Copyright, Iva, fisco: per Anfov, ‘Necessarie regole sovranazionali contro lo strapotere OTT’

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Nel settore dell’editoria, spiega ad esempio Claudio Giua, ‘Google non retribuisce l’uso che fa dei contributi giornalistici, non paga le tasse come le aziende nazionali e sfrutta la propria posizione dominante per indirizzare i mercati’.

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Lo ripetono da tempo le telco Ue: è essenziale che tutti i player del digitale operino con le stesse regole, per poter competere ad armi pari sul mercato.

E’ un dato di fatto, infatti, che gli operatori tlc debbano sottostare a regole che le web company non hanno e questo crea una distorsione a favore di questi ultimi.

 

All’appello degli operatori, si è ora unita anche la voce dell’Anfov che sottolinea come la forza degli Over the Top derivi non solo dai loro modelli di business “altamente profittevoli e insidiosi”, dalle loro dimensioni e dalla capacità di invadere mercati, ma anche da regole di mercato che ne permettono “lo strapotere”.

Un forte segnale in tale senso è arrivato anche da Franco Bernabé. Il presidente esecutivo di Telecom Italia, a più riprese, ha sottolineato come una delle sfide che agita il mondo mobile sia quella degli investimenti.

L’ottimizzazione degli investimenti dipende infatti da economie di scala, ecosistema di business prevedibile e contesto normativo aggiornato. Le regole del gioco devono poter permettere una competizione economica sostenibile. Ma la tecnologia oggi sta permettendo un numero massiccio di nuovi servizi e contemporaneamente il ruolo centrale degli operatori di rete mobile è messo alla prova dalla comparsa di nuovi player dal mondo software e hardware, mentre sono chiamati a fare investimenti eccezionali per aggiornare le reti.

 

Un’opinione condivisa da Renè Obermann, Ceo di Deutsche Telekom secondo il quale la regola degli OTT oggi è “Tu investi e noi prendiamo i profitti”. Un esempio? L’hangout di Google è una videoconferenza di eccellente livello che utilizza le reti delle telco. E poi c’è tutto il traffico generato da Youtube, la crescita dei video, l’Internet delle cose, le smart tv che fanno crescere il volume di traffico. “La situazione è tale che operatori come Telecom Italia devono sottostare a obblighi – spiega Achille De Tommaso, presidente di ANFoV – che invece altri operatori non hanno”. La normativa è stata superata dallo sviluppo impetuoso del business mettendo in difficoltà molte aziende.

 

L’editoria è un altro settore dove il dibattito è molto acceso. In un convegno a Milano Claudio Giua, responsabile innovazione del Gruppo Espresso, ha ricordato come, nonostante il calo delle vendite, i quotidiani siano sempre più letti. La somma dei lettori di carta e online è in crescita, ma “A questa pervasività dei quotidiani non corrisponde un ritorno economico sufficiente. Per la crisi del modello di business editoriale che non ha trovato online i ricavi persi sulla carta, ma anche per la concorrenza scorretta da parte degli operatori globali come Google. Repubblica e Corriere l’anno scorso hanno raccolto circa ottanta milioni di euro di pubblicità in Italia, Google fra i 700 e i 900 milioni di euro, impiegando poche persone sul territorio”.

 

“Google non retribuisce l’uso che fa dei contributi giornalistici, non paga le tasse come le aziende nazionali e sfrutta la propria posizione dominante per indirizzare i mercati” è l’opinione del responsabile innovazione del gruppo Espresso. Rispetto a questo gli editori di Germania e Francia hanno trovato un accordo, in forme differenti, con Mountain View mentre l’Italia è ancora in ritardo.

 

E poi c’è il problema della privacy. Francia, Olanda, Spagna, Germania e Italia e anche alcune organizzazioni inglesi puntano a fare cambiare le regole della privacy di Google.

 

C’è una posizione comune europea da parte dei garanti e anche il responsabile dell’authority italiana ha aperto una sua indagine. Il fronte, è l’opinione di ANFoV, deve però essere continentale. “Di fronte allo strapotere degli Over the Top – aggiunge De Tommaso – sono necessarie regole sovranazionali”. In questo senso si sta attivando l’Unione europea che si sta muovendo in più direzioni, proprio per riconsiderare le logiche del diritto d’autore (diatriba editori-Google), riconsiderare i regimi Iva (uniformandoli senza permettere concorrenze sleali) e sollecitare regimi fiscali equi e premianti per i mercati extra Usa. Fare business in un Paese e pagare le tasse in un altro con un regime fiscale più favorevole non fa bene alle aziende europee.

 

ANFoV chiede in sintesi di “ridare competitività al sistema dei servizi online europei e italiani”, un obiettivo europeo che indica anche una strada per ridare slancio e competitività a un’economia in sofferenza.