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Frequenze Tv, i pro e contro dell’asta. Ecco perché conviene partecipare

Italia


In mattinata, a quanto risulta a Key4biz, non era stata presentata alcuna domanda al Ministero dello Sviluppo economico per la partecipazione all’asta delle frequenze tv, ex beauty contest, il cui termine di scadenza è fissato per questa sera.

Tutto questo non significa, però, che l’asta andrà deserta, come ha scritto qualcuno. Sicuramente in serata le domande saranno presentante, eccome, come sempre all’ultimo minuto, anche da chi, visto che non è previsto alcun deposito cauzionale, successivamente deciderà di non arrivare fino in fondo. L’asta si farà per l’estate.

 

La base d’asta è di 90,75 milioni per i tre multiplex in gara (30 milioni circa per 1 mux), incoraggiante perché non troppo elevata e disegnata quindi per spingere i partecipanti a rilanciare al massimo. 

All’asta andranno frequenze che compongono tre reti televisive digitali terrestri nazionale con un diritto d’uso ventennale non trasferibili per i primi tre anni, due in banda Vhf e uno in banda Uhf.

La potenziale copertura, valutata da Agcom tramite reti di riferimento, varia dall’89,5% del lotto L1 e 91,1% per L2 al 96,6% del lotto L3; L1 e L2 potrebbero presentare residui problemi di compatibilità internazionale.

Il provvedimento consente di concorrere per tutti e tre i lotti (L1, L2, L3) ai soli nuovi entranti o piccoli operatori (cioè che detengono un solo multiplex); di concorrere per al più due lotti tra L1 e L3 agli operatori integrati, attivi su altre piattaforme con una quota di mercato superiore al 50% della tv a pagamento (Sky); esclude dalla partecipazione alla gara gli operatori che detengono tre o più multiplex Mediaset, Rai e TI Media.

 

Il nodo del Lotto 3

Il Lotto 3 si compone di due canali che, abbinati, realizzano una rete nazionale che è ritenuta alla stregua di quelle dei grandi broadcaster. C’è chi fa notare che uno dei due canali del Lotto ritenuto il ‘gioiello’ dell’asta, il canale 59, ricade in una fetta dello spettro frequenziale (la banda 700) che comprende tutti i canali dal 49 al 60. A partire dal 2015 la banda 700 sarà destinata alla banda larga mobile.

 

Chi compra il Lotto 3 dovrà tuttavia rendere allo Stato il canale 59 nel 2015 e riceverà in cambio un canale equivalente: ”l’aggiudicatario, all’atto della liberazione del canale 59, avrà diritto a una frequenza di analoga copertura e per una durata equivalente del diritto d’uso’‘, si legge nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

 

Rischia, però, di restare aperto il problema delle interferenze internazionali con i paesi confinanti (Croazia, Svizzera, Slovenia, Malta ecc) in caso di mancato coordinamento, anche perché le emittenti italiane che disturbano il segnale dei nostri vicini sono nell’ordine delle centinaia, secondo gli esperti.

 

Difficile, tuttavia, fare previsioni, specie alla luce della recente accordo tra Telecom Italia Media Broadcasting (TIMB) e il Gruppo L’Espresso.

Un’operazione di consolidamento che crea un player forte sul mercato, visto che la New Co – stimata dagli analisti in 300 milioni di euro – potrà contare su 5 multiplex, 3 di TIMB e due dell’Espresso.

 

Urbano Caio tra i possibili partecipanti all’asta?

In lizza potrebbe esserci oltre a Discovery anche Urbano Cairo. Non è escluso che, oltre ad altri piccoli e medi broadcaster, anche banche d’affari (come Clessidra) o investitori finanziari possano essere interessati. Si tratta, infatti, di un piccolo investimento, che nel prossimo futuro, in vista della liberazione delle frequenze per la banda larga mobile, potrebbe essere monetizzato in maniera esponenziale ricedendo i mux allo Stato a peso d’oro.

L’operazione sarebbe fattibile, secondo voci raccolte da Key4biz, e Cairo potrebbe usare 30 mln della ‘dote’ avuta da Telecom Italia per acquistare un multiplex.

 

Una possibile mossa di Cairo in questa direzione sembra, quindi, verosimile perché non peserebbe in maniera ‘stravolgente’ sul business plan e non si presenterebbe neanche il problema delle realizzazione delle reti di trasmissione, perché lo deve fare in cinque anni e coprire il 50% del territorio e il 10% di tutte le regioni italiane che si può fare tranquillamente con una ventina di trasmettitori e che comunque potrebbe anche affittare. Non si tratta quindi di un impegno gravoso per il proprio bilancio.

 

Sulle frequenze acquistate, Cairo potrebbe ospitare oltre ai propri canali televisivi anche altri e diventare un competitore sulla capacità trasmissiva, vista la fame di banda che c’è al momento e di cui potrebbe aver bisogno anche Mediaset in un prossimo futuro.

 

Ruolo di Sky Italia

Molto più difficile, invece, capire quanto Sky Italia possa essere interessata a partecipare all’asta per ampliare l’offerta sul digitale terrestre dov’è già presente con il canale Cielo.

Sky ha del resto già fatto sapere di “non veder ragioni per partecipare“. L’ultima operazione con Telecom Italia dimostra tra l’altro che sta puntando sulla tv online e forse sarebbe più interessata alla prossima asta per i diritti calcio di serie A.

 

La convenienza dei piccoli e medi operatori

La base d’asta è praticabile anche per piccoli e medi broadcaster operatori per cui può essere un’operazione ragionevole: compri le frequenze e diventi un operatore infrastrutturale senza l’onere di costruire le reti di trasmissione ma affittando i trasmettitori. Tra questi potrebbe esserci Discovery che in Italia possiede sette canali.

La domanda che devono porsi è: conviene ammortizzare questi 30 mln di euro in venti anni di licenza con l’eventuale possibilità di partecipare alla liberazione dello spettro quando sarà necessario per i servizi di banda larga mobile e quindi di monetizzare in quella fase l’investimento?

La risposta sembra scontata ed è per questa ragione che sicuramente l’asta non andrà deserta. 

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