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Apple: 3,2 miliardi di dollari per la Beats di Dr Dre

Stati Uniti


Apple si appresta a chiudere l’acquisizione più costosa della sua storia: sul piatto, più di 3 miliardi di dollari per Beats, società fondata nel 2008 da Dr Dre e Jimmy Iovine che vende cuffie molto cool (e molto care) e a gennaio ha lanciato un servizio di musica in streaming.

Con in cassa una liquidità di 150 miliardi di dollari, Apple può permettersi questo e altro, ma a stupire non è tanto il montante, quanto il fatto che l’operazione – anticipata dal Financial Times – segna una vistosa retromarcia rispetto alla filosofia di Steve Jobs, che si è sempre guardato bene dal concludere accordi di così alto profilo e a maggiori ragione su brand così affermati come Beats.

 

Qual è quindi la ratio di questa acquisizione? Certo, solo dalla vendita di cuffie e speaker audio la società incassa più di 1 miliardo di dollari l’anno e Apple potrebbe aggiungere questi prodotti, ricercatissimi da Vip e giovanissimi, per dare una spinta in più ai suoi gadget esistenti (come l’iPod e l’iPhone) e di prossima uscita (l’atteso iWatch).

Altro motivo: nel 2003 Apple ha rivoluzionato la vendita di musica con l’introduzione del suo iTunes Music Store ma il boom dei download è rimasto stagnante per qualche anno per poi registrare un calo del 2% lo scorso anno a 3,93 miliardi di dollari proprio per la concorrenza dei servizi di streaming come Pandora e Spotify.

 

Dai dati raccolti dall’IFPI, infatti, emerge con chiarezza la crescita dei servizi di streaming, con ricavi che lo scorso anno sono cresciuti del 51,3% a 1,1 miliardi di dollari a livello globale e i cinque mercati di punta in Europa hanno tutti mostrato trend di crescita positivi (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e UK). Il numero degli abbonati nel mondo è quasi quadruplicato per arrivare a 28 milioni.

 

Non è certo un problema per Apple, che bilancia benissimo con la vendita di app, ma evidentemente il management è giunto alla conclusione che la società ha bisogno di un servizio di streaming. Ma perché non realizzarlo in casa invece che spendere più di 3 miliardi per acquistarne uno che conta poco più di 200 mila utenti (contro gli oltre 10 milioni di Spotify)?

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