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Catasto delle reti, Anfov: il modello giusto è quello ‘federato’

Italia


La realizzazione del catasto ‘federato’ delle infrastrutture di rete è un passaggio essenziale per recuperare il ritardo accumulato dall’Italia in termini di copertura a banda larga.

Ne è convinta Anfov, l’Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione, che ha messo a punto un nuovo documento in cui vengono descritte le sperimentazioni già messe in pratica dalle aziende del settore per cercare un punto di convergenza che consenta infine di arrivare alla realizzazione di un catasto delle infrastrutture NGAN (New generation access network).  

Obiettivo non è tanto quello di arrivare alla creazione di un database unico, quanto di mettere a ‘fattore comune’ le esperienze già maturate, definendo l’insieme minimo dei dati da condividere al fine di pianificare gli interventi e la gestione delle infrastrutture del sottosuolo.

In questo modo, sia gli operatori che vogliono investire nelle nuove reti sia quelli che intendono sostenerne lo sviluppo, potranno di individuare tempestivamente le “risorse disponibili e fruibili sul territorio”.

 

La realizzazione di una rete capillare in fibra ottica è una sfida importante che richiede, oltre a notevoli investimenti – solo in Italia il costo stimato va da 7 a 15 miliardi di euro a seconda della tecnologia utilizzata – anche una forte capacità di pianificazione degli interventi, visto che il costo principale dell’infrastruttura (pari al 70% della spesa complessiva) è costituito dalle opere civili, dagli scavi insomma.

Lavori che possono essere effettuati minimizzando sia i costi sia i disagi per i cittadini e il territorio purché, appunto, si basi la progettazione sul principio del riuso delle infrastrutture già esistenti sul territorio, installando le reti di nuova generazione in condotti liberi o parzialmente utilizzati.

Ecco perché il catasto delle infrastrutture disponibili, diventa uno strumento indispensabile per accelerare lo sviluppo di una rete di nuova generazione il più possibile capillare.

 

Il documento messo a punto dal gruppo di lavoro Anfov – coordinato dal direttore generale dell’associazione, Nino Catania – è il terzo di una serie che comprende un primo lavoro in cui sono stati inquadrati gli aspetti fondamentali per la realizzazione di un “sistema complesso” e un secondo in cui sono stati analizzati gli aspetti tecnici, architetturali e procedurali per la realizzazione di un Catasto nazionale.

Nel documento vengono presi in esame il sistema Gioia (Gestione infrastrutture ottiche in accesso, in pratica una banca dati delle infrastrutture di rete della società) di Telecom Italia, il progetto GiSmart di Wind, il concept Fastweb-EBWorld (un prototipo sul quale implementare possibili applicazioni relative al Catasto), il modello Lepida e altre esperienze maturate da Italtel e in pubbliche amministrazioni come i Comuni di Torino e Novara.

Il lavoro, che evidenzia come il modello del catasto ‘federato’ sia il migliore in termini di costi/benefici poiché evita ulteriori costi in capo agli enti contributori (amministrazioni comunali, regionale e fornitori di servizi), ha ricevuto l’apprezzamento del vice ministro per lo Sviluppo economico Antonio Catricalà che ne ha apprezzato “lo spirito multi-stakeholder”.

 

Ricordiamo, come una delle best practice italiane, l’esperienza della Regione Emilia-Romagna che ha varato la realizzazione di un catasto elettronico federato sul suo territorio con una gara promossa da Lepida con l’obiettivo anche di promuovere innovazione e creare città smart, sfruttando le infrastrutture civili per fare infrastrutture telematiche e sfruttando queste ultime per fare servizi integrati. 

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