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AGCOM tra qualità dell’offerta informativa e contrasto alle fake news

In un contesto in cui la qualità dell’offerta informativa è messa in crisi dal progressivo fenomeno di contrazione delle risorse destinate al comparto, si fa sempre più pressante quell’interesse generale di tutela, non solo dell’informazione, ma anche della produzione culturale indipendente”. È quanto ha affermato il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Martusciello, intervenuto oggi a Milano, nell’ambito delle giornate di formazione dedicate ai giornalisti e promosse dall’Autorità nell’ambito del Tavolo pluralismo e piattaforme online.

Per Martusciello, “il modello misto in cui gli stanziamenti pubblici sono combinati con i proventi della pubblicità e di altre attività commerciali rischia di non riuscire più a sostenere il settore”. “Da un lato, l’intermediazione offerta dalle piattaforme, oltre alla conseguente detenzione esclusiva dei dati raccolti, contribuisce a sottrarre alla informazione giornalistica anche la principale fonte di finanziamento, ossia la raccolta pubblicitaria, dall’altro, si aggiunge anche la progressiva riduzione, fino alla totale abolizione dal 2022, dei contributi concessi all’editoria”, ha proseguito. Uno scenario che rischia, non solo di penalizzare un settore già provato, ma anche di porre in discussione il ruolo dell’informazione. Per questo, secondo Martusciello è opportuno domandarsi se l’informazione possa essere ancora definita “un bene pubblico” e se possa contare su una adeguata tutela.

Temo che lasciare principalmente nelle mani di un mercato, ormai in balia dei meccanismi pubblicitari imposti dai Big Tech, un bene così prezioso possa essere estremamente pericoloso. Non dimentichiamo che il crollo dei ricavi editoriali, a seguito della riduzione delle risorse finanziarie può rappresentare una criticità per l’intera società civile. Del resto, quando le informazioni mancano, le voci crescono”, ha concluso Martusciello.

Antonio Nicita: “Si può fare di più nel settore delle piattaforme online”

L’Agcom intende classificare il Codice di condotta delle piattaforme online come ‘Impegni’ e non come Linee Guida in ragione dell’ancora insoddisfacente livello di trasparenza soprattutto in relazione alla verifica, all’inspection e all’audit sul processamento dei dati, sulla selezione algoritmica e sull’impatto della regolazione privata che le piattaforme hanno adottato”, ha invece affermato il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Nicita in occasione della sua partecipazione alla tavola rotonda su “Dati ed elezioni” all’interno del IV Data Driven Innovation Open Summit, organizzato dall’Università Roma Tre, dalla Camera di Commercio di Roma e dalla Fondazione Calamandrei.

Il Commissario Agcom nel corso dell’evento ha illustrato il percorso avviato da oltre un anno dall’Autorità relativamente al tavolo di autoregolazione sulla disinformazione online, anticipando così le Linee guida europee. A tal proposito Nicita ha espresso dubbi circa il progetto annunciato da Facebook di unificare le piattaforme e trasformare le discussioni pubbliche di alcuni social in gruppi privati. “Bisogna stare ben attenti – ha rimarcato il Commissario Agcom – ai possibili trade-off tra tutele della privacy, tutele della concorrenza e tutele del pluralismo in quanto la scomparsa di un’agorà pubblica verso ‘salotti privati digitali’ alimenta le echo chamber e la polarizzazione, riducendo il pluralismo”.

Nicita, pur apprezzando i progressi fin qui raggiunti, ha concluso sottolineando quanta strada ci sia ancora da percorrere nel settore della disinformazione online e che “su questo tema l’Autorità si riserverà riflessioni, proposte e iniziative ulteriori, in stretto coordinamento con il gruppo dei regolatori europei ERGA e con l’Unione europea”.

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