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M&A: le telco Ue pronte a chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità sulle fusioni nazionali

Europa


Le società telefoniche europee si stanno preparando a chiedere a Bruxelles maggiore flessibilità per consentire più fusioni tra operatori all’interno dei Paesi Ue, in cambio del loro sostegno all’accelerazione verso la creazione del mercato unico.

“L’industria ha bisogno di rafforzarsi, deve essere più concentrata, deve essere più forte”, ha affermato il presidente di Telecom Italia e della GSMA, Franco Bernabè, in un’intervista a Bloomberg Television.

“Non è una questione di potere di mercato, non è questione di essere forti su un mercato: è questione di essere più solidi per poter finanziare gli investimenti nel medio e lungo periodo”, ha aggiunto, sottolineando che l’industria nei prossimi anni è chiamata a investire circa 240 miliardi di euro in infrastrutture di nuova generazione (Vai al video).

 

Secondo alcune fonti citate da Bloomberg, ETNO, che rappresenta i principali operatori storici europei, presenterà la propria proposta alla Commissione nelle prossime settimane, per sottolineare la necessità di ridurre la frammentazione nei mercati del fisso e del mobile.

ETNO, riferiscono sempre queste fonti, ritiene che all’interno dei singoli mercati dovrebbero coesistere un massimo di tre operatori di rete mobile e due di rete fissa. L’associazione starebbe cercando una società di consulenza esterna per aiutare gli operatori in questo processo di consolidamento a livello nazionale, senza il quale, ha spiegato anche HSBC, è difficile che si realizzi un vero mercato unico europeo poiché accordi cross-border di dimensioni non adeguate sarebbero rifiutate dagli investitori (Leggi articolo Key4biz).

 

La scorsa settimana il Commissario Ue Joaquin Almunia, responsabile delle politiche sulla concorrenza, ha sottolineato che “l’analisi dei merger nel settore è di particolare importanza…dobbiamo garantire che la struttura del mercato, in seguito a operazioni di fusione resti competitiva”.

 

Le autorità antitrust europee lo scorso anno hanno bocciato il piano di Vodafone volto alla fusione tra la controllata greca e un altro operatore locale mentre l’acquisizione da 1,3 miliardi di euro di Orange Austria da parte di Hutchison Whampoa è stata accettata ma a specifiche condizioni sulla cessione di porzioni di spettro.

 

“L’internazionalizzazione della nostra industria in Europa si è fermata 5 o 6 anni fa”, ha affermato il Ceo di Vodafone, Vittorio Colao, nel suo intervento al Mobile World Congress.

 

Anche Neelie Kroes si è soffermata sulla possibilità di consolidamento nel settore delle telecomunicazioni e – in riferimento anche all’acquisizione di Orange Austria – ha sottolineato che c’è spazio per nuovi merger nel Vecchio Continente.

A suo parere, il giudizio positivo dato dall’Antitrust Ue all’operazione va inquadrato in quello che è un “orientamento regionale o nazionale su cosa è meglio per i consumatori”. Ma, ha aggiunto, “dobbiamo pensare a ciò che è meglio per l’Europa nel suo complesso”.

 

Gli operatori europei si trovano di fronte alla necessità di investire forte nelle reti di nuova generazione fisse e mobili, sia per sostenere il crescente traffico dati generato da smartphone e tablet sul versate wireless, che per rispettare i target fissati dalla digital agenda europea in fatto di fibra ottica.

Ma i loro ricavi sono in calo da tre anni e le performance delle azioni sono negative. Oltre a ciò, gli operatori devono fare i conti con l’assalto dei servizi OTT, che drenano le entrate legate ai servizi ‘storici’, come la voce e gli sms. 

“Siamo schiacciati dalla regolamentazione mentre altri player della catena di valore non sono così vincolati”, ha sottolineato più volte il Ceo di Telefonica, Cesar Alierta, lamentando la disparità di condizioni tra le telco e gli OTT e chiedendo dei cambiamenti urgenti a questo stato di cose perchè “l’industria ha bisogno di condizioni uguali per tutti”.

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