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Canone frequenze tv, la Lega chiede l’intervento del Ministro Guidi

Italia


Resta alta l’attenzione sulla revisione in atto dei canoni pagati dagli editori per l’uso annuale delle frequenze televisive. Sulla questione oggi l’on. Davide Caparini, responsabile per la comunicazione della Lega Nord, ha posto un’interrogazione al Ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, per chiedere chiarimenti sulla ventilata revisione al rialzo per le Tv locali con lauti sconti per i grossi broadcaster, come Rai e Mediaset

Al momento però il dossier è in mano all’Agcom che a Key4biz ha dichiarato nei giorni scorsi che al momento ‘non c’è nulla di definitivo, ma solo ipotesi di lavoro’.

L’Autorità, che si riunirà domani e potrebbe continuare a discutere della materia, dovrà decidere come allinearsi con quanto stabilito dalla legge 44 del 2012, quella che ha cancellato tra l’altro il beauty contest, e che prevede una modifica dei canoni pagati per le frequenze tv.

Già si parla però di uno schema sul quale l’Agcom starebbe lavorando che modificherebbe, con danno per le piccole emittenti, il precedente sistema con il quale venivano stabiliti i canoni.

Al Ministro Guidi il parlamentare leghista ha chiesto “se condivide questa impostazione” e “di valutare la possibilità di trovare un sistema di calcolo che produca lo stesso risultato finale di quello fino ad ora applicato”.

 

Caparini parla di “inciucio tra Pd e Pdl ai tempi del governo Monti” che produrrà come conseguenza queste revisione al rialzo dei canoni per gli editori più piccoli e per contro “un regalo ai grossi broadcaster”.

“Un regalo – ha aggiunto – superiore a 10 milioni di euro annui ciascuno. Uno sconto che qualcun altro è chiamato a pagare. Ad esempio gli editori nazionali minori come Dfree, H3G, Telecom Italia Media o le emittenti locali che contribuiranno con una somma pari a circa un terzo di quella versata dalle emittenti nazionali e di gran lunga all’attuale. Al danno si aggiunge la beffa in quanto il beneficio per Rai e Mediaset, nel solo 2014, porterà circa 40 milioni di euro di gettito in meno nelle casse dell’Erario”.

 

Il cosiddetto “Semplifica Italia” approvato dal governo Monti nel 2012, ha spiegato Caparini, stabilisce che il canone per l’utilizzo delle frequenze non sarà più pagato da Rai e Mediaset in base al fatturato ma verrà versato dagli operatori di rete – RaiWay per Rai ed Elettronica Industriale per Mediaset – sulla base di quantità e qualità delle frequenze. Per il parlamentare leghista si tratta di “un gran regalo per Rai e Mediaset” e si domanda se il premier Matteo Renzi lo condivida.

 

Finora gli editori nazionali hanno versato come canone l’1% del loro fatturato mentre le tv locali, un importo fisso di 17.776 euro. La già citata legge 44 del 2012 ha però stabilito che questi ‘compensi’ vanno modificati.

Il Decreto Legge 16 del 2012, coordinato con la legge di conversione 44 ha stabilito che il MiSE applica i contributi per l’utilizzo delle frequenze Tv stabiliti dall’Autorità, secondo le procedure del Codice delle comunicazioni elettroniche.

 

L’Agcom ha finora prorogato il vecchio regime in vigore per l’analogico, rimandando la revisione dei contributi. Adesso è però chiamata a prendere una decisione.

E qui subentra il problema. Nel Codice delle comunicazioni elettroniche i canoni sono stabiliti solo per gli operatori tlc che versano molti più soldi rispetto ai broadcaster secondo sistemi che considerano parametri completamente differenti.

Estendere questo sistema anche alle tv, creerebbe grossi problemi, come l’industria ha già più volte denunciato all’Autorità, chiedendo di trovare un sistema di calcolo che produca lo stesso risultato finale di quello finora applicato.

 

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