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ICT a scuola, Italia ancora indietro: pochi Pc e troppi istituti senza banda larga rispetto alla media Ue

Italia


“Le competenze e gli strumenti per la formazione ICT devono essere disponibili a tutti gli studenti e gli insegnati, non solo a pochi privilegiati. Vogliamo che i nostri ragazzi possano usare gli strumenti digitali a scuola fin dai primi anni e che gli insegnanti condividano le loro conoscenze nella massima fiducia”. Così il Commissario Ue per l’Agenda digitale, Neelie Kroes ha commentato gli esiti di un report pubblicato dalla Commissione sull’uso delle tecnologie digitali nelle scuole.

La situazione, emerge dallo studio, varia notevolmente da un paese all’altro: i paesi scandinavi dispongono delle scuole meglio attrezzate, mentre gli studenti italiani, insieme a quelli di Romania, Grecia, Ungheria, Polonia e Slovacchia, sono tra quelli che rischiano di più di non disporre degli strumenti digitali adeguati. L’Italia è il paese con la percentuale più bassa in Europa di studenti con accesso a un Pc a scuola mentre la percentuale di scuole senza banda larga è tre volte al di sopra della media Ue (vai ai dati relativi al nostro Paese). In linea con la media Ue, invece, l’uso dell’ICT da parte degli insegnanti.

 

Di recente, anche l’Ocse aveva strigliato il nostro Paese per la lentezza con la quale le tecnologie digitali sono finora state diffuse nelle scuole italiane. Con l’attuale tasso di diffusione – si fa notare – sarebbero necessari altri 15 anni per raggiungere i livelli di diffusione delle tecnologie digitali registrati ad esempio Gran Bretagna, dove l’80% delle classi può contare su strumenti didattici informatici e digitali (Leggi articolo key4biz).

 

Secondo la ricerca, condotta da European Schoolnet e dall’Università di Liegi, studenti e insegnanti europei sono favorevoli all’uso delle nuove tecnologie digitali, il numero dei Pc a loro disposizione è raddoppiato dal 2006 e la maggior parte delle scuole dispongono di una connessione. L’uso dell’ICT e le competenze digitali sono tuttavia sono decisamente disorganiche.

Bisogna pertanto rafforzare queste competenze e sostenere la loro diffusione tra gli insegnanti.

 

Dall’indagine emerge ad esempio che solo uno su 4 tra i bambini di nove anni studia in una scuola dotata di attrezzature digitali moderne, materiali digitali recenti, connessioni ad alta velocità e ‘alta connettività’ (un sito web, un indirizzo elettronico per studenti e insegnanti, rete locale, ambienti di apprendimento virtuali). La percentuale sale del 50% tra gli alunni di 16 anni.

Il 20% degli studenti delle scuole secondarie non hanno mai, o quasi, avuto la possibilità di usare un Pc in classe.

 

Anche sul fronte degli insegnanti, si registra una visione positiva dell’uso pedagogico dell’ICT e la consapevolezza che sia necessario cambiare marcia. Mancano tuttavia programmi obbligatori per la formazione per cui la maggior parte dei docenti deve formarsi al di fuori delle ore di lavoro e attrezzarsi in maniera personale.

Lo studio raccomanda pertanto ai governo degli Stati membri di mettere in atto un “approccio integrato” per l’uso dell’ICT nelle scuole, il che vuol dire non solo investire nelle infrastrutture ma anche nella formazione degli insegnanti e la messa in atto di un sistema che premi i docenti che usano gli strumenti ICT in classe.

A livello europeo, alla Commissione si raccomanda di lavorare per ridurre le differenze tra i diversi Paesi, di sostenere progetti basati su nuovi approcci all’insegnamento attraverso le tecnologie ICT e di mettere in campo risorse per favorire l’apprendimento digitale di alta qualità per gli insegnanti, oltre che di attivare un monitoraggio regolare dei progressi nell’uso delle nuove tecnologie a scuola.

 

Per il Commissario Ue all’educazione Androulla Vassiliou, l’Europa deve necessariamente investire di più nello sviluppo e nell’uso dell’ICT nelle scuole.

L’Europa – ha detto – non ritornerà a crescere se non potrà contare su studenti e lavoratori altamente competenti nell’uso delle nuove tecnologie, che possano contribuire all’innovazione e all’imprenditorialità”.

 

Lo studio è il terzo commissionato dalla Ue sull’ICT a scuola: il primo (eEurope 2005), si concentrava sulla dotazione infrastrutturale degli istituti. Quello pubblicato oggi ha invece ampliato il suo focus per comprendere anche come sono usate e percepite le tecnologie ICT nelle scuole e per valutare il livello delle competenze di studenti e insegnanti.

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