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#Prism. Google, Microsoft e Facebook chiedono al Governo di poter divulgare i numeri delle richieste ricevute per ragioni di sicurezza

Stati Uniti


Non ci stanno, i colossi del web, a passare per l’interfaccia del programma Prism, attraverso cui il Governo Usa starebbe spiando le comunicazioni online e le telefonate dei cittadini americani e non.

E così, Google per primo, seguito poi da Facebook e Microsoft, hanno chiesto al Governo di autorizzarli a includere nei loro rapporti sulla trasparenza le richieste effettuate dalle autorità sulla base della legge Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA).

 

Nella lettera inviata all’ufficio del procuratore generale Eric Holder e al direttore dell’FBI, Robert Mueller, il capo dell’ufficio legale di Google, David Drummond, sottolinea come l’azienda abbia lavorato sodo negli ultimi 15 anni per guadagnare la fiducia degli utenti.

“Le affermazioni di stampa secondo cui il rispetto da parte nostra delle richieste del Governo permettono un accesso incondizionato ai dati dei  nostri utenti sono semplicemente false. Tuttavia – aggiunge – gli obblighi di non divulgazione del Governo sul numero di richieste FISA che Google riceve, così come sul numero degli account coperti da queste richieste, alimenta le speculazioni”.

“Vi chiediamo pertanto di autorizzarci a pubblicare nel nostro Transparency Report i dati aggregati relativi alle richieste effettuate per motivi di sicurezza nazionale, incluse le informative FISA – in termini sia di numero che di portata. Questi numeri mostrerebbero chiaramente che l’adempimento a queste richieste è di entità molto minore di quanto affermato. Google – aggiunge – non ha niente da nascondere”.

 

Queste affermazioni dimostrano un aspetto che fin qui non era emerso molto chiaramente e cioè che Google ha ricevuto delle richieste FISA ma finora non ha potuto ammetterlo per non violare la legge.

 

Subito dopo Google, anche Facebook ha pubblicato un comunicato simile in  cui il General Counsel Ted Ullyot afferma: “Come ribadito da Mark (Zuckerberg) la scorsa settimana, incoraggiamo il Governo a essere molto più trasparente su tutti i programmi volti a difendere la sicurezza pubblica”.

 

“Saremmo lieti di avere la possibilità di fornire un rapporto di trasparenza che ci permetta di condividere con chi usa Facebook in tutto il mondo, un quadro completo delle richieste che riceviamo dal governo e di come rispondiamo. Esortiamo il governo degli Stati Uniti a contribuire per rendere questo possibile, consentendo alle aziende di includere informazioni sulle dimensioni e la portata delle richieste di sicurezza nazionale e non vediamo l’ora di pubblicare un report che includa tali informazioni”, aggiunge Ullyot.

 

Secondo quanto affermato da Microsoft, quindi, “permettere una maggiore trasparenza sul volume e la portata delle richieste legate a questioni di sicurezza nazionale, inclusi gli ordini FISA, aiuterebbe al comunità a comprendere e discutere questioni di tali importanza”.

“Il nostro recente rapporto ha rivelato quello che la legge ci ha consentito di rendere pubblico e il Governo dovrebbe intervenire per consentire alle aziende di essere ancora più trasparenti”.

 

Oltre a Google, Facebook e Microsoft, anche Yahoo, Apple, AOL e Paltalk sono finite nel polverone mediatico dello scandalo Prism.

Tutte hanno negato di aver fornito al Governo accesso illimitato ai loro dati e sostengono di aver soltanto eseguito specifici ordini, nella speranza di minimizzare la portata del loro coinvolgimento e di evitare una fuga in massa degli utenti. Eventualità che avrebbe non poche ripercussioni sul business della pubblicità, da cui dipendono i profitti delle web company.

 

Anche Twitter, pur non essendo coinvolti direttamente nello scandalo chiede maggiore trasparenza: “Ci piacerebbe una maggiore trasparenza sulle NSL (lettere sulla sicurezza nazionale) e sosteniamo ogni iniziativa perchè ciò accada”, ha twittato il responsabile degli affari legali, Alex Macgillivray.

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