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FACEBOOK, YOUTUBE, TWITTER: Julian Assange, ‘Spaventose macchine per spionaggio globale’

VINTI

Facebook? E’ la più grande macchina di spionaggio globale mai realizzata dall’uomo. Così risponde Julian Assange, fondatore e portavoce di WikiLeaks, alla domanda del giornalista del Russia Today su cosa sia realmente il più grande social network del mondo. L’attivista australiano ci va giù pesante, sul quotidiano russo, affermando che Facebook altro non è altro che: “Una gigantesco database tenuto in vita e alimentato volontariamente dai suoi utenti, in cui sono conservati dati personali di ogni persona registrata, ma sviluppato dall’intelligence del Governo Americano, che se ne serve a suo piacimento“.

Ogni volta che scriviamo qualcosa, diamo notizia di un fatto o aumentiamo il nostro numero di amici, sostiene Assange, “Noi lavoriamo sia per delle note aziende che per il Governo degli Stati Uniti d’America“. Un elemento di pericolo, suggerisce nell’intervista, che nessuno prende in considerazione, a parte pochissime persone. “E’ davvero pericoloso che tutti questi dati siano a disposizione di chiunque e in special modo di unità segrete del Governo – si legge sul giornale russo – perché nessuno è in grado di sapere cosa realmente ne faranno e come li utilizzeranno, ma anche perché nessuno sa come fermarli“.

Non c’è solo Facebook però, nel mirino di Assange e delle sue accuse di spionaggio, tracciabilità e riciclaggio dati personali, perché sullo stesso piano sono posti altri social media estremamente popolari come YouTube e Twitter. Sulla televisione, invece, il blogger australiano, in attesa di sapere se verrà o meno estradato in Svezia e lì processato per molestie sessuali ‘non aggravate’, ha detto: “L’industria dei media è una macchina che produce false notizie ed essendo molto radicata a livello globale è in grado di distorcere la realtà presso il grande pubblico e di dirottare l’opinione pubblica su qualsiasi obiettivo. Ecco perché i media non informano in maniera adeguata sulle guerre internazionali scoppiate per interessi privati e per far conoscere al pubblico quali e quanti sono i Governi corrotti nel mondo“.

Julian Assange, uno dei più controversi personaggi del mondo di Internet e dell’informazione indipendente, a capo dell’organizzazione WikiLeaks, dedita da anni alla pubblicazione di documenti riservati di Governi ed aziende, è stato per molto tempo considerato nemico degli Stati Uniti e ricercato speciale dalle polizie di mezzo mondo. Dopo il suo arresto in Inghilterra, è stato deciso che il prossimo 12 luglio, presso l’Alta Corte di Londra, si deciderà se estradare o no il giornalista verso la Svezia, che lo vuole processare per una storia di molestie sessuali ai danni di due giovani donne avvenuta lo scorso anno. Una storia che puzza di congiura e secondo molti montata ad arte per condannare e quindi rendere inoffensivo il temibile blogger. Il pericolo maggiore, per Assange, è che il processo svedese sia solo una messa in scena, mentre l’obiettivo rimane la sua consegna agli Stati Uniti, che da tempo ne chiedono la testa per la diffusione organizzata di cablogrammi segreti relativi a documenti diplomatici e alla guerra del Golgo e in Afghanistan.
 

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