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Datagate: stop di Obama alla Nsa, anche Putin nella bufera

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 Barack Obama era all’oscuro di tutto. E’ questa la linea adottata dalla Casa Bianca per contrastare lo scandalo del Datagate, che sta mettendo a dura prova i rapporti fra gli Usa e i leader mondiali. Il presidente americano ha già ordinato di fermare i programmi con cui la National Security Agency (Nsa) ha spiato la cancelliera tedesca Angela Merkel e altri 35 leader mondiali. Lo riporta oggi il Wall Street Journal. Intanto, anche la Russia finisce nel mirino sul fronte dello spionaggio. Secondo il Corriere della Sera, sembra che Mosca abbia attivato dei sistemi per spiare i leader politici degli altri Paesi. L’accusa, gravissima, arriva dall’Unione Europea: durante il G20 di San Pietroburgo, che si è tenuto a settembre, la Russia di Vladimir Putin avrebbe consegnato ai presidenti europei dei gadget che in realtà nascondevano strumenti di intrusione per computer e telefonini

 

Vista l’escalation in corso, fra Datagate e nuove rivelazioni che riguardano il G20, il premier Enrico Letta ha dato mandato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per la sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, di convocare per giovedì prossimo, 31 ottobre, alle ore 10.00, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr). All’ordine del giorno, questioni inerenti alla sicurezza delle telecomunicazioni. Lo stesso Minniti ammette che l’intelligence italiana ha messo sotto la lente le reti di Telecom Italia, per analizzare il problema della sicurezza del traffico Internet italiano che viaggia sui nodi internazionali e intende porre la questione, pur “con una certa delicatezza”, all’azienda (vedi articolo Key4biz).

La Casa Bianca difende i vertici dell’Nsa, ma cresce la sfiducia

La Casa Bianca continua a difendere con forza il lavoro della più potente agenzia di intelligence, ribadendo piena fiducia ai suoi vertici. Soprattutto al suo numero uno, il generale Keith Alexander, in uscita nei prossimi mesi.

Ma dopo la protesta di Parigi e di Berlino, l’ultima intemerata nei confronti dell’intelligence Usa arriva da Madrid. El Mundo – sulla base di alcuni documenti della ‘talpa’ Edward Snowden – ha reso noto come nell’arco di un solo mese (dal 10 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013) la Nsa abbia intercettato ben 60 milioni di telefonate in Spagna. Il governo di Mariano Rajoy non ha perso tempo e ha convocato l’ambasciatore Usa, chiedendo chiarimenti ed esprimendo forte preoccupazione per la pesante attività di spionaggio.

“Se confermate, queste notizie potrebbero portare alla rottura del clima di fiducia tra i due Paesi – ha detto il ministro degli Esteri Josè Manuel Garcia Margallo. Simili le parole che arrivano da Berlino, dove si sta indagando sul caso che vede coinvolta la Merkel, sul quale ha puntato i rifelttori anche il Bundestag: “Siamo nella fase degli accertamenti, e se tutto ciò dovesse essere dimostrato saremmo di fronte a una grave rottura della fiducia”, ha detto il portavoce della cancelliera.

 

Italia, il Copasir vuole sentire Glenn Greenwald

Più pacate invece le reazioni in Italia, con i servizi che assicurano: al momento non c’è alcuna prova che la Nsa abbia spiato 46 milioni di telefonate nel nostro Paese, come rivelato dal sito Cryptome. C’è “una ragionevole certezza”, affermano i nostri 007, che la privacy dei cittadini sia stata rispettata e che non si sia trattato di spionaggio ma di “monitoraggio”. il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza) questa mattina è tornato a sentire, sempre sul caso Nsagate, Giampiero Massolo, il direttore del Dis (Dipartimento infomrazioni per la sicurezza): “non si può credere di chiudere il caso con un comunicato di poche righe in cui si dice che non ci sono evidenze di una collaborazione con i servizi inglesi sul programma Tempora. Questa è la prima premessa per una lunga e corposa audizione”. 

I servizi segreti italiani aderiscono “all’iniziativa europea di fare chiarezza e stabilire regole future per la collaborazione con gli Stati Uniti come deciso dall’ultimo Consiglio europeo”.  ha detto Massolo, nel corso dell’audizione davanti al Copasir.

Inoltre, il Copasir chiederà comunque di ascoltare in audizione Glenn Greenwald, il giornalista del Guardian autore delle rivelazioni sul Datagate e ‘custode’ delle carte di Snowden.

“Nei prossimi giorni firmeremo un accordo sulla cybersecurity con il garante della privacy”, lo ha detto oggi Marco Minniti, il sottosegretario con delega ai Servizi di Sicurezza a margine della presentazione della nuova rivista “Gnosis”. Minniti ha poi aggiunto che si tratta di un “protocollo d’intesa” nella direzione della trasparenza. “Non abbiamo da nascondere le mani nella marmellata”, ha aggiunto il sottosegretario.

 


A Washington Obama tace

Ma la sua posizione appare sempre più delicata. Nella bufera in Europa, il presidente deve affrontare anche le critiche in patria. Com’è possibile che, almeno fino a questa estate, non sapesse nulla? E’ possibile che l’uomo più potente del mondo non sia stato informato su un programma così delicato come quello di spiare almeno 35 leader mondiali, la maggior parte dei quali partner e alleati degli Stati Uniti? Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, sttto la pioggia di domande si trincera dietro al no comment: “Non possiamo fare commenti su operazioni specifiche della Nsa”, ripete decine di volte. Carney ribadisce soltanto che i programmi della Nsa non hanno un obiettivo economico, ma solo quello di combattere il terrorismo. E conferma come sia in corso una revisione delle procedure attraverso le quali gli 007 raccolgono dati e informazioni. Revisione i cui risultati saranno pronti entro fine anno.  Intanto, stando al Wsj, qualcosa sta già accadendo. Il presidente, appena saputo delle intercettazioni sulla Merkel ed altri alleati, avrebbe ordinato di fermarle immediatamente. Non tutte però – aggiunge il quotidiano newyorkese citando fonti ben informate – visto che alcuni programmi che coinvolgono leader stranieri starebbero producendo rivelazioni di interesse per i servizi segreti.

 

Datagate, Ue all’attacco: “Putin al G20 regalò gadget spia ai leader europei”

La novità di oggi è che anche la Russia sembra aver attivato dei sistemi per spiare i leader politici degli altri Paesi. L’accusa, gravissima, arriva dall’Unione Europea: durante il G20 di San Pietroburgo la Russia del presidente Vladimir Putin avrebbe consegnato ai presidenti europei dei gadget che in realtà nascondevano strumenti di intrusione per computer e telefonini.

I fatti risalgono allo scorso settembre. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Russia (paese ospitante) avrebbe regalato ai leader europei delle chiavette Usb per computer e dei cavi per ricaricare i cellulari. Il regalo è sembrato immediatamente sospetto. Il primo ad allarmarsi è stato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che appena rientrato a Bruxelles ha chiesto ai responsabili della sicurezza di effettuare dei controlli sui gadget.

I servizi di sicurezza avrebbero dunque analizzato i dispositivi e scoperto che le chiavette e i cavi erano “idonei alla captazione clandestina dei dati di computer e telefoni cellulari“. E avrebbero raccomandato di “adottare ogni possibile precauzione nel caso questi oggetti siano stati utilizzati”.

La scoperta è destinata ad aggravare ulteriormente il clima internazionale, già teso per lo scoppio dello scandalo Datagate e per i dati rivelati da Edward Snowden sulle telefonate intercettate in tutto il mondo dalla Nsa americana.

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