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AI, allarme energia di Confindustria: “In Italia servono incentivi per software e cloud”

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Nella relazione all’Assemblea 2026 di Confindustria, il presidente Emanuele Orsini lancia l'allarme sull'AI: il rischio è che la dipendenza tecnologica si traduca in perdita di sovranità e l’Europa rischia di restare mercato di consumo per tecnologie sviluppate altrove.

“L’Italia e l’Europa non possono pensare di adottare l’intelligenza artificiale senza costruire l’ecosistema necessario a sostenerla. L’AI non è una tecnologia che possiamo semplicemente acquistare e integrare nei nostri sistemi, ma un ecosistema che dobbiamo costruire. Chi controlla l’AI non controllerà solo l’innovazione di domani, ma l’intera economia mondiale”.

Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, all’Assemblea 2026 di Roma, dove il tema dell’AI viene collegato direttamente alla competitività industriale, alla sovranità economica e alla capacità del Paese di garantire energia sufficiente, stabile e a prezzi sostenibili.

AI, dati e cybersicurezza come nuova sovranità

Nella relazione, l’intelligenza artificiale viene inserita dentro un ragionamento più ampio sulle dipendenze strategiche dell’Europa. Dopo energia, materie prime, semiconduttori e industria di base, Orsini indica l’AI come una delle vulnerabilità decisive per il futuro produttivo del continente.

Il rischio, secondo il presidente di Confindustria, è che la dipendenza tecnologica si traduca in perdita di sovranità. Lo stesso vale per i dati, definiti una “materia prima” da proteggere e governare, investendo su connessioni, infrastrutture digitali e cybersicurezza. “Senza infrastrutture digitali, capacità computazionale e sicurezza, l’AI resta una tecnologia importata, non un motore autonomo di crescita”, ha detto Orsini.

AI, Confindustria: “Software, cloud e AI negli incentivi industriali”

Il tema AI torna anche nella parte dedicata agli investimenti industriali. Confindustria chiede di includere negli incentivi anche software e cloud, definiti strumenti essenziali per accelerare la digitalizzazione e l’adozione dell’intelligenza artificiale.

Secondo Orsini, le imprese devono essere accompagnate nell’addestramento dell’AI sui propri dati e, ancora meglio, sui dati dell’intera filiera. Questo richiede un grande piano di formazione per i lavoratori e un progetto di educazione all’AI già nelle scuole superiori di secondo grado.

Il punto è industriale: l’AI non può restare confinata alle grandi piattaforme tecnologiche o ai laboratori di ricerca. Deve entrare nelle filiere manifatturiere, nei processi produttivi, nella gestione dei dati aziendali, nella progettazione, nella logistica e nella competitività delle PMI.

Il fabbisogno elettrico raddoppierà

Il passaggio più concreto riguarda l’energia. Orsini avverte che, per effetto della nuova domanda elettrica generata da tecnologie come l’intelligenza artificiale, il fabbisogno di energia potrebbe raddoppiare nei prossimi 25 anni, passando da 300 a 600 terawattora.

È un dato che cambia la prospettiva del dibattito energetico. La transizione digitale, i data center, il cloud, l’AI e l’automazione industriale richiederanno sempre più elettricità. Nella relazione viene ricordato che negli Stati Uniti i data center hanno già consumato più energia negli ultimi due anni che nei quattordici precedenti.

Per Confindustria, questo significa che l’Italia deve potenziare la rete elettrica e velocizzare gli allacciamenti. “Non c’è energia competitiva senza una rete in grado di trasportarla dove serve”, afferma Orsini. Il tema non è quindi solo produrre più energia, ma renderla disponibile nei luoghi e nei tempi richiesti dalle imprese.

Energia cara? Una minaccia per le imprese

La relazione definisce il prezzo dell’energia una “minaccia esistenziale” per le imprese italiane. Orsini sostiene che l’Italia non possa continuare a pagare negli stabilimenti industriali l’energia ai prezzi più cari d’Europa. Il problema viene ricondotto anche alle scelte del passato, a partire dalla rinuncia al nucleare, e alle difficoltà attuali nell’autorizzazione degli impianti rinnovabili.

