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Confindustria Radio Tv attacca i giganti del web: ‘Servono nuove regole’

Italia


Ridefinire il ruolo dell’industria radiotelevisiva italiana, in modo che vada oltre i confini nazionali in un ambito che sia quanto meno europeo, con regole nuove che tengano conto dell’avanzata degli Over the top. Lo ha detto oggi  Rodolfo de Laurentiis, presidente di Confindustria Radio Televisioni, all’assemblea generale del settore. Per De Laurentiis, il Sistema Italia può e deve giocare un ruolo importante nel semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo, che si apre a luglio. “Riteniamo di rappresentare un’industria che ha oltre un peso economico e occupazionale, anche un valore culturale e identitario forte, che ci ha accompagnato nell’ultimo mezzo secolo, e più se contiamo la radio” (Leggi il testo integrale del discorso).


Antonello Giacomelli: ‘Problema OTT esiste, ma non è neocolonialismo’

“Non parlerei di neocolonialismo da parte degli over the top, ma il problema esiste. Occorre rispondere con le regole, anche se è difficile a livello europeo”. così il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, secondo cui “abbiamo bisogno di riorganizzare il comparto. Bisogna riorganizzare i broadcaster, fare sistema, lavorare sulla creatività”. “Non credo che il presidente del Consiglio abbia bisogno di sottotitoli per farsi capire – ha proseguito – Le criticità evidenziate da Renzi sono piste che il governo intende seguire. Leggere che Netflix non arriva in Italia perché la banda larga non è all’altezza è uno smacco”. “Dobbiamo pensare a meccanismi premianti, in termini di contributi, per chi investe nell’informazione, perché gli imprenditori dipingono l’importanza di questo settore”, aggiunge il sottosegretario.

 

Da Apple a Netflix, ecco in nuovi competitor

I nuovi competitor “si chiamano Apple, Google e YouTube, Netflix, Amazon, Yahoo, Facebook, e Twitter, per citarne alcuni – ha aggiunto De Laurentiis – nel settore televisivo hanno un impatto forte anche un altro tipo di operatori Ott, i costruttori di apparati televisivi: i portali proprietari delle smart Tv si configurano in sistemi chiusi e indicizzatori con impatti delicati sotto il profilo dell’accesso ai contenuti e della pubblicità. Si tratta di operatori inediti per dimensioni, internazionalizzazione, sviluppo e tasso di innovazione, spesso impegnati in un’aggressiva politica di acquisizioni resa possibile dai risultati di bilancio, l’alta capitalizzazione di borsa e la liquidità disponibile”.

 

Giganti del web nel mirino dei broadcaster

I giganti del web capitalizzano guadagni “senza sottostare alle regole degli editori tradizionali”“restituiscono pochissimo al sistema Paese in occupazione e tasse”, attacca De Laurentiis, aggiungendo che è necessario “poter competere ad armi pari con regole nuove, tempestive, eque, sovranazionali”.

Gli OTT secondo De Laurentiis “competono sullo stesso campo degli operatori radiotelevisivi tradizionali, capitalizzando sui proventi pubblicitari e sulla vendita di contenuti. Senza però sottostare a tutte quelle regole che si sono stratificate nel tempo per gli editori radiotelevisivi, tra cui: tetti alla pubblicità; obblighi di informazione imparziale, completa ed obiettiva; obblighi di par condicio finalizzati a dare ampio rilievo a tutte le espressioni politiche; obiettivi di promozione delle opere europee attraverso quote di investimento e trasmissione prestabilite; regolamenti di tutela dei minori attraverso una programmazione dedicata o comunque con l’individuazione di fasce protette; obblighi di attuazione e predisposizione di programmi e funzioni dedicate alle persone con disabilità”.

 

Fedele Confalonieri (Mediaset): ‘Da OTT concorrenza sleale’

“Gli over the top rappresentano un elemento di concorrenza sleale, perché non lasciano nulla in termini fiscali e di occupazione”, ha detto Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset – Le informazioni sono le stesse che facciamo noi, ma noi paghiamo le tasse”. Da parte dei regolatori, a cominciare da quelli europei, “c’è un’apertura esagerata” in merito al passaggio dalla televisione alle telecomunicazioni delle frequenze sulla banda dei 700 megahertz. “Tutti noi qui presenti abbiamo frequenze sulla banda 700: tutto a un tratto ti trovi a dover migrare da un’altra parte”.

 

Giovanni Pitruzzella (Antitrust): ‘Sugli OTT serve equilibrio’

Sugli Over the top, come Facebook, Google e Amazon, “bisogna mantenere una posizione equilibrata”. Lo ha detto il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, aggiungendo che bisogna “evitare le concentrazioni, garantendo la tutela della concorrenza ed evitare di bloccare l’informazione. È un settore in cui ci può essere crescita e posti di lavoro, va stimolato e seguito”, ha aggiunto il presidente dell’Autorità. Occorre, cioè, “non penalizzare gli Over the top, ma evitare che blocchino la concorrenza nel settore”. 


