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Mercato unico digitale: con nuove regole risparmi per 10 mld di euro. Luigi Gambardella: ‘Superare le difficoltà con le giuste policy’

Europa


Il calo dei ricavi degli operatori europei di telecomunicazioni – che continua ormai da 3 anni – non potrà essere invertito se non si applicheranno dei correttivi all’attuale quadro regolamentare in capo al settore. Correttivi che includono una maggiore libertà di fissare i prezzi dei servizi tlc, così da permettere agli operatori di monetizzare la crescita impressionante nell’uso della banda larga; libertà di sviluppare nuovi servizi a parità di condizioni con i concorrenti di altri settori e la libertà di consolidare e raggiungere così una dimensione pan-europea, in linea con il recente dibattito sulla realizzazione di un mercato unico digitale.

E’ questa la conclusione dello studio “A Future Policy Framework for Growth“, realizzato dalla società di consulenza A.T. Kearney e da ETNO – l’associazione degli operatori tlc europei – che esamina i ricavi correnti e i trend di profitto del settore e identifica quale potrebbe essere il percorso da seguire per tornare a crescere.

 

Solo con le giuste policy, sottolinea lo studio, la tendenza al declino potrebbe essere invertita e il settore potrebbe ritornare a crescere – generando ricavi annui supplementari per oltre 40 miliardi di euro entro il 2020 – e a investire non solo per il proprio profitto ma a vantaggio della competitività dell’Europa, delle sue aziende e dei suoi cittadini.

 

Lo studio quantifica in 10 miliardi di euro l’anno i potenziali risparmi legati al consolidamento sia all’interno dei mercati che a livello transfrontaliero.

 

Senza modifiche all’approccio normativo e alla struttura del mercato attuali, invece, l’industria da qui al 2020 rischia di perdere 50 miliardi di euro di fatturato.

Nonostante gli sforzi degli operatori per migliorare la loro efficienza operativa e il lancio di nuovi servizi ad alta velocità, il free cash flow del settore europeo delle telecomunicazioni potrebbe inoltre ridursi dai 44 miliardi del 2011 a soli 23 miliardi entro il 2020. Le aziende di settore potrebbero pertanto essere costrette a ridurre gli investimenti per compensare tale calo.

 

“Questo rapporto dimostra che le attuali difficoltà del settore europeo delle telecomunicazioni possono essere superate solo attraverso una riforma del quadro regolamentare Ue”, ha affermato Luigi Gambardella, presidente del board ETNO .

“Accogliamo con favore gli sforzi della Commissione nel definire le politiche per garantire la stabilità dei prezzi di accesso all’ingrosso e flessibilità per i prodotti in fibra. Allo stesso modo, sono cruciali le recenti iniziative della Commissione volte alla creazione di un mercato unico”.

“Bisogna agire con urgenza – ha concluso Gambardella – per consentire una maggiore efficienza di scala, se vogliamo che il settore possa sfruttare appieno il suo potenziale di crescita a beneficio di tutta l’economia”.

 

Mark Page di A.T. Kearney, sottolinea che “un settore tlc in salute è essenziale per attrarre gli investimenti necessari per realizzare l’infrastruttura sulla quale dovrà poggiare l’economia della conoscenza. I fatti dimostrano che allo stato attuale gli investitori hanno preferito investire in telecomunicazioni in altre regioni, ma il passaggio a un quadro politico più lungimirante sbloccherà il ritorno alla crescita”.

 

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