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STAMPA: WPA, ‘Giornali sopravviveranno a Internet’

VINCITORI

La World Press Association lancia la sua sfida a Internet e all’editoria elettronica: “La stampa non né morta e sarebbe un errore prevederne la fine nel prossimo futuro“. Parole che rinvigoriscono direttori e reporter, anche considerando le drammatiche notizie che arrivano dagli Stati Uniti e la cattiva salute dei quotidiani europei in generale, compresi quelli italiani.

Negli USA sono stati 49 i giornali chiusi nel 2008 e nei soli tre mesi del 2009 hanno cessato le pubblicazioni altre 66 testate, per un totale ad oggi di circa 110. Questi i numeri della crisi, che anche in Italia non fa sconti, obbligando gloriosi quotidiani come il Sole 24 Ore, il Riformista, l’Unità, La Repubblica e La Stampa, solo per citarne alcuni, ha lanciare nuovi piani di ristrutturazione aziendale, con tagli alle spese e all’occupazione.

Da Barcellona però la WPA non molla e rilancia, con nuove cifre e proposte. Nel 2008, secondo il presidente Gavin O’Reilly, le vendite globali di giornali sono state di oltre mezzo miliardo di copie giornaliere. Nello specifico si sono misurati aumenti consistenti delle vendite in Cina, Giappone e India, a cui fanno da contraltare i disastri americani e europei, più legati a cattive gestioni finanziarie che ad una reale crisi di copie vendute.

Se poi, al numero medio di giornali in circolazione ogni giorno, ci aggiungiamo anche i 40 milioni di free press, ecco che la stampa mondiale nel 2008 vede aumentare la sua diffusione dell’1,8%. La pubblicità, infine, nonostante un suo calo di 5 punti percentuale nello scorso anno, continua ad avere un peso enorme negli introiti della stampa, con un 37% di investimenti pubblicitari contro il 10% in Internet. Una boccata di aria fresca quella regalata dalla WPA, senza nascondere i rischi del momento, ma senza neanche abbandonarsi ad apocalittiche visioni, come dire: la crisi c’è, ma non facciamoci del male.

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