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Energia da fonti rinnovabili a Km 0 e investimenti in Smart city startup: Londra accelera sull’innovazione

Gran Bretagna


La popolazione di Londra aumenterà di altri 700 mila abitanti entro il 2020, arrivando a circa 9 milioni di residenti. In una tale situazione le prime risorse a scarseggiare potrebbero essere proprio quelle energetiche e idriche. Soprattutto la domanda di elettricità aumenterebbe del 4% l’anno e questo ha spinto il primo cittadino, Boris Johnson, a lanciare un bando per la fornitura di smart grid e impianti di generazione elettrica da fonti rinnovabili.

 

La particolarità del progetto è nella volontà dell’amministrazione di accrescere nella città la distribuzione di energia elettrica ‘prodotta’ in loco, a Km 0, affinchè si riduca sempre più la richiesta di energia dall’esterno e si raggiunga un livello di sostenibilità della megalopoli britannica sempre più elevato. I consumi di energia elettrica sono in aumento incessante (in tutte le città del mondo) ed è fondamentale incentivare nuove soluzioni low-carbon economy e promuovere l’uso di infrastrutture di nuova generazione e a massima efficienza energetica.

Obiettivo del primo cittadino è l’autorizzazione all’uso di piccoli impianti alternativi per la produzione di energia elettrica, sparsi in tutta la città, in grado di rimettere in circolo tutta la corrente in eccesso (rispetto all’esercizio per cui sono stati adottati), grazie ad investimenti ingenti tra 5 e 7 miliardi di sterline per arrivare a coprire il 25%del fabbisogno energetico tramite alimentazione a km 0.

 

A riguardo è già entrata in funzione la prima turbina del London Array, enorme complesso eolico in fase di costruzione alla foce del Tamigi. Entro la fine dell’anno, le 175 turbine in progetto forniranno una potenza complessiva di 630MW – energia per 470mila abitazioni. Successivamente si darà il via alla seconda fase che porterà la potenza della centrale a 870 MW in grado di coprire il fabbisogno di 750mila famiglie. Così la Gran Bretagna porta avanti il suo piano smart energy per fare sempre più affidamento alle fonti rinnovabili e tagliare dell’80% le emissioni nocive entro il 2050. Già nel 2018, le fonti rinnovabili avranno superato il nucleare per potenza installata, secondo i piani del Governo.

 

Un passo necessario per la capitale britannica e lo sviluppo di un nuovo modello di Smart city per tutta Europa, che può contare anche sulla nuova iniziativa di smart financing annunciata da Eric Van der Kleij, imprenditore proprietario del Canary Wharf Group: investire in un incubatore di startup e imprese con forte vocazione all’innovazione tecnologica, finalizzata ad accrescere la sostenibilità dell’area urbana. Una nuova occasione per Londra, che già sull’East End ha visto sorgere un hub tecnologico tra i più grandi d’Europa, di veder sviluppare il proprio tessuto economico e imprenditoriale, puntando sulle idee più innovative e sui ‘cervelli’ locali.

 

Obiettivo di Van Kleij sono i dati, i Big Data, che ormai scorrono in lungo ed in largo per tutta Londra, utili alla nascita di quello che ha definito: ‘future cities data clouds‘. Il nuovo incubatore di startup dovrebbe occupare gli uffici del prestigioso Level39, al 39° piano del primo Canada Square building di Canary Wharf. Al lancio dell’iniziativa ha preso parte anche il sindaco di Londra, che crede nella possibilità di vedere arrivare nuovi investitori e nella collaborazione di grandi IT company, come Intel e Cisco, che già hanno dato il loro supporto all’agenda digitale cittadina e continueranno a farlo.

 

Il progetto include l’allargamento di Canary Wharf verso l’attuale Wood Wharf e dovrebbe partire a giugno prossimo. L’incubatore segue il programma di Governo per lo sviluppo di tecnologie e soluzioni in ambito Smart city e che può contare da subito su 150 milioni di sterline in ambito sanità, trasporti, salute, ambiente, energia e sicurezza, come nel caso del Catapult centre, progetto su cui il Technology Strategy Board ha già messo a disposizione 50 milioni di sterline.

(f.f.)

 

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