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Unbundling: otto domande all’Agcom

Italia


Recependo la policy regolatoria della Commissione europea, Agcom nel 2010 con la delibera n. 578/10/CONS procede alla definizione di un modello di costo per la determinazione dei prezzi dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa di Telecom Italia. Per sviluppare il modello, AGCOM si affida a un consulente molto esperto in materia,  il londinese Europe Economics, che provvede come da richieste e in linea con la policy della Commissione ad elaborare il nuovo modello, detto BU-LR(A)IC, secondo l’approccio di tipo “Scorched Node“, in base al quale il numero e la posizione delle centrali locali di Telecom Italia sono considerati come dati e non modificabili. Si tratta di una modellizzazione basata sul criterio dell’operatore efficiente riconosciuta a livello internazionale.

Vengono così calcolati i prezzi all’ingrosso da praticare agli operatori alternativi per gli anni 2010-2012. A seguito di un rilievo elevato dalla Commissione nella fase di notifica a Bruxelles della Delibera, Agcom – dopo avere nuovamente incaricato Europe Economics che esegue ulteriori approfondimenti – pubblica la versione definitiva della delibera in questione.

Nell’occasione Agcom  chiarisce che “durante la fase di costruzione del modello, la società Europe Economics aveva già condotto alcune verifiche volte ad accertare che la stima dei costi di manutenzione e commerciali fosse, ceteris paribus, in linea con quelle provenienti da modelli simili. In ogni modo (….) ha operato un ulteriore confronto tra la propria metodologia e le metodologie applicate in due modelli di pubblico dominio” di due operatori nordici. Le correzioni attuate attennero ai costi di manutenzione e alla fine si fissò definitivamente il canone di unbundling per il 2012 a 9,28 /mese (− 0,20 /mese rispetto al modello originale), mentre il valore ricalcolato per l’anno 2011 risultò di 9,02 /mese, e quello del 2010 si confermò al valore pari a 8,70 /mese.

È poi nota la successiva contestazione degli OLO che portò il Governo Monti prima e il Parlamento poi ad una norma che violava le prerogative dell’Agcom, per disaggregare il costo della manutenzione da quelli delle altre voci dell’unbundling, con il risultato che l’Italia rischiò la procedura di infrazione.

Non conosciamo ancora nel merito la nuova delibera Agcom e quindi un giudizio complessivo non può che essere rinviato, ma alcune domande sono d’obbligo:

Sono solo poche semplici domande a cui, di certo, l’Autorità non farà difficoltà a rispondere. Credo che nell’interesse della massima trasparenza e dello sviluppo di un settore in grave crisi, nel momento in cui si dovrebbe concentrare ogni sforzo verso l’obiettivo della nuova rete in fibra, l’Autorità non ci farà mancare risposte chiare e convincenti.

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