Key4biz

Contributo decoder, caso Mediaset: oggi udienza in Corte di Giustizia Ue

Unione Europea


Si è tenuta oggi alla Corte di Giustizia europea l’udienza riguardante la causa per gli aiuti di Stato erogati negli anni passati a Mediaset per l’acquisto dei decoder della Tv digitale terrestre. Si attende adesso la sentenza che, come informa la Corte in una nota, sarà pronunciata senza le conclusioni dell’avvocato generale.

La Commissione Ue ha ritenuto tali aiuti non compatibili con le disposizioni europee e invitato alla restituzione. Misura non condivisa dall’azienda di Cologno Monzese che ha impugnato dinanzi al Tribunale Ue la decisione di Bruxelles, assumendo che la stessa violasse il principio della certezza del diritto, sostenendo che il metodo di calcolo usato per definire l’ammontare degli importi dovuti non fosse né efficace, né trasparente, né adeguato.

 

Mediaset ha fatto ricorso anche al Tribunale civile di Roma che si è rivolto alla Corte di Giustizia Ue per chiarire se il giudice nazionale chiamato a pronunciarsi sull’importo dell’aiuto di Stato da recuperare, sia ormai vincolato, sia sotto il profilo del “se” che sotto quello del “quanto”, alla decisione della Commissione del 24 gennaio 2007, come integrata con le note dell’11 giugno 2008 e 23 ottobre 2009 e confermata con la sentenza del 15.06.2010 nella causa T-177/07, oppure, in caso contrario, se nell’affermare (con la sentenza del 15.06.2010 nella causa T-177/07) la competenza del giudice nazionale a pronunciarsi sull’importo dell’aiuto di Stato, si sia inteso limitare un tale potere alla quantificazione di un importo che, in quanto rapportato ad un aiuto di Stato effettivamente eseguito o conseguito, debba necessariamente assumere un valore positivo e non possa pertanto essere pari a zero.

E ancora se, invece, nell’affermare (con la sentenza del 15.06.2010 nella causa T-177/07,) la competenza del giudice nazionale a pronunciarsi si sia inteso attribuire al giudice nazionale un potere di valutare la pretesa restitutoria esteso sia al “se” che al “quanto” e, quindi, anche il potere di negare ogni obbligo restitutorio.

 

Ma vediamo in dettaglio come si è sviluppata la vicenda. Con la Legge Finanziaria del 2004, l’Italia ha concesso un contributo pubblico di 150 euro a ogni utente che acquistasse o noleggiasse un apparecchio per la ricezione, in chiaro, della Tv digitale terrestre (T-DVB/C-DVB). Il limite di spesa del contributo è stato fissato a 110 milioni euro. La Legge Finanziaria del 2005 ha reiterato tale provvedimento nello stesso limite di spesa, riducendo tuttavia il contributo per ogni singolo decoder digitale a 70 euro.

Nel 2007 la Commissione Ue ha ritenuto che il contributo per l’acquisto di decoder digitali costituisse aiuto alle emittenti televisive, incompatibile con il Trattato CE, per questa ragione gli operatori sono stati chiamati a rimborsare le somme corrispondenti ai vantaggi in tal modo ottenuti.

 

La Commissione non ha quantificato direttamente il vantaggio ma ha fornito indicazioni sul metodo da adottare attraverso il calcolo dell’importo dei prodotti supplementari generati, grazie alla misura in esame, dai nuovi servizi digitali e dalle offerte di televisione a pagamento o di pay-per-view.

È seguita un’istruttoria all’esito della quale la stessa Commissione europea ha concordato con le valutazioni esplicite dallo Stato italiano per i beneficiari TI Media e Fastweb per i quali i profitti supplementari per gli anni 2004-2005 erano negativi e che quindi l’aiuto da recuperare fosse pari a zero.  Con riguardo invece a Mediaset ha ritenuto che l’aiuto da recuperare ammontasse a 6.844.351,30 euro.

La Commissione ha poi ammesso scomputo dei costi “evitabili” (euro 1.917.808,08) e aveva imposto di procedere al recupero nei confronti di Mediaset di euro 4.926.543,22 più interessi. L’autorità nazionale ha pertanto ingiunto alla Mediaset di pagare 5.969.442,12 euro.

 

Mediaset si è opposta all’ingiunzione e ha inoltre impugnato dinanzi al Tribunale Ue la decisione della Commissione assumendo che la stessa violasse il principio della certezza del diritto.

 

La Commissione ha fissato i criteri per la determinazione del quantum. Da questa emerge che, in sede di esecuzione della decisione, lo Stato italiano avrebbe potuto interpellare la Commissione sottoponendo i problemi alla sua valutazione e proponendo opportune modifiche. Da qui poi il ricorso del Tribunale di Roma presso la Corte di Giustizia Ue che adesso dovrà pronunciarsi.

Exit mobile version