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Criminalità informatica e spionaggio industriale, giro di vite della Ue

Unione Europea


Lo spionaggio industriale è sempre esistito ma oggi, complice internet, è in forte aumento. A farne le spese è l’economia europea, la capacità innovativa delle aziende, la loro competitività su un mercato sempre più agguerrito.

I dati parlano chiaro: quest’anno il 25% delle imprese ha denunciato un furto di segreti commerciali, rispetto al 18% del 2012. Negli ultimi dieci anni, il 20% delle aziende ha subito almeno un tentativo di furto.

 

La Commissione Ue ha, quindi, deciso di porre un freno e ha presentato oggi una proposta di direttiva contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti del know-how e dei segreti commerciali.

 

La criminalità informatica e lo spionaggio industriale sono purtroppo parte integrante della realtà con la quale le imprese europee sono quotidianamente chiamate a confrontarsi“, commenta Michel Barnier, Commissario Ue per il Mercato interno.

Aggiungendo: “Abbiamo il dovere di garantire che le nostre leggi siano in sintonia con i tempi e che il patrimonio strategico delle nostre imprese sia adeguatamente protetto dal furto e dagli abusi”.

Barnier sottolinea che la volontà di investire in nuove conoscenze non dovrà più essere scoraggiata dalla minaccia che i segreti commerciali delle aziende possano essere rubati.

 

Proteggere i segreti commerciali è particolarmente importante per le imprese dell’UE più piccole e meno consolidate: rispetto alle imprese più grandi, infatti, esse fanno un maggiore uso dei segreti commerciali, in parte a causa dei costi legati ai brevetti ed alla protezione contro le violazioni”, precisa il Vicepresidente della Commissione Antonio Tajani.

Per una PMI, infatti, la perdita di un segreto commerciale e la divulgazione di un’invenzione chiave a vantaggio dei concorrenti implica un crollo catastrofico del valore e dei futuri risultati dell’impresa stessa.

 

Oggi purtroppo esistono forti differenze tra gli Stati membri nella regolamentazione di questa materia.

Alcuni Paesi come Francia, Belgio o Regno Unito non prevedono una legislazione specifica diversamente dall’Italia, dalla Germania o dalla Spagna.

Per le imprese è difficile comprendere e accedere ai sistemi di tutela di altri Stati membri e, quando sono vittime di appropriazione illecita di know-how riservato, esse sono riluttanti a intentare cause civili in quanto non sono certe che in sede giudiziaria sarà mantenuta la riservatezza dei loro segreti commerciali.

 

La proposta di direttiva introduce strumenti grazie ai quali le vittime possono ottenere un risarcimento. Agevolerà il lavoro dei giudici nazionali nelle cause di appropriazione illecita di informazioni commerciali riservate – e quindi l’eliminazione dal mercato delle merci costituenti violazione – e renderà più facile per le vittime ottenere il risarcimento.

 

“Con questa regolamentazione – conclude Tajani – la Commissione proteggerà la vitalità delle imprese dell’Ue e i segreti commerciali che ne sono parte integrante”.

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