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Equo compenso, Corte di Giustizia Ue: la norma non si applica a riproduzioni illegali

Italia


L’equo compenso per copia privata di contenuti provenienti da fonti illegali non è lecito. Se gli Stati membri lo riconoscessero sarebbe un danno per il mercato legale della Cultura, sostiene la Corte. E’ questo in sintesi il contenuto della sentenza della Corte di Giustizia Europa, relativo ad un caso che si è verificato in Olanda.  

 

“Se gli Stati membri disponessero della facoltà di adottare una normativa che consenta, tra l’altro, la realizzazione di copie private a partire da una fonte illegale, ne risulterebbe, con ogni evidenza, un pregiudizio al buon funzionamento del mercato interno”, si legge nella sentenza della Corte di Giustizia, secondo cui “Allo stesso modo, la diffusione della cultura non può essere veramente promossa se non proteggendo rigorosamente i diritti d’autore e lottando contro le forme illegali di messa in circolazione di opere culturali contraffatte o riprodotte abusivamente”.

 

“Pertanto la Corte statuisce che non può essere tollerata una normativa nazionale che non distingua in alcun modo tra le copie private realizzate a partire da fonti legali e quelle realizzate a partire da fonti contraffatte o riprodotte abusivamente”, stabilisce la Corte.

 

“La sentenza è in linea con quanto sostenuto da FIMI e con la normativa applicata in Italia – ha detto Enzo Mazza, presidente della FIMI – Il quadro legislativo olandese di fatto aveva legittimato il download illegale a fronte di un piccolo compenso con grave penalizzazione dei servizi legali di musica e del mercato legale dei contenuti online, una sorta di licenza legale che giustamente la Corte europea ha bocciato”.

 

Nel nostro paese l’adeguamento dell’equo compenso è atteso a breve. Il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha fatto sapere che si pronuncerà a breve, forse già la prossima settimana. 

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