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Diritto all’oblio: una richiesta ogni sette secondi per eliminare contenuti da Google

Europa


Una ogni sette secondi: a questo ritmo viaggiano le richieste a Google per eliminare dal motore di ricerca informazioni ‘inadeguate o non più rilevanti’ sul passato degli utenti, dopo che la sentenza della Corte di Giustizia europea ha stabilito che il gestore di un motore di ricerca online, Google nel caso specifico, è responsabile dei dati personali che ha trattato anche quando questi appaiono su pagine web pubblicate da terzi.

In risposta a questa sentenza, che ribadisce la centralità del diritto all’oblio (Scheda), venerdì Google ha fornito ha, un modulo online che consente agli utenti europei di chiedere l’eliminazione dai risultati di ricerca di link che riprendano informazioni ritenute superate o inesatte o comunque inopportune.

Solo il giorno del ‘lancio’, il modulo è stato utilizzato 12 mila volte, al ritmo – nei momenti di picco – di 20 richieste al minuto.

 

Le richieste, riferisce la società, arrivano da tutti e 28 gli Stati membri anche se il flusso maggiore proverrebbe dal regno Unito.

 

La sentenza della Corte Ue, secondo il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales,  non potrà funzionare per via della portata globale del web: la decisione dei giudici, infatti, non riguarda le versione Usa dei motori di ricerca, ma soltanto quelle europee. Come a dire: ci sono molti motori nel mondo che non hanno una presenza in Europa e quindi non saranno tenuti a rispettare questa decisione.

Nel caso di Google, che pure ha sede in California, la Corte ha stabilito che può essere considerato un organismo europeo perché ha diverse sedi commerciali in diversi Paesi europei.

 

 

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