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Produttività, semplificazione e innovazione, legalità: le proposte del PD per ‘una riforma partecipata della PA’

Italia


Una riforma di sistema che semplifichi la pubblica amministrazione mettendo al centro i temi della partecipazione, della produttività e dell’innovazione.

È questa la proposta del Partito Democratico, che ieri ha presentato il documento “Le pubbliche amministrazioni al servizio dei cittadini, delle imprese, del Paese”, in cui viene sottolineata la necessità di arrivare a una riforma di sistema stabile con la cooperazione responsabile di tutti gli attori coinvolti.

Tre le proposte individuate dal PD per quella che viene definita una “riforma partecipata della PA”: organizzazione del lavoro; semplificazione e innovazione tecnologica; lotta alla corruzione.

“Tre pilastri che devono essere sorretti dall’assunzione di uno spirito pubblico nuovo, che metta al centro l’onestà, la sincerità, la trasparenza degli amministratori”, sottolinea il documento, alla cui presentazione è intervenuto anche il segretario Gugliemo Epifani.

 

Se si parla di riforma di sistema, si intuisce dal documento, è determinante ‘accorpare’ i due temi della semplificazione e dell’innovazione tecnologica perchè se la leva dell’innovazione tecnologica non è associata alla semplificazione delle procedure e alla reingegnerizzazione dei processi di servizi, “si rischia di informatizzare l’inefficienza”.

Il Partito democratico individua quindi 5 direttrici da cui partire: ridurre i tempi delle procedure attraverso un impegno sistematico in ogni settore della Pa; indennizzo automatico e forfettario per i cittadini che subiscono ritardi nelle procedure amministrative; nuova mobilità che valorizzi l’esercizio del lavoro “a distanza”; accelerazione del processo di informatizzazione nello spirito dell’open government, che unifichi funzioni e risorse della Pa evalorizzazione delle competenze tecniche con un reclutamento che tenga presente la continua necessità di utilizzare nuove esperienze e competenze per mantenere un continuo livello di innovazione; creazione di una task force di razionalizzazione della spesa informatica e di una struttura dedicata al controllo dei progetti informatici di tutta la Pa che includa l’istituzione di un albo pubblico dei fornitori ICT, aperto alle valutazioni delle singole amministrazioni.

 

Attenzione particolare è riservata alla necessità di ‘svecchiare’ il parco hardware e software in dotazione alle pubbliche amministrazioni, il cui mantenimento rappresenta una pesante zavorra in termini di costi e efficienza ed efficacia dei servizi ai cittadini e la cui gestione mette la PA in condizione di dipendere da alcuni fornitori creando una situazione di lock in che può rivelarsi ancora più costosa.

Altrettanto importante procedere alla razionalizzazione delle competenze informatiche nella PA, per esempio inquadrando le competenze informatiche in un solo contratto affinché esse possano godere di una mobilità di competenze ed esperienze arrivando ad una condizione ottimale di distribuzione.

Oltre a ottenere risparmi e servizi più efficienti, la razionalizzazione dell’informatica nella PA è una precondizione necessaria per ridare fiato all’industria dei servizi ICT italiana: “Il piano di investimenti dovrebbe concentrarsi su nuove tecnologie, nuove tecniche di gestione progetto e nuove architetture, utilizzare le più innovative tecnologie anche in collaborazione con il mondo dell’università sia per offrire servizi avanzati ai cittadini e alle imprese, sia per spingere le imprese nazionali dell’ICT ad investire in formazione delle proprie risorse umane, acquisire nuove competenze, diventare più competitive sul fronte dell’innovazione rispetto alle imprese estere”.

 

Perchè tutto ciò si realizzi, sono necessarie misure che indirizzino la PA verso: l’eliminazione della miriade di competenze in conflitto tra loro; l’assunzione di nuove persone con esperienza tecnologica, di disegno di architetture e di gestione di progetti e programmi; la definizione di architetture e tecnologie per tutta la PA secondo il paradigma dell’open source; la creazione di una task force di razionalizzazione dell’informatica; l’attivazione delle collaborazioni con l’università, in particolare con il GARR e la rete della ricerca, con il CNR, centralizzando il rapporto e limitandolo su ambiti di architetture; il coinvolgimento delle industrie ICT private nel processo di cambiamento attraverso consultazioni pubbliche periodiche; l’adozione degli standard e delle best practices internazionali per la governance dell’informatica della PA; la creazione di un albo dei fornitori di ICT nel quale vengono dati dei giudizi sulla qualità e sui costi della fornitura.

 

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