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Telecom Italia, Marco Patuano: ‘Azienda guarda al futuro. In arrivo 2 mld da torri mobili e mux’

Italia


L’assemblea degli azionisti di Telecom Italia, in corso di svolgimento a Rozzano, rappresenta “la sintesi di un percorso che stabilisce un momento di svolta per la nostra azienda e che ci proietta verso il futuro”. Così l’Ad Marco Patuano ha affermato aprendo i lavori della riunione chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione e cui è presente quasi il 56% il capitale, rispetto al 51% comunicato in apertura. Le previsioni, insomma, sono state rispettate. L’affluenza è da record, superiore anche all’ultima assemblea al cardiopalma  di dicembre.

I toni, rispetto a dicembre sono più distesi: al bando, insomma, le divergenze che non portano alla crescita: l’azionariato deve essere compatto e l’assemblea, ha aggiunto Patuano, “…deve essere il luogo in cui gli azionisti ritrovano la volontà di ricompattarsi intorno a un progetto, che è il progetto di Telecom Italia”.

 

Un progetto che guarda al futuro. Ma se il futuro lo si immagina concreto, si devono creare basi solide, e questo è possibile soltanto se tra i soci si ritrova l’armonia. Questa la sintesi del Patuano-pensiero, condiviso tra l’altro anche dall’azionista ‘ribelle’ Marco Fossati che mostra condividere l’appello all’unità e alla coesione e afferma che “chiunque sia il presidente eletto dall’assemblea avrà il nostro supporto, dobbiamo partire con una nuova era perché i confitti e gli strappi non portano al rilancio”.

Per il rilancio, ha aggiunto, “è necessario che l’azienda abbia mercato e azionariato compatti a supporto di tutto il cda, indipendentemente dai nomi, all’estrazione, da dove venga e da quale lista”.

 “…Se questa azienda affonda – ha sottolineato Fossati –  andiamo a fondo tutti, vogliamo i risultati, ci aspettiamo il rilancio di questa bellissima azienda”.

Ovvio però che dopo questo ramoscello d’ulivo arrivino anche dei ‘paletti’: Findim, ha detto ancora Fossati, è pronta a chiedere nuovamente la revoca del Cda se emergessero possibili casi di conflitto di interessi nel nuovo board.

“Non faccio il processo alle intenzioni, ma l’indipendenza si dimostra”, ha affermato.

 

Telecom è un’azienda solida

Dalle parole di Patuano emerge la convinzione che Telecom – “un’azienda solida, vitale, concentrata sul futuro” – sia sul binario giusto per tornare a crescere e a creare valore, per gli azionisti e il Paese. Il 2013 è stato caratterizzato da scelte decisive che hanno posto le basi per il rilancio all’insegna della discontinuità. L’obiettivo è quellodi tornare a essere un’azienda ‘investment grade’, affidabile, cioè, agli occhi del mercato, perchè, ha ammesso Patuano, “non sono soddisfatto di dirigere un’azienda che ha un junk-bond”.

Il cambio di paradigma è stato inaugurato a novembre col nuovo piano strategico 2014-2016. Un piano “accolto con entusiasmo dalla comunità finanziaria” e che ha rappresentato “un cambio radicale di prospettiva rispetto al passato: la visione industriale, basata su investimenti e innovazione, è divenuto il fulcro attorno al quale ruota lo sviluppo di Telecom Italia, mentre la visione finanziaria è diventata il mezzo attraverso il quale raggiungere tale obiettivo, garantendo al contempo una ulteriore riduzione dell’indebitamento”.

 

In arrivo 2 mld da torri mobili e broadcasting

Il rafforzamento di capitale da 2 miliardi realizzato nel 2013, (convertendo da 1,3 miliardi di euro più 700 milioni di euro dalla vendita di Telecom Argentina, “…ci permette di mantenere un approccio positivo sulla congruità della struttura patrimoniale di Telecom e sulla sostenibilità del debito”, ha detto ancora Patuano, ricordando che a queste operazioni ne seguiranno altre relative alle torri di trasmissioni mobili in Italia e Brasile e all’infrastruttura di broadcasting televisivo (annunciata di recente l’integrazione tra i mux di TiMedia e quelli de L’Espresso). Operazioni straordinarie che “perseguendo una logica industriale, incrementeranno la liquidità del gruppo per ulteriori 2 miliardi di euro”.

La vendita delle torri italiane, ha quindi chiarito l’ad,  “è in fase di valutazione” e non si tratta certo di un’operazione dettata dall’urgenza di fare cassa, bensì di “un’operazione industriale: una riallocazione di capitale investito che, in Italia, ci servirà per sostenere gli investimenti” nelle reti mobili Lte e nella fibra. Una strada, peraltro, perseguita anche da altre grandi aziende del settore come AT&T e Vodafone. Per quanto riguarda il processo di cessione delle torri in Brasile, invece, il ricavato verrà reimpiegato “per comprare frequenze; una gara a cui non possiamo non partecipare”.