Per Confindustria, le resistenze regionali e locali stanno rallentando lo sviluppo delle rinnovabili e impediscono di costruire una base energetica adeguata alla nuova domanda industriale e digitale. Orsini cita 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili ancora bloccati, 85 gigawatt installati, altri 50 da realizzare entro quattro anni e 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. Un terzo della potenza già installata, inoltre, non sarebbe ancora allacciato alla rete.

Rinnovabili, gas e nucleare

La linea indicata da Confindustria non punta su una sola fonte. Orsini chiede di sbloccare le rinnovabili, ma anche di mantenere il gas come elemento di stabilità e accelerare il ritorno al nucleare.

Le rinnovabili sono considerate decisive anche per costruire contratti di lungo termine competitivi e disaccoppiare il prezzo dell’elettricità da quello del gas. Ma il gas, secondo Orsini, resterà necessario per i settori manifatturieri che non saranno elettrificabili almeno nei prossimi anni e per garantire stabilità al sistema, facendo da cuscinetto alle fonti rinnovabili.

Il nucleare viene invece presentato come la fonte in grado di garantire “corrente di continuità a zero emissioni” che le rinnovabili, pur necessarie, non possono assicurare da sole. Orsini respinge l’argomento secondo cui il nucleare sarebbe inutile perché richiede 10-15 anni per essere attivato: “Inutile è ogni anno, ogni mese, che si perde”.

La partita europea

Nella visione di Orsini, l’Europa deve dotarsi di un vero mercato unico dell’energia, di un mercato unico dei capitali e di debito comune per finanziare una politica industriale europea. Gli investimenti strategici indicati comprendono infrastrutture energetiche, nucleare, mobilità, reti digitali, intelligenza artificiale, ricerca, minerali critici, scienze della vita e difesa.

Se l’AI richiede potenza di calcolo, energia e infrastrutture, allora la competitività europea dipenderà dalla capacità di finanziare e coordinare investimenti su scala continentale. Senza questa massa critica, l’Europa rischia di restare mercato di consumo per tecnologie sviluppate altrove.

Dal Checco (Anitec Assinform): “Incentivi su software e cloud? Siamo pronti a collaborare per rendere operativa questa misura”

Accogliamo con grande soddisfazione le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che questa mattina, nel corso dell’Assemblea di Confindustria, ha dichiarato di considerare corretto e intelligente ragionare di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud. Come Anitec-Assinform abbiamo lavorato negli ultimi mesi, con Confindustria, per questo obiettivo e siamo a disposizione del Governo per trovare possibili soluzioni“, ha commentato Massimo Dal Checco, Presidente di Anitec-Assinform.

“Ringraziamo anche il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini per aver posto con forza questo tema nella sua Relazione all’Assemblea, chiedendo esplicitamente di includere negli incentivi anche gli investimenti delle imprese in software e cloud, in quanto strumenti essenziali per accelerare la digitalizzazione delle imprese e del Paese. Questo dimostra che non si tratta di una questione settoriale, ma di una priorità per l’intera industria italiana.”

“L’inclusione di soluzioni in cloud ed edge negli incentivi rappresenta un tassello fondamentale di una più ampia politica industriale per il digitale. Servono strumenti, come un credito d’imposta, che siano davvero adeguati alle esigenze delle piccole e medie imprese. Solo così possiamo sostenere concretamente la trasformazione digitale del sistema produttivo italiano e mantenere la competitività delle nostre aziende. Le imprese hanno bisogno di strumenti coerenti con l’evoluzione del mercato per programmare gli investimenti in innovazione”, conclude Dal Checco. “Siamo pronti a lavorare con i Ministeri per costruire insieme una soluzione efficace e operativa“.

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