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Roaming: via dal nuovo pacchetto Ue i tetti sulle tariffe, sì alle alleanze tra operatori

Unione Europea


In attesa di conoscere nel dettaglio le novità del nuovo pacchetto tlc che la Commissione europea presenterà il prossimo 11 settembre, il Wall Street Journal anticipa un parziale dietrofront sull’abolizione dei costi del roaming. La missione, ha puntualizzato il portavoce del Commissario Neelie Kroes, resta sempre quella di azzerare le differenze tra le tariffe praticate sui mercati nazionali e quelle praticate quando il cliente si trova in altro Paese Ue. La nuova linea privilegia però non più l’imposizione di massimali ai prezzi all’ingrosso quanto la creazione di alleanze tra operatori che permettano agli utenti di usare i loro minuti, gli sms e la connessione internet alle stesse tariffe che pagherebbe a casa.

Questi accordi ‘tra pari’ dovranno coinvolgere, spiega il WSJ, almeno 21 Stati membri, in rappresentanza dell’85% della popolazione Ue e dovranno includere almeno una tariffa che consenta di chiamare allo stesso prezzo che si pagherebbe nel proprio paese.

In ogni caso, le società telefoniche non potranno più far pagare le telefonate ricevute.

 

Sarebbero stati dunque rimossi i tetti alle tariffe all’ingrosso, fortemente criticati dall’industria ma anche dall’antitrust europeo, che in un documento interno avrebbe sollevato dubbi su quello che poteva essere considerato un ‘meccanismo intrusivo’.

 

Anche l’ipotesi delle alleanza tra gli operatori, comunque, comporterebbe un declino delle entrate, stimato tra il 20-40% nei cinque maggiori mercati europei (Leggi articolo Key4biz).

 

Le proposte della Commissione verranno presentate l’11 settembre nella speranza che il nuovo pacchetto possa essere approvato prima della fine di questo mandato.

Tra le novità che dovrebbero essere introdotte, oltre all’armonizzazione delle norme e del regime di autorizzazioni relative alla fornitura dei servizi di comunicazione a livello paneuropeo, anche la definizione di nuove regole sullo spettro radio, che attribuirebbero alla Commissione un maggiore potere di coordinamento sulle aste delle frequenze nazionali così da evitare un ulteriore spezzettamento del mercato, cercando al contempo di evitare agli operatori ‘spese folli’ che drenano denaro agli investimenti.

 

 

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