Key4biz

Telecom Italia, dieci giorni cruciali in vista del Cda. Bassanini (CDP): ‘Mai pronunciati su ipotesi investimento’

Italia


Resta sempre altissima l’attenzione, anche politica, sul futuro di Telecom Italia, in attesa che Telefonica faccia la sua mossa e formalizzi la sua proposta di acquisto sulle quote Telcom in mano ai soci italiani. Un’ipotesi, quest’ultima, ancora tutta da verificare ma che ha già scatenato una ridda di repliche sul versante istituzionale e sindacale: secondo le ricostruzioni della stampa, Telefonica potrebbe procedere a un acquisto in due tappe ma, scrive Repubblica, già dal primo passaggio il gruppo spagnolo dovrebbe superare i due terzi delle quote. Una scalata a prezzi di realizzo – Telefonica pagherebbe circa 750 milioni di euro – e con forte ricadute strategiche per il gruppo e sull’occupazione nel nostro paese.

Se questo scenario dovesse attuare, inevitabile sarebbe infatti il temuto spezzatino, con la cessione di Tim Brasil, e – secondo Il Messaggero, potrebbero concretizzarsi anche 12 mila potenziali esuberi. Ipotesi che ha suscitato l’immediato commento del viceministro all’Economia Stefano Fassina che parla di ‘cifra insostenibile’. Credo che i problemi di Telecom “si possano affrontare senza arrivare a conseguenze così drastiche…C’è un’ipotesi di scorporo e di vendita di almeno una parte della rete, credo che ci possano essere soluzioni utili al Paese e utili a Telecom” ha aggiunto.

 

Dalle pagine del Corriere della Sera, il senatore Pd Massimo Mucchetti ha sottolineato che un’operazione attraverso cui Telefonica rilevasse le azioni Telco, “potrà forse interessare i soci italiani…ma non mi pare utile per l’azienda”. Cesar Alierta, secondo Mucchetti, dovrebbe innanzitutto illustrare i suoi progetti al Parlamento e al Governo, il quale a sua volta dovrebbe “subito completare la normativa sulla golden share a tutela a tutela delle risorse strategiche nazionali, comunicazioni comprese”. In secondo luogo, aggiunge, “la Consob potrebbe constatare come Telco controlli Telecom dando seguito alle deliberazioni del precedente collegio”, sulla base delle quali “Telco dovrebbe consolidare i conti di telecom Italia assumendo responsabilità finanziarie e reputazionali dalle quali finora è fuggita”.

 

Mentre si affaccia anche un ‘ritorno di fiamma’ con Sky Italia – secondo gli analisti di Bernstein Research la società di Franco Bernabè potrebbe decidere di entrare nel settore della Pay-Tv ed avviare trattative con la Tv digitale di Rupert Murdoch – anche i consumatori si oppongono “all’ennesima manovra, che vorrebbe scippare un asset importante di un’azienda strategica italiana come Telecom Italia a prezzi di realizzo” e chiedono un intervento del Governo anche tramite la Cassa Depositi e Prestiti, per impedire che il principale gruppo telefonico italiano “possa diventare una colonia spagnola”.

 

Sulle vicende di Telecom Italia, in particolare sul possibile ingresso della Cassa Depositi e Prestiti, è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi: “con la CDP i dialoghi vanno avanti su tanti asset perchè la Cassa deposito prestiti può e deve svolgere un ruolo fondamentale nelle infrastrutture soprattutto in un momento come questo dove stiamo guardando al rilancio e alla crescita del Paese…ma credo che il problema di Telecom non sia solo quello legato al ruolo di CDP ma che abbia altri problemi”.

 

Ma, a stretto giro, il presidente della CDP, Franco Bassanini, ha affermato che la “Cassa depositi e prestiti non si è mai espressa sull’ipotesi di un investimento in Telecom Italia”, spiegando che “quando Vito Gamberale ha parlato della disponibilità di CDP di investire in Telecom Italia ha parlato come ‘cittadino’ Gamberale. Su questa questione noi non ci siamo mai pronunciati”.

“Invito – ha aggiunto – a considerare il silenzio come un silenzio. Non può avere altra interpretazione”.

 

Sempre secondo indiscrezioni, il prossimo cda del 3 ottobre potrebbe esaminare, oltre al piano industriale, la proposta di un aumento di capitale riservato, volto a evitare il rischio downgrade del rating. Al momento, Credit Suisse ha confermato un giudizio “neutral”, ma ha rivisto al ribasso il target price da 0,75 a 0,57 euro.

Il potenziale cambio di controllo di Telco e Telecom, il possibile aumento di capitale o il downgrade del rating a Ba1, i risultati del terzo trimestre, che verranno pubblicati il 7 novembre”, secondo gli analisti potrebbe fungere da catalyst sul titolo.

 

Intermonte, invece, giudica negativamente l’ipotesi – circolata nei giorni scorsi – di uno status quo in Telco di altri sei mesi: “…un prolungamento di Telco e un riassetto che di fatto prolunga lo status quo non è favorevole al titolo nel breve, in quanto non beneficia le minoranze. Un incremento della quota di Telefonica dovrebbe portare a un successivo forzato disimpegno da Tim Brasil e Argentina (o breakup) per problemi antitrust e per evitare una ricapitalizzazione”.

Gli analisti sono invece più favorevoli a un aumento riservato CDP “anche se esistono ostacoli legati allo statuto e forse divergenze al suo interno”.

 

Sul versante regolatorio, infine, è arrivato il parere del Berec in merito al procedimento aperto dalla Commissione lo scorso agosto riguardo ad alcuni aspetti tecnici e alle condizioni economiche per il 2013 dei servizi di accesso disaggregato all’ingrosso alle reti e sottoreti in rame ed ai servizi di co-locazione (mercato 4), nonché dei servizi bitstream su rete in rame (mercato 5). L’organismo dei regolatori europei del settore delle telecomunicazioni, ritiene “che i seri dubbi della Commissione non siano giustificati e che l’Autorità abbia fornito argomenti  sufficienti a sostegno della propria scelta, sia in merito ai tempi sia in ordine alla metodologia per l’aggiornamento dei prezzi regolamentati sui mercati 4 e 5”.

Exit mobile version