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Musica digitale, cresce l’offerta legale e il pubblico apprezza. In Italia fatturato da 150 milioni di euro

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Il 2013 si è aperto con buone notizie per l’industria musicale, rinvigorita dal successo delle piattaforme digitali legali come iTunes, Spotify e Deezer che stanno estendendo la loro presenza a un numero sempre più importante di mercati (dai 20 di un paio d’anni fa a più di 100 Paesi oggi) e anche dal cambiamento di strategia delle case discografiche, che hanno infine deciso di autorizzare l’uso del repertorio su diversi canali capaci di generare introiti aggiuntivi.

Un cambiamento che sta dando i suoi frutti, dal momento che – come emerge dal Digital Music Report 2013 dell’IFPI – la maggior parte delle fonti di ricavo digitale (download, abbonamenti, servizi finanziati dalla pubblicità, diritti di pubblica esecuzione, sincronizzazioni) risulta essere in crescita.

Seppur lievissima (+0,3%) la crescita c’è stata ed è la prima registrata dal 1998. I ricavi digitali delle case discografiche per l’anno 2012 sono stati stimati in 5,6 miliardi di dollari, il 9% in più del 2011 per un valore che rappresenta oltre un terzo del fatturato totale dell’industria (34 %). In mercati come India, Norvegia, Svezia e Stati Uniti, anzi, le entrate generate dal digitale hanno superato quelle prodotte dai supporti fisici, e altri Paesi seguiranno presto la stessa evoluzione.

I download musicali nel 2012 sono aumentati del 12% a 4,3 miliardi di unità, sommando tra loro i dati relativi a singoli e album digitali. Questi ultimi sono cresciuti a un ritmo più che doppio rispetto ai singoli: nel mondo si sono registrati 2,3 miliardi di download a pagamento di brani singoli, un incremento dell’8% sull’anno precedente, e vendite pari a 207 milioni di album digitali, il 17% in più rispetto al 2011 a dimostrazione del fatto che la richiesta di supporti a lunga durata da parte dei consumatori resta consistente.

 

Per quanto riguarda, nello specifico, il mercato italiano, la crescita dell’offerta digitale risulta trainata anche dalle nuove piattaforme e dai servizi cloud based lanciati nel 2012.

Secondo i dati di Deloitte per FIMI, lo scorso anno il fatturato è cresciuto al sell-in del 31%, superando i 36 milioni di euro. Il download di album e singoli è cresciuto del 25%. Nel 2012 sono stati scaricati in Italia quasi 23 milioni di singoli digitali e 2,3 milioni di album (GfK).

Un vero e proprio boom è arrivato dallo streaming video basato sulla pubblicità, con Youtube e Vevo, salito del 77% con un fatturato di 8 milioni di euro. Lo streaming è la seconda fonte di ricavo nel digitale.

Nei primi mesi del 2013 nel segmento streaming audio sono entrati anche importanti operatori come Spotify (che nella prima settimana di lancio ha realizzato oltre 11 milioni di stream) e Rdio, che si aggiungono a Deezer, già attivo nel 2012.

Cresciuti dell’80% anche i modelli in abbonamento, altro segmento in grande espansione. In crescita sul mercato italiano, i proventi diversi (new revenue stream) saliti del 29% tra i quali, ad esempio, i diritti connessi, il merchandising, e le sponsorizzazioni.

Complessivamente, considerando l’intero mercato tradizionale, più digitale e nuovi proventi, il fatturato è risultato pari a 150,9 milioni di euro al sell in (169,6 milioni al sell out per IFPI): digitale e nuove fonti di ricavo rappresentano oggi il 45% del totale, a fronte di un 55% del segmento del supporto fisico.

 

Il consumo di musica digitale è, insomma, diventato un fenomeno di massa, agevolato anche dall’emergere di una nuova ondata di innovazioni tra cui i servizi cloud-based con funzioni di scan and match, la disponibilità di nuove e migliorate applicazioni per dispositivi mobili, i migliori strumenti di navigazione delle “smart radio” e l’introduzione di funzionalità “social” aggiornate come le integrazioni con Facebook e Twitter.

Secondo una ricerca Ipsos MediaCT, negli ultimi sei mesi due terzi degli utenti internet di età compresa tra i 16 e i 64 anni inclusi nel campione (il 62%) risultano essersi impegnati in qualche attività sul fronte della musica digitale legale, mentre tra i consumatori più giovani (16-24 anni) la cifra balza a una media transnazionale dell’81 per cento.

 

“In virtù di questo fatto quasi la metà dei nostri 20 principali mercati ha registrato una crescita nel corso del 2012”, ha sottolineato Frances Moore, amministratore delegato IFPI, che parla di un successo “ottenuto a costo di grandi sforzi da un settore che nell’arco degli ultimi dieci anni ha saputo innovare, combattere e trasformarsi”.

 

Anzi, emerge dal report, non solo il mondo musicale ha saputo adattarsi a internet, ma ne è diventato il perno dello sviluppo: “oggi la musica traina l’evoluzione tecnologica, aiuta a vendere nuove apparecchiature e alimenta la crescita economica con effetti a cascata che vanno ben oltre i confini del suo mercato. Stimola le ricerche online e il social networking così come la domanda di connessioni veloci a banda larga. Sta generando valore economico praticamente in ogni aspetto della nostra vita, ed è uno dei motori dell’ecosistema digitale”, ha aggiunto Moore.

 

Restano però molte le sfide da affrontare per il futuro: ancora molto estesa l’offerta di musica gratuita e illegale contro cui a poco è servito l’impegno dei motori di ricerca che nel corso del 2012 si sono impegnati a dare priorità ai siti musicali legali.

Altro tema impegnativo è quello della riforma del copyright: “le leggi che proteggono la proprietà intellettuale hanno fornito alla nostra industria le fondamenta su cui reinventarsi nel mondo digitale. Ogni proposta di loro revisione e cambiamento, pertanto, dovrebbe basarsi su prove rigorose della reale sussistenza di un problema da risolvere”, ha detto ancora Moore, sottolineando come un indebolimento delle norme che tutelano il copyright “danneggerebbe l’industria musicale proprio nel momento in cui ha intrapreso il cammino verso la ripresa. E la priorità essenziale, a nostro avviso, consiste nel garantire che le regole esistenti siano correttamente applicate”. (a.t.)

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