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Nasce il ‘Joint open lab’ di Telecom Italia e Politecnico di Torino

Italia


Alla base del nuovo accordo tra Telecom Italia e Politecnico di Torino c’è un’idea di sviluppo e di crescita che va oltre il concetto di trasferimento tecnologico per una condivisione di conoscenze avanzate in più di un settore della ricerca e dell’innovazione. Nel nuovo laboratorio Joint Open Lab, con sede nella cittadella universitaria del capoluogo piemontese, si progetteranno macchine in grado di interagire con la rete (comunicazione evoluta Machine to Machine), si svilupperanno applicazioni per il riconoscimenti visuale delle immagini, applicazioni per la visual communication, servizi di interazione su piattaforme social (social media e social reading), realtà aumentata e le prossime tecnologie dedicate alla città interattiva (Smart urban spaces).

 

Sono solo alcuni esempi di cosa si andrà facendo nel lab di Telecom Italia e del Politecnico di Torino, luogo immaginato come centro di competenze avanzate per l’impiego delle ICT di nuova generazione in Italia in più settori: sviluppo delle reti a larghissima banda, l’ultrabroadband fisso e mobile, le tecnologie cloud. L’accordo, di durata triennale, è stato siglato ieri mattina dal rettore Marco Gilli e dal responsabile Innovazione & Industry Relations di Telecom Italia, Cesare Sironi, durante la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico 2012-2013.

 

Nello specifico, all’interno dell’area di ricerca Smart urban spaces, si potranno sviluppare innovativi servizi sul modello europeo che alimentano progressivamente il processo di trasformazione che sottende ad una Smart city. Si tratta quindi di applicazioni di varia natura, soprattutto mobili e accessibili da più device di comunicazione, che consentono di rendere la vita in città più semplice e vivibile per i cittadini, grazie anche all’utilizzo di nuove tecnologie (NFC e LTE) che tornano utili in più aree: turismo, infomobilità, valorizzazione beni culturali, ambiente, sostenibilità, trasporti, traffico, Pubblica Amministrazione digitale, sanità.

 

Questa iniziativa rientra nel progetto di Telecom Italia finalizzato alla creazione di innovativi laboratori di ricerca su tutto il territorio nazionale, in accordo con i più qualificati atenei italiani, con l’obiettivo di rilanciare e trasformare i rapporti tra il mondo dell’industria e quello della ricerca e della didattica universitaria nel campo dell’innovazione tecnologica. L’accordo, inoltre, consolida la collaborazione fra l’azienda di telecomunicazioni e Politecnico di Torino, che include il finanziamento di 15 borse di studio per dottorati di ricerca, l’attivazione di contratti di apprendistato per l’alta formazione rivolti ai laureandi, 5 edizioni di un master sull’innovazione di reti e servizi  nel settore ICT, oltre alla partecipazione a bandi di finanziamento per numerosi progetti nazionali e internazionali.

 

Con l’ufficializzazione del Joint Open Lab, “Telecom Italia ha deciso di investire con convinzione sulla ricerca universitaria e sull’alta formazione rivolgendosi ai più prestigiosi istituti universitari italiani,  tra i quali il Politecnico di Torino con cui abbiamo un rapporto consolidato – ha commentato in un comunicato aziendale Cesare Sironi, Responsabile Innovazione & Industry Relations di Telecom Italia – Questa iniziativa si pone l’obiettivo di sviluppare un nuovo modello di didattica e di ricerca che abbia ricadute positive e immediate sul mondo industriale“.

 

Sulla capacità di coniugare alta formazione e ricerca avanzata e sull’opportunità di condividere il patrimonio di conoscenze scientifiche e tecnologiche con gli attori del sistema socio-economico, si gioca una buona fetta del futuro dei centri come il Politecnico e del Paese intero: “Ecco perché stiamo convergendo verso questo nuovo modello di ricerca che chiamiamo “knowledge sharing” e che si basa sulla complementarietà delle competenze – ha dichiarato il rettore del Politecnico, Marco GilliL’accordo con Telecom Italia si inserisce perfettamente in questa logica e siamo certi che i risultati non si faranno attendere, il valore aggiunto del partenariato si potrà spendere nella partecipazione congiunta ai bandi anche europei per l’accesso ai finanziamenti alla ricerca“.

 

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