Key4biz

Google, il governo francese non molla sulle tasse: l’accordo con gli editori non esonera dagli ‘obblighi fiscali’

Francia


L’accordo raggiunto con gli editori francesi non esime Google dai suoi ‘obblighi fiscali’. A dirlo è il Ministro per la Cultura, Aurélie Filippetti, intervenuta a un programma televisivo su Canal+.

“Se la stampa è soddisfatta – ha commentato – si tratta evidentemente di un buon accordo. Ma questo non esonererà l’azienda americana dagli altri doveri”.

“Penso, soprattutto, ai suoi obblighi fiscali (…) il lavoro non si ferma qui“, ha precisato il Ministro, aggiungendo che “le trattative sono state lunghe e molto complicate”.

 

Meno di due settimane fa, gli editori francesi hanno raggiunto un’intesa con Google dopo una controversia durata diversi anni (Leggi Articolo Key4biz). Un accordo che crea un precedente importante e con il quale la web company s’impegna a sostenere la pubblicità online della stampa e a sbloccare 60 milioni di euro per progetti d’innovazione tecnologica.

 

In campo fiscale, il governo ha affidato a Pierre Collin, consigliere di Stato, e a Nicolas Colin, ispettore delle Finanze, il compito di elaborare delle guidelines per riformare il sistema tributario francese, con particolare attenzione per le multinazionali che spesso eludono le tasse, o le pagano al minimo, specie i giganti del web, i cosiddetti OTT, come appunto Google, ma anche Apple, Facebook e Amazon, sui quali gli agenti del fisco stanno già indagando.

 

Nel Rapporto presentato il mese scorso dalla commissione Collin&Colin s’indica come via quella di tassare le web company in base al volume di dati personali che raccolgono e sfruttano per i loro guadagni (Leggi Articolo Key4biz).

 

Grazie, infatti, alle procedure di ottimizzazione fiscale, Google, come altri, riescono a bypassare il fisco e traghettare i guadagni nei cosiddetti paradisi fiscali, dove le tasse sono ridotte al minimo.

 

La Francia non è l’unica che sta lavorando al dossier multinazionali e tasse. La Gran Bretagna ha aperto un’inchiesta a riguardo che coinvolge anche la catena di caffetteria americana Starbucks (Leggi Articolo Key4biz). Ma anche in Italia le autorità tributarie stanno indagando (Leggi Articolo Key4biz).

Ma anche l’OCSE (Leggi Articolo Key4biz) e la Ue (Leggi Articolo Key4biz). si sono mosse e al WEF il Premier britannico, David Cameron, ha annunciato che con la presidenza del G8 verrà portata avanti un’azione globale contro le pratiche aggressive di evasione ed elusione fiscale (Leggi Articolo Key4biz). 

In Francia, secondo le stime, Google avrebbe realizzato nel 2011 un fatturato di 1,25-1,4 miliardi di euro, principalmente grazie alla raccolta pubblicitaria online, ma non avrebbe versato che poco più di 5 milioni di euro d’imposte sul reddito.   

 

A più riprese, il presidente esecutivo di Google, Eric Schmidt, ha detto: “Fate le leggi e le rispetteremo” (Leggi Articolo Key4biz).

Intervenendo nei giorni scorsi a una conferenza all’università di Cambridge, il capo della più ricca web company del mondo, ha detto chiaramente che l’azienda “non si opporrà a un’eventuale azione del governo UK volta a inasprire il regime fiscale”.

 

Schmidt ha detto che la società è consapevole che “le cose sono cambiate e non sono più quelle di prima”.

“Sarà sempre più difficile per le aziende concentrarsi semplicemente sugli interessi degli azionisti“, che sono i beneficiari di queste pratiche di evasione fiscale che consentono di ottimizzare al massimo i profitti.

 

Schmidt parlava anche di sé stesso e forse proprio in vista dei provvedimenti in materia tributaria che non tarderanno ad arrivare, che ha annunciato alla SEC (Securities and Exchange Commission) la sua intenzione di vendere il 42% delle sue azioni del colosso di Mountain View. Attualmente Schmidt possiede circa il 2,3% di Google e secondo quanto comunicato, venderà circa 3,2 milioni di azioni che, considerando la chiusura del titolo di venerdì, hanno un valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari.

La vendita sarà distribuita nel corso di un anno, per ridurre l’impatto che questa avrà sul resto del mercato. Schmidt lo aveva fatto anche lo scorso anno quando aveva venduto parte delle sua azioni per 1,5 miliardi dollari.

 

Secondo alcuni, la mossa prelude una sua uscita dal gruppo, ma per altri sono operazioni di routine che vengono fatte quando il titolo raggiunge certi valori per guadarci al meglio. Semmai potrebbe essere legata al timore che ‘arriveranno tempi duri’, quindi, meglio mettere al sicuro una parte dei denari.

Exit mobile version