Antonio Preto (Agcom): ‘Risolvere asimmetrie tra Tv e Internet’

Bisogna “risolvere le asimmetrie normative tra operatori televisivi e società di internet per evitare che il mercato sia sbilanciato a favore di una sola categoria di soggetti”. Lo ha sottolineato il commissario dell’Agcom Antonio Preto.  “Oggi, infatti – ha evidenziato Preto – cinema, fiction e altri generi di intrattenimento sono finanziati direttamente o indirettamente solo dal piccolo schermo. Si deve dunque andare verso una nuova regolazione dei contenuti per assicurare un level playing field. Infatti, l’applicazione di regole diverse a settori prima separati ed oggi convergenti tra loro può creare distorsioni concorrenziali e deprimere la stessa industria audiovisiva”.

Per Preto  “c’è bisogno di una regolamentazione che non guardi più al sistema dei media come silos separati tra loro (radio, tv, stampa), perché Internet, grazie alla convergenza, ha allargato il perimetro di gioco. Perciò bisogna accelerare il percorso di modifica tanto della direttiva e-commerce quanto di quella sui
servizi media audiovisivi”.

 

Antonio Marano (Rai): ‘Il nostro modello organizzativo resta analogico’

“Siamo passati al digitale, ma siamo rimasti analogici per quanto riguarda il nostro modello organizzativo”. Così il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano nel corso dell’Assemblea di Confindustria Radio Tv. “La Rai – ha aggiunto Marano – deve rifare la sua agenda. Non dobbiamo essere alternativi a Sky o a Mediaset, ma complementari. Siamo una media company e la nostra sfida è passare a una offerta multipiattaforma. Questo è un passaggio tecnologico e finanziario decisivo. Il 2016 – ha chiuso – sarà la data del rinnovo del contratto di concessione e sapremo quali strategie ci chiede il paese”.


I numeri degli OTT

Il presidente di Confindustria radio-tv ha ricordato inoltre “qualche dato: Apple ha fatturato nel 2013 170 miliardi di dollari: 35 volte il fatturato di Mediaset. Google 60 miliardi di dollari, 17 volte. La capitalizzazione in borsa di Apple è oggi comparabile alla metà del valore complessivo della borsa italiana, ma in alcuni momenti in passato lo ha equiparato”. E ancora, ha proseguito De Laurentiis: “Google, primo motore di ricerca al mondo, è l’operatore con una quota assolutamente maggioritaria del mercato pubblicitario online globale pari al 32%, seguito da Facebook al 4,2%. Youtube, il servizio di videosharing di Google ha migliaia di canali tematici disponibili online, oltre a tutti i contenuti caricati dagli utenti, 6 miliardi di video visti al mese”.

 

Media in Italia, i numeri della crisi

La crisi economica ha investito il settore dei media che ha perso negli ultimi 5 anni 3,4 miliardi di euro (-35%) rispetto ai livelli del 2008: 1,3 miliardi di investimenti sono stati persi solo dalla Tv che è calata del 27% nel periodo, 119 milioni dalla radio (-25%). E i cali del settore radiotelevisivo sono niente rispetto a stampa e cinema, che hanno visto gli investimenti dimezzati, o altri settori, tipo l’outdoor (-60%). Il peso del calo della pubblicità è stato sostenuto soprattutto dai maggiori broadcaster: i dati aziendali di Rai e Mediaset parlano di oltre 200 milioni di euro complessivi persi in media ogni anno nel periodo 2008-2013.


In difficoltà anche la pay tv

“Anche il settore della Tv a pagamento risente della crisi – ha detto De Laurentiis – Mediaset è stabile a 2 milioni circa di abbonati, Sky è scesa dal picco di 5 milioni nel 2011, ai 4,8 attuali, e gli Arpu si sono ridotti, a fronte di costi crescenti in diritti, tecnologia: non a caso è in questo settore che si cercano economie di scala livello sovranazionale (basti pensare al progetto di NewCo di Mediaset con Digital Plus in Spagna e al consolidamento delle attività europee di Sky)”.

 

Investimenti della Tv in calo

“La Tv – ha concluso De Laurentiis – ha investito 2 miliardi di euro complessivamente negli ultimi 4 anni in produzione, un investimento in calo rispetto agli anni precedenti, ma sostenuto nonostante la crisi. L’impegno previsto per legge verso la produzione italiana ed europea si è mantenuto anch’esso ben oltre gli obblighi di legge, come documenta la recente ricognizione effettuata da AGCom per l’obbligo di rendicontazione alla Ue (anno 2012): è del 61% in media la programmazione di opere europee sulle televisioni italiane, in crescita rispetto agli anni precedenti (obbligo di legge 50%); è del 15% in media l’investimento in opere europee di produttori indipendenti (10% l’obbligo di legge), la quota adeguata per opere recenti supera l’80% in media”. (P.A.)

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