 

Regolamentazione e semestre europeo: l’Italia ha un ruolo strategico

Le politiche regolamentari in vigore “hanno determinato un impatto fortemente negativo sui bilanci di tutte le imprese del settore delle tlc italiane” perché – a giudizio di Marco Patuano, troppo sbilanciate sulla variabile prezzo, e pertanto inadatte “ad accompagnare il settore nelle importanti sfide con le quali dobbiamo confrontarci”.

L’auspicio è che il quadro regolatorio, sia a livello nazionale che Ue evolva in maniera tale da consentire un’accelerazione degli investimenti nelle reti fisse e mobili e che consenta una “maggiore flessibilità operativa e una remunerazione degli investimenti in infrastrutture di rete adeguata al rischio sostenuto”.

In questo senso l’Italia potrà giocare un ruolo strategico: “il semestre europeo di Presidenza del consiglio ci offre una importante opportunità”, ha detto Patuano.

La richiesta di nuove regole che permettano maggiore flessibilità alle telco sembra trovare a stretto giro un’eco nelle parole di Jean-Claude Juncker, uno dei candidati alla presidenza della Commissione europea, secondo il quale una delle priorità della Ue dovrebbe essere quella di ripensare le regole sulla concorrenza del settore digitale, per consentire alle telco di consolidarsi e accelerare gli investimenti. Come riportato in un puntuale articolo del Financial Times, Juncker ha affermato che “…se si chiede alle telco di offrire reti e servizi non più su scala nazionale ma a livello continentale, allora a mio avviso anche il diritto comunitario sulla concorrenza dovrebbe essere applicato con spirito continentale”.

Il Brasile va valorizzato

Il Brasile, ha ribadito nuovamente l’ad, rappresenta per Telecom un asset primario, da cui dipende circa “un terzo ai ricavi totali del gruppo”.

“Un asset che deve essere ulteriormente valorizzato, iniziando da una politica di investimenti in frequenze e in tecnologie di nuova generazione” ha aggiunto Patuano, che ha nuovamente ribadito che Telecom non ha ricevuto offerte per la controllata.

 

Lo scorporo è stato archiviato 

“Abbiamo archiviato lo scorporo della rete fissa e forniamo a tutti gli operatori le migliori garanzie in termini di parità di trattamento”, ha confermato Patuano, ricordando che la società si è resa disponibile a rafforzare il modello di ‘Equivalence of Output’, già riconosciuto come best practice a livello europeo, con l’evoluzione verso l’Equivalence of Input.

“Riteniamo che così si possa superare la logica di ‘competition by litigation’, posta in essere da alcuni nostri concorrenti e dannosa per tutto il settore”, ha affermato, lanciando poi un’altra frecciatina a quei competitor che hanno tenuto un atteggiamento ‘iper-competitivo’ nel settore mobile. Unico modo per porre fine alla “spirale negativa caratterizzata dall’esclusiva attenzione al prezzo”, secondo Patuano, è quello di accelerare “gli investimenti in tecnologie di nuova generazione”.

“Le offerte commerciali di Telecom saranno le migliori offerte disponibili sul mercato in termini di rapporto qualità-prezzo ma non necessariamente quelle con le tariffe più basse – ha proseguito – Questo è il terreno che lasciamo ad altri concorrenti che sulla qualità non sono in grado di seguirci”.

 

In azienda c’è bisogno di giovani talenti

Come già detto in altre occasioni, Patuano ha ribadito la necessità di portare in azienda giovani: “assumere giovani – ha detto – significa portare in azienda nuove idee, nuove competenze, nuove energie…significa trasferire conoscenze tra generazioni, costruire un ponte tra l’oggi e il domani”.

Certo, è importante innovare le infrastrutture, semplificare le reti e selezionare partner d’eccellenza, ma è altrettanto importante “investire sulle nostre persone, sui nostri collaboratori, un patrimonio da valorizzare e non un peso di cui doversi liberare”.

 

Downgrading e Borsa 

Malgrado i timori legati al declassamento del rating, “Telecom Italia ha confermato la sua piena capacità di accesso al mercato dei capitali, come dimostrato, tra l’altro, dal successo ottenuto dall’emissione obbligazionaria completata a gennaio e collocata a un costo ben inferiore a quello medio del debito”.

La borsa, insomma, ha smentito i timori legati ai presunti effetti del downgrading del debito, a conferma della validità del lavoro svolto finora, che ha trovato riscontro “nell’aumento delle quotazioni delle nostre azioni ordinarie e di risparmio del 42% e del 29% rispetto ai valori che segnavano un anno fa, in occasione della precedente assemblea”.

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