. Praticamente cosa succede con l’esame congiunto? Di base viene presentato un testo sullo stesso tema e poi si può decidere di a) scegliere tra i testi un testo base e usare quello per proseguire l’esame b) fare un testo unificato e usare questo nuovo testo per il seguito dell’iter
Inoltre al termine della seduta il presidente Fazzone ha osservato che la Commissione ha già svolto numerose audizioni in tema di intelligenza artificiale nel corso della legislatura e che si potrà valutare l’opportunità di svolgerne un ulteriore, limitato numero una volta che si sarà deciso come proseguire l’esame.
