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Identità digitali: mercato da 1.000 mld di euro. Le proposte delle telco per una migliore protezione dei dati

Europa


Secondo Boston Consulting Group, il valore creato dalle nostre identità digitali solo in Europa si attesterà a 1.000 miliardi di euro entro il 2020, ossia circa l’8% del PIL combinato della Ue-27. Per le imprese e i governi, l’uso dei dati personali porterà un beneficio economico di 330 miliardi di euro l’anno entro il 2020, unico settore in crescita in un’economia stagnante.

Ecco perchè è così importante il dibattito in atto sulla protezione dei dati, al centro di un incontro, stamani a Bruxelles, tra il Commissario Ue alla giustizia Viviane Reding e il presidente del board ETNO, Luigi Gambardella.

 

In vista di questo incontro, gli operatori hanno inviato alla Reding una lettera incentrata sul progetto di Regolamento generale sulla protezione dei dati, adottato dalla Commissione nel gennaio 2012 e attualmente in corso di valutazione da parte del Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea.

Nella lettera, ETNO evidenzia alcuni elementi della proposta di riforma che nella visione degli operatori costituiscono un importante passo avanti rispetto all’attuale situazione di un mercato dall’enorme valore economico.

 

Innanzitutto, si fa un passo avanti verso la parità di condizioni: ETNO apprezza l’approccio extra-territoriale della proposta, in base al quale tutte le entità pubbliche e private che trattano dati di cittadini europei saranno soggette alle disposizioni del Regolamento, a prescindere dalla loro posizione geografica. Questo “è un passo avanti positivo nella giusta direzione della parità di trattamento tra le aziende europee e quelle extra-Ue. Garantire un accesso equo e paritario ai dati in tutta la catena del valore digitale è la chiave per salvaguardare la concorrenza sul mercato”, sottolinea ETNO.

 

La proposta di Regolamento mira a porre fine all’asimmetria legislativa Ue-Usa, che ha garantito finora alle aziende d’oltreoceano un potente vantaggio competitivo sui concorrenti europei.

 

Nella lettera ETNO suggerisce possibili soluzioni per rendere il Regolamento più flessibile e minimizzare potenziali impatti negativi sull’innovazione e il business.

Il legislatore dovrebbe innanzitutto porre attenzione alle richieste di ‘interoperabilità’ tra i quadri sulla privacy Usa ed europei, provenienti dalla aziende e dalle istituzioni d’oltreoceano. Queste richieste, secondo ETNO, sono volte ad ‘annacquare