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Digital favelas: parte il progetto Rio de Janeiro Smart City, tra big data e hacker civici

Italia


La grande città brasiliana, un tempo anche capitale del Paese sudamericano, presto non sarà famosa in tutto il mondo solamente per il suo straordinario carnevale, per la bellezza del paesaggio e delle spiagge, per il Cristo Redentore sul Corcovado, per la foresta urbana più grande del mondo (la Tijuca) o per il Pan di Zucchero. Rio de Janeiro guarda al futuro sicura delle sue potenzialità di grande smart city, una delle più importanti del Sud America, partendo da alcuni elementi centrali nella strategia decisa dall’amministrazione pubblica e i partner di progetto: una cittadinanza attiva, l’uso di tecnologie innovative, la capacità di elaborare enormi quantità di dati provenienti ogni giorno da ogni parte della metropoli e renderli il più possibili aperti agli sviluppatori di applicazioni.

 

Ci sono circa 12 milioni di abitanti in tutta l’area metropolitana di Rio e quotidianamente sono decine di milioni i dati che arrivano alla grande centrale operativa messa su dall’amministrazione cittadina per gestire e coordinare tutte le aree del progetto Rio Smart City. Si tratta del cuore hig-tech dell’operazione, con uno schermo lungo decine di metri, su cui scorrono le immagini provenienti dalle oltre 1000 telecamere sparse in tutta la città, e che da lavoro a una squadra di 50 operatori, sempre in contatto costante con altrettante agenzie di servizi pubblici sul territorio cittadino.

 

Un centro inaugurato nel 2010 dal sindaco Eduardo Paes e di cui oggi è responsabile Ives Rocha, che al momento è operativo solo al 15%. Obiettivo immediato deve essere il suo potenziamento, in termini tecnici e di capacità lavorativa, e un nuovo progetto, lanciato dall’Unicef e dal CEDAPS (Centro de PROMOÇàO da Saude), che mette in prima linea i bambini delle favelas, si propone di dare seguito al piano smart city ideato per Rio partendo dai cittadini stessi.

 

Determinati gruppi di bambini, di 5 favelas pilota, saranno armati di smartphone, mini fotocamera ad alta risoluzione e di un aquilone. Attaccata allo strumento di volo, la telecamera permetterà di fotografare dall’alto le favelas, con zoom su elementi di criticità, mentre lo smartphone consentirà di controllare da remoto gli scatti e i filmati. Tutti i dati saranno poi trasmessi alla centrale, per l’ulteriore elaborazione.

 

Scopo del progetto, spiegano i responsabili Unesco, è ottenere una mappa digitale e dettagliata delle aree sorvolate, per individuare zone soggette a dissesto idrogeologico, edifici pericolanti, presenza di immondizia e focolai di  malattie, vie ritenute pericolose per bande armate e criminali, luoghi di interesse storico e molto altro.

 

Una sinergia tra cittadini e piattaforme tecnologiche innovative, tra hacker civici e big data, per trasformare Rio in una città interattiva, dove le difficoltà e le emergenze si affrontano in tempo reale sul nascere, trovando subito una soluzione, possibilmente la migliore.

 

Tra le novità, c’è anche la nuova partnership tra il centro operativo e Waze, un’applicazione di smart mobility che raccoglie informazioni immediate sul traffico e che è risultata di particolare utilità durante le sommosse popolari dei mesi scorsi e l’arrivo del Papa a fine luglio. Grazie a questo accordo, a ottobre partirà un hackaton che coinvolgerà anche le scuole, luoghi privilegiati per promuovere educazione civica digitale.

 

(f.f.)

 

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