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Telecom Italia: torna in ballo l’ipotesi 3 Italia, ma per gli analisti ‘integrazione difficile’

Italia


Anche se è stata più volte smentita in passato – l’ultima volta la scorsa settimana – torna in auge l’ipotesi di una possibile integrazione tra Telecom Italia e 3 Italia, l’operatore mobile del conglomerato Hutchinson Wampoa.

Secondo La Repubblica, la mobile company del magnate Li Ka-Shing avrebbe affidato a Goldman Sachs e allo studio Bonelli Erede Pappalardo il compito di studiare l’eventuale integrazione con la società guidata da Franco Bernabè.

 

Voci che fanno rimbalzare il titolo in Borsa, dopo che ieri aveva toccato i minimi storici, chiudendo a 53,2 cent, in seguito al downgrade di Ubs. Il taglio del rating operato dalla banca svizzera – da buy a sell e con dimezzamento del target price dell’ordinaria da 1 a 0,45 euro e della risparmio da 0,85 a 0,36 euro – ha fatto sprofondare Telecom Italia ai livelli del 1997.

Su Telecom, secondo Ubs, pesa la debolezza del mercato domestico, il rapporto debito netto/ebitda troppo elevato (oltre 2,9 volte); una struttura di controllo complessa e la mancanza di una chiara strategia industriale a lungo termine.

 

Secondo alcuni analisti intervistati da Reuters, l’integrazione tra l’operatore storico e la mobile company di Li Ka-Shing tuttavia, non sembra facile da realizzare e sarebbe più che altro “una mossa difensiva del top management che potrebbe trovarsi in difficoltà, in vista del prossimo rinnovo del mandato che scade nella primavera del 2014”.

 

L’ipotesi, che si ripropone ciclicamente da un paio d’anni a questa parte, era stata già smentita dalla stessa 3 Italia lo scorso 30 marzo e definita “priva di fondamento”.

 

Nel corso del fine settimana, gli analisti avevano indicato in circa 2 miliardi di euro la valutazione di 3. Una valutazione elevata secondo Il Sole 24 Ore: “valorizzare 2 miliardi per la compagnia del gruppo cinese Hutchison Whampoa significherebbe riconoscere un multiplo superiore a 7 sull’ultimo ebitda per una società che negli ultimi anni ha sempre prodotto perdite”.

 

Anche volendo poi considerare plausibili i rumors, oltre agli eventuali paletti dell’antitrust, ci sarebbero comunque da superare gli ostacoli ‘politici’, che si riproporrebbero uguali a quelli che hanno sbarrato l’ingresso in Telco prima al messicano Carlos Slim, poi al tycoon egiziano Naguib Sawiris. Il primo aveva tentato di entrare nel gruppo ai tempi della formazione della holding Telco, nella cui compagine entro però come socio industriale la spagnola Telefonica. Il secondo, a novembre dello scorso anno, aveva messo sul piatto 3 miliardi di euro per una quota del 23% della società.

 

Secondo il quotidiano economico, c’è comunque chi si aspetta che la questione verrà approfondita nel corso della prossima riunione del board, l’11 aprile. L’ordine del giorno viene depositato generalmente 5 giorni prima.

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