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Apple è ancora cool? Tim Cook sotto torchio non si sbottona su iTv e iWatch

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Il caso Foxconn, le scappatoie per non pagare le tasse, il ruolo avuto nel cartello sul mercato eBook… Apple ha perso il suo fascino o, per dirla come All Things Digital, è ancora cool?

Invitato ad aprire la tradizionale conferenza D, il CEO di Apple, Tim Cook, è stato messo sulla graticola dai due ospiti.

Dopo una bella risata, Cook ha risposto in modo fermo: il gruppo non è in difficoltà. Ne sono una prova le vendite ‘incredibili’ di iPhone e iPad e il successo che il marchio riscuote presso i consumatori che lo ‘adorano’. Apple è ancora di moda e promette ancora prodotti innovativi che piaceranno al pubblico.

 

E a coloro che continuano a mettere in dubbio la capacità di Apple di restare tale senza Steve Jobs, Cook ha replicato che la sua cultura è nell’azienda dove lavorano ancora persone che sono state affianco del compianto fondatore.

“Abbiamo ancora tanti prodotti rivoluzionari”, ha aggiunto il CEO. Tra questi sicuramente l’Apple Tv, alla quale la società continua a dedicare “molta attenzione“. Non parliamo ovviamente della smart Tv col marchio Apple che dovrebbe arrivare sul mercato per fine anno o inizio del 2014, anche se Cook non ha voluto confermare (Leggi Articolo Key4biz).

Si tratta di un media center prodotto da Apple con lo scopo di riprodurre la musica, i video e i podcast presenti nella library di iTunes.

Negli anni sono state vendute centinaia di migliaia di Apple Tv: per l’esattezza 13 milioni di cui la circa metà lo scorso anno.

 

Riguardo alla prossima generazione di dispositivi connessi, ai quali stanno lavorando oltre a Apple anche altri brand del mercato hi-tech, per Cook è una “branca importante” e presto vedremo, ha aggiunto, “molte aziende lanciarsi in questo campo“.

Quanto ai Google Glass, il CEO ne ha riconosciuto le indubbie qualità ma, secondo il suo parere, puntano a una parte sbagliata del corpo e potrebbero catalizzare solo alcuni mercati: “Io porto gli occhiali perché devo portarli. Non conosco molte persone che li portano senza essere obbligati a farlo. Bisogna che siano leggeri, discreti e che riflettano il loro stile. Non credo che diventeranno un prodotto di largo consumo”.

Mentre, invece, un dispositivo da polso appare molto più naturale, ha commentato Cool. Un postulato che sembrerebbe confermare il lavoro di Apple per l’iWatch, ma anche in questo caso Cook non ha aggiunto altro. A domanda diretta, il CEO ha risposto di non voler rispondere.

 

L’avanzata del sistema operativo di Google, Android, che sta guadagnando importanti fette di mercato, non preoccupa Cook: “Non ho mai nascosto la testa sotto la sabbia“. Vincere per Apple non significa produrre di più, “facciamo i migliori pc, ma non siamo noi a farne di più”. Ciò che conta, ha spiegato Cook, “è arricchire la vita delle persone“.

 

Per quanto riguarda le pratiche fiscali, per le quali la scorsa settimana Cook è stato audito al senato USA (Leggi Articolo Key4biz), il CEO ha detto: “Ritengo che sia stato molto importante poter dare la nostra versione della storia e vedere questa audizione come un’opportunità piuttosto che come una spina nel fianco”.

Il manager ha ripetuto quanto detto ai senatori americani, ricordando quanto l’azienda paghi d’imposte (6 miliardi di dollari negli USA). il CEO ha proposto una soluzione semplice, che permetterebbe di pagare un po’ più di tasse ma poter rimpatriare senza problemi i capitali dall’estero (Leggi Articolo Key4biz).

Cook ha anche smentito d’avere accordi particolari col governo irlandese e ricondotto tutta la questione a visione semplicistica delle cose: alcune persone, secondo il CEO, pensano che i profitti che una società americana come Apple realizza nel mondo intero debbano essere tutti tassati negli Stati Uniti. Ma il fisco americano (IRS) non ha alcun problema con un sistema che consente ai profitti realizzati all’estero d’essere tassati in altre giurisdizioni.

Il manager ha concluso spiegando che “se tutto ciò che viene sviluppato negli USA dovesse essere tassato qui, s’inciterebbe le aziende a sviluppare i prodotti altrove”.

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