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Unbundling, Colasanti: ‘Le autorità devono notificare sia i rimedi che le modifiche ai rimedi’

Italia


Lo scorso 11 luglio, com’è noto, l’AgCom ha deliberato le nuove tariffe unbundling, con un acceso di dibattito racchiuso da due scadenze: dalla notifica del provvedimento alla Commissione Europea (avvenuto il 12 luglio), al parere che Bruxelles darà entro il prossimo 12 agosto, modificando o bocciando lo schema del provvedimento di abbassamento delle tariffe unbundling deliberato da AgCom.

 

Ieri il sito del Corriere delle Comunicazioni ha pubblicato una lettera inviata il 24 dicembre 2008 dall’AgCom alla Commissione europea, con cui si notifica un provvedimento di unbundling deliberato poco più di una settimana prima, il 16 dicembre 2008.

 

Cosa dice la lettera?

 

Fa sostanzialmente riferimento alla natura dello schema di quel provvedimento del 2008:

“…L’intervento di vigilanza dell’Autorità si è pertanto esplicato in una modifica delle condizioni economiche proposte da Telecom Italia, valutata sulla scorta dei dati contabili più aggiornati pervenuti. Nel corso di tale valutazione non sono stati modificati i principi ed i criteri di valutazione contabile introdotti dall’Autorità con la delibera n 4/06/CONS, che hanno invece trovato lineare applicazione…”

 

Dichiara immediatamente dopo il punto di vista “politico”:

“…Da quanto precede, non appaiono, ad avviso dell’Autorità sussistere le ragioni per cui lo schema di provvedimento in parola debba essere notificato…”.

 

Infine, l’AgCom conclude la lettera alla Commissione definendo la missiva come prova di  “disponibilità e collaborazione”, piuttosto che risposta a obblighi procedurali da ottemperare:

“…In conclusione, l’Autorità, pur ritenendo che non ricorrano i presupposti per una notifica ai sensi dell’artc. 7, sottopone lo schema di provvedimento di cui all’oggetto della notifica con procedura standard, ribadendo tuttavia quanto rappresentato in questa lettera…”.

 

Il succo del ragionamento è: l’Autorità modifica i prezzi dell’unbundling (parliamo della modifica del 2008) e non è tenuta a notificare alla Commissione Europea alcunché, perché si tratta di modifiche che riguardano le sole condizioni economiche (e non le condizioni tecniche).

 

Si tratta di una tesi identica a quella rilanciata in più interviste nelle ultime due settimane dal commissario AgCom Maurizio Dècina a proposito del recente provvedimento unbundling dell’11 luglio, una tesi che è stata prontamente smentita dalla Commissione Europea.

 

E allora perché pubblicare quella lettera sul Corriere delle Comunicazioni titolando “Prezzi Ull “liberi” da Europa: ecco la lettera di Agcom“.

Con un ancor più esplicativo sottotitolo “Nel 2009 l’allora segretario generale Roberto Viola scriveva alla Commissione Ue che la variazione dei prezzi di unbundling (+11%) era esente da autorizzazione da parte dell’Europa stessa. Un precedente che fa scuola nel dibattito scatenatosi in questi giorni“.

 

La lettera era firmata da Roberto Viola, all’epoca Segretario Generale dell’AgCom e oggi Vicedirettore Generale della DG Connect, la Direzione Generale presso cui vanno indirizzate le notifiche delle autorità regolatorie nazionali e dove AgCom ha notificato lo scorso 12 luglio lo schema di provvedimento sull’unbundling per il quale è atteso il parere della Commissione europea entro il prossimo 12 agosto.

Come dire: cambiano i modi di vedere le cose se si sta da questa o da quella parte?

Un approccio stilisticamente unfair, anche perché le circostanze tra le due delibere sono completamente diverse.

 

Va inoltre ricordato che si tratta, nonostante titolo e articolo, di una lettera inviata dall’AgCom alla Commissione Europea e non viceversa.

Mai visti casi di giurisprudenza e “precedenti” riconducibili a missive del genere, inviate dall’ente controllato (AgCom) e senza dar conto della risposta dell’ente controllore (Commissione Europea).

 

Per questa ragione abbiamo chiesto lumi a Fabio Colasanti, che nel 2008 era Direttore Generale della Società Informazione presso la Commissione europea e destinatario della missiva cui si fa riferimento.

Ricordo perfettamente l’arrivo di quella lettera e vorrei precisare che la posizione della UE fu molto chiara – ci ha dichiarato Fabio Colasantinel senso che deve essere molto chiaro il fatto che a dover essere notificati non sono solo i rimedi, ma anche le modifiche ai rimedi…i prezzi di accesso dell’unbundling sono dei rimedi e le modifiche di tali prezzi non sono altro che modifiche ai rimedi. E c’è una ragione ineludibile perché rimedi e loro modifiche debbano essere entrambi sottoposti a notifica e a parere della UE – ha concluso Fabio Colasanti – Se per ipotesi un’autorità regolatoria si facesse approvare dei rimedi e poi perdesse, per paradosso, il lume della ragione, potremmo trovarci nella condizione improponibile di un’autorità regolatoria che, avendo avuto approvato un rimedio, potrebbe voler fare ciò che vuole attraverso delle modifiche che potrebbero anche essere in netto contrasto o addirittura stravolgere i rimedi precedentemente approvati dalla UE“.

 

Rimane poi il fatto di chi ha reso disponibile la lettera (chiaramente un documento interno, che riporta anche i dettagli dell’invio del fax), che è stata usata maldestramente come una clava che rischia di finire in testa a chi l’ha brandita.

 

Saremmo lieti di saper cosa intende fare l’AgCom per scoprire come sia stato possibile rendere note missive interne e riservate tra amministrazioni, che non sono atti pubblici, quando la stessa AgCom non pubblica neanche sul proprio sito (www.agcom.it) le delibere dell’11 luglio scorso sull’unbundling, che Key4biz ha comunque pubblicato qualche giorno fa riprendendole dal sito della Commissione europea (Unbundling: Ecco le delibere AgCom notificate alla Commissione europea. Entro il 12 agosto il responso).

 

Per rendere tutto più chiaro e trasparente sarebbe sufficiente che AgCom rendesse pubblica la risposta ufficiale della Commissione Europea a quella missiva di notifica del 24 dicembre 2008.

 

Rimaniamo in attesa.

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