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Mercato unico tlc, Almunia contro Merkel e Juncker: ‘Troppi nazionalismi contro il Single Market’

Europa


Sarebbe un errore apportare modifiche alle regole europee sulla concorrenza per facilitare le fusioni tra operatori telefonici. Lo ha affermato oggi il Commissario Ue antitrust, Joaquín Almunia, nell’ambito dell’International Competition Law Forum, rispondendo così alle aperture in tal senso del Cancelliere tedesco Angela Merkel e del candidato alla presidenza della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.

 

 

La Commissione europea sta al momento analizzando due operazioni di fusione tra operatori tlc: quella in Germania tra Telefonica ed ePlus (la scadenza era stata fissata per il 5 maggio) e quella in Irlanda tra 3 e O2 (Telefonica), con la decisione attesa per il 20 giugno. L’antitrust ha, inoltre, appena aperto un’indagine per valutare le conseguenze del merger tra Ziggo e Liberty Global.

Le decisioni sulle prime due operazioni sono molto attese proprio per comprendere se la Ue è disposta ad allentare i vincoli che impediscono alle società telefoniche di unirsi e raggiungere così dimensioni più grandi, necessarie per competere con i colossi asiatici e americani del settore, agevolati da mercati nazionali molto più concentrati di quello europeo.

 

Di recente, sia Angela Merkel che Jean-Claude Juncker hanno preso posizione sulla questione, sottolineando la necessità di ridurre la frammentazione del mercato tlc europeo e chiedendo una riforma delle norme antitrust come condizione per superare il gap che le aziende europee hanno accumulato nei confronti dei competitor internazionali.

 

Almunia si è detto “totalmente d’accordo” con l’analisi di Merkel e Juncker sui problemi legati alla frammentazione dei mercati tlc in Europa e alle barriere internet che ancora impediscono di realizzare un vero mercato unico digitale, ma si è anche detto in disaccordo con le soluzioni da loro proposte.

“Quando molte telco europee, soprattutto le principali, chiedono un mercato europeo integrato per le telecomunicazioni, vanno nella giusta direzione. Ammesso che abbiano in mente un vero Single Market”, ha detto Almunia, secondo cui “…le barriere esistenti nel mercato interno digitale e delle telecomunicazioni impediscono alle aziende del settore di competere su scala europea e di raggiungere coi loro servizi una base di mezzo miliardo di potenziali clienti”.

 

Il gap con Usa e Cina, dove pochi operatori competono per conquistare un gran numero di clienti, è però dovuto al fatto che, secondo Almunia, i mercati di Cina e Stati Uniti non hanno barriere interne, sono controllati da un unico regolatore e lo spettro è assegnato da una sola autorità.

“Diamo quindi il giusto ordine alle cose: partire da una riforma delle norme antitrust – come suggerito da Merkel, Juncker e altri – sarebbe fuorviante e avrebbe come conseguenza un trasferimento dei costi verso i consumatori”, ha detto Almunia.

 

Bisogna, dunque, agire in modo diverso, abbattendo – come primo passo – le barriere “che ancora frammentano il Single Market lungo i confini nazionali”. Ma questo, ha aggiunto, è un problema che non può essere affrontato dall’antitrust europeo, quanto dai governi nazionali che mantengono in piedi queste barriere.

“Quello che i leader politici stanno chiedendo, quindi, richiede soluzioni che sono di loro competenza”.

La soluzione dunque, sarebbe a portata di mano, ma i governi nazionali starebbero cercando di dirottare le responsabilità a livello europeo per una serie di motivi: per quanto riguarda, ad esempio, lo spettro radio, i governi non vogliono demandare alla Ue l’assegnazione dello spettro “perché non sono disposti a rinunciare ai miliardi delle aste che vanno direttamente nelle loro casse”.

Allo stesso modo i governi si oppongono all’idea di un regolatore unico europeo perché non vogliono perdere sovranità nella disciplina dei mercati nazionali.

“Invece – ha aggiunto – quello di cui abbiamo bisogno per portare l’industria europea delle tlc nel 21esimo secolo è un vero Single Market, con un regolatore Ue a pieno titolo, assegnazione dello spettro a livello europeo e niente tariffe di roaming”.

 

“Pertanto, se i nostri leader politici vogliono essere rigorosi quando si parla del settore delle telecomunicazioni nella Ue, dovrebbero cominciare a pensare come leader europei, piuttosto che dare la precedenza alle rispettive priorità nazionali”, conclude Almunia, secondo cui “…chi crede che il nazionalismo economico possa ancora essere una ricetta per il successo nell’era digitale dovrebbe aggiornare il suo punto di vista”, perché “le sfide del 21esimo secolo, non possono essere affrontate con la mentalità e le soluzioni politiche del secolo passato”.

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