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Il London City Airport alla prova dell’internet of Things: nel 2014 le prime applicazioni per passeggeri

Gran Bretagna


Niente più bagagli smarriti, nuove forme di imbarco online e mobile, prenotazione posti a bordo dal proprio smartphone/tablet e molto altro ancora con il nuovo progetto M2M based del London City Airport. Un programma di interventi che è partito di recente e che entro il 2014 consentirà ai passeggeri di accedere ad un gran numero di servizi online e di applicazioni mobili per vivere meglio l’esperienza del volo e soprattutto per personalizzare il proprio biglietto.

 

L’operazione è stata finanziata dal Technology Strategy Board del Regno Unito e portata avanti dall’IT company Living PlanIt e da Milligan, aziende sviluppatrice di servizi B2B/B2C dedicati a clienti retail. Caratteristica principale dell’avveniristica struttura sarà la rete di sensori che l’avvolgeranno, con l’obiettivo di fornire un flusso continuo di dati in tempo reale su passeggeri in transito, bagagli, stato dei servizi, frequenza dei velivoli in pista, calcolo dei tempi di attesa e ritardo e altro ancora. È il primo caso di tecnologia Internet of Things (IoT) applicata ai sistemi di comunicazione dell’aviazione civile e ad un’infrastruttura di tali dimensioni.

 

Il London City Airport vede passare ogni anno diversi milioni di passeggeri, per un volume di circa 70 mila movimenti. L’M2M, o comunicazione da Macchina a Macchina, consentirà di dare vita ad una fitta rete di connessioni tra smart objects, che permetteranno di evidenziare situazioni di emergenza (anche in chiave sicurezza e antiterrorismo), di localizzare passeggeri mancanti o in ritardo e garantire la massima efficienza nei servizi offerti nelle diverse aree della struttura.

Le nuove tecnologie entrano di fatto in città proprio con l’aeroporto, una delle infrastrutture considerate fondamentali per la nascita di progetti smart city in Europa. Nel caso di Londra, tale aeroporto è praticamente il più vicino e di fatto rappresenta la porta di ingresso verso l’East End, dove è nato l’hub ICT e dove hanno il quartier generale le principali aziende del settore, da Google a Microsoft, dall’IBM a Cisco, da Intel a Acer, più una lunga lista di startup innovative che nell’insieme (3000 imprese) danno lavoro a 50 mila persone.

 

Un sistema di questo tipo non fa altro che abilitare l’elaborazione di dati destinati alla creazione di servizi per gli utenti dell’aeroporto. Un mix di applicazioni web e mobile che sono da una parte dedicate al processo di imbarco di passeggero e bagaglio, dall’altra ai diversi e sempre nuovi servizi di accoglienza nelle aree di ristoro, di shopping e prenotazione di servizi turistici e trasporto.

Funzionalità avanzate che andranno ad interagire con tecnologie già in uso e così potenziate, dal lato cliente con nuovi crowd-sourcing software, per sviluppare nuove tecnologie, portare avanti attività di progettazione, o aiutare a registrare e analizzare grandi quantità di dati, e da quello sicurezza con programmi per il riconoscimento facciale, della voce e delle impronte digitali.

 

Mentre il progetto prosegue, qualche voce critica non ha tardato ad alzarsi, come quella di Evangeis Ouzounis, responsabile sicurezza infrastrutture e servizi per la European Network and Information Security Agency: “Non ho nulla contro l’innovazione tecnologica, ma innervare un aeroporto con l’Internet delle cose e sistemi M2M significa rendere l’infrastruttura più vulnerabile a diverse tipologie di attacchi informatici, un’ipotesi di per sé probabile e altamente preoccupante“.

 

Oggi, in tutto il mondo, abbiamo già 2 miliardi di connessioni attive su piattaforme M2M e nel 2020 saliranno a 18 miliardi, di cui 2,6 miliardi connessioni mobili. Solo negli Stati Uniti il mercato Internet of Things è stato valutato nel 2012 oltre 1,2 miliardi di dollari.

(f.f.)

 

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