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Aeroplani e automazione a bordo: l’IA come assistente digitale al posto del co-pilota. Ma è sicuro?

L’automazione a bordo, il progetto Airbus

Le principali compagnie aeree di tutto il mondo stanno accelerando la transizione digitale del settore, puntando anche su tecnologie avanzate, tra cui sistemi per l’automazione, l’intelligenza artificiale e una vasta gamma di software technologies.

Molte di queste vedono come prossimo passo da compiere l’automazione del volo, con un solo pilota a bordo coadiuvato da un assistente digitale al posto del tradizionale secondo pilota in cabina.

In Europa c’è ad esempio Aribus, che sta lavorando a diversi progetti di questo tipo, con una piattaforma di decollo, rullaggio e atterraggio completamente automatizzata (Attol), a cui si aggiunge un piano per la certificazione dei jet A350 per operazioni a pilota singolo.

Un test è stato già eseguito lo scorso anno, con l’impiego di Attol e di tecnologie di riconoscimento delle immagini (anche se in quel caso, con tutti e due i piloti ancora a bordo per sicurezza).

L’IA come assistente di volo, l’iniziativa UE

La Commissione europea ha già finanziato un progetto a riguardo, con l’obiettivo di valutare nuove configurazioni dell’equipaggio a bordo, con un team ibrido uomo-macchine.

L’iniziativa europea prevede anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come assistente digitale del pilota a bordo, col fine di lasciare sempre più spazio alla tecnologia e di concedere all’uomo una supervisione del volo.

Secondo Airbus, questo tipo di asseto di volo ibrido consente ai piloti di lavorare con meno stress, di trovare un migliore equilibrio tra vita lavorativa e privata, nonché di riposare di più e meglio.

Secondo invece Annette Groeneveld, presidente della European Cabin Crew Association, in cabina i piloti devono sempre essere due: “il fattore umano non deve venire meno, perché ad esso è legato un elevato standard di sicurezza, anche per eventuali guasti ai sistemi, quattro occhi vedono meglio di una piattaforma”.

L’intervento dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea sull’automazione

Ovviamente, se da un lato l’automazione del volo non è una novità, visto che Airbus utilizza già aerei commerciali a pilotaggio automatico e droni, il vero problema è che quando si passa a velivoli di grandezza maggiore e con dei passeggeri a bordo, è fondamentale confrontarsi con le autorità di regolamentazione dell’Unione europea.

Qui l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, l’Easa, sta lavorando ad una regolazione ad hoc.

Due i modelli in valutazione: un team umano tradizionale di due piloti, mentre uno è ai comandi con supporto tecnologico l’altro riposa; un team ibrido, con un solo pilota umano e un assistente digitale.

Quest’ultimo modello, su cui puntano le grandi compagnie aree, potrà essere approvato sol se “può essere assicurato un livello di sicurezza equivalente o migliore delle odierne operazioni a due piloti“.

Una questione economica

C’è chiaramente un movente economico dietro la proposta del volo automatizzato, perché le compagnie aeree hanno perso e stanno perdendo molti guadagni a seguito dell’esplosione della pandemia, con un notevole aumento dei costi.

Togliere un pilota sembra poca cosa, ma si risparmia sugli stipendi, molto alti, dei piloti, i costi di formazione, vitto e alloggio ad ogni atterraggio.

La spesa in automazione è sicuramente alta, ma avviene una volta sola, non si deve pagare un fisso mensile, non ci sono cure mediche, ne permessi o ferie.

In più, si legge in un articolo su Politico, iniziano a scarseggiare i piloti sul mercato del lavoro, molti sono andati da poco in pensione o sono vicini ad essa, mentre a causa sempre della pandemia c’è un ritardo cospicuo nell’avvio dei processi di formazione dei nuovi piloti.

Ovviamente, la questione economica e dei profitti non è accettabile, soprattutto quando si parla di sicurezza dei voli.

Due piloti assicurano un certo standard di sicurezza che probabilmente al momento le tecnologie, anche le più avanzate, non riescono ad eguagliare.

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