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Pubblicità online: ricavi in crescita, ma metà degli spot resta senza click

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La pubblicità è da tempo crisi e questo ha coinvolto a catena una serie di altri mercati, dalla Tv alla carta stampata. L’unico comparto che regge bene e per il quale si prospetta un futuro luminoso sembra essere quello dell’advertising online. Secondo l’ultimo studio di IAB (Interactive Advertising Bureau) nell’anno appena chiuso i ricavi della pubblicità online hanno registrato una crescita a doppia cifra e solo per il primo semestre del 2013 il mercato valeva 20,1 miliardi di dollari in aumento del 18% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Ma anche questo settore ha i suoi nei. Una recente ricerca ha dimostrato che oltre la metà (54%) delle inserzioni online non viene neanche guardata dagli utenti.

Non importa allora quanto denaro viene investito nel digitale, perché se non si riesce ad arrivare alle ‘persone giuste’ tutto diventa inutile, ha sottolineato Irfon Watkins, CEO di Coull, società britannica attiva sul mercato del video advertising.

Secondo Watkins, infatti, l’attuale business model è ormai superato e se non si interviene per tempo si rischia che la situazione degeneri.

L’industria si poggia su modelli statici e diventa sempre più difficile che gli online ads raggiungano il loro scopo.

 

La pubblicità online non è riuscita a evolversi a fianco del medium di cui si serve. Lo scambio di valore per i consumatori è in declino e gli inserzionisti non riescono a vedere ritorni significativi.

Watkins suggerisce un modello diverso che, secondo lui, “si rivelerà sostenibile per editori e inserzionisti” oltre che per i consumatori.

La pubblicità, spiega, diventa utile quando si basa su ciò che gli utenti guardano piuttosto che cercare di indovinare cosa apprezzerebbero in base alle loro abitudini sul web.

“I proprietari dei contenuti e gli inserzionisti hanno bisogno di nuovi e importanti modelli sostenibili per offrire l’esperienza di pubblicità online che sia i consumatori che gli editori meritano“.

 

Le recenti tendenze, infatti, puntano a produrre spot ‘costruiti’ sulle tracce digitali che gli utenti lasciano durante la navigazione in rete: siti visitati, commenti, apprezzamenti sui social network…. diventano tutti elementi preziosi per gli advertiser per costruire le loro campagne pubblicitarie. Ma per Watkins questo è un modello già ampiamente superato.

A conferma di ciò, un recente studio di McKinsey & Company dimostra che l’email è 40 volte più efficace di Facebook e Twitter per attrarre clienti via Internet.

Ed è anche per questo che scegliere il giusto target è diventato un mantra per il marketing online, con messaggi che per forza di cose devono essere sempre più personalizzati per raggiungere lo scopo.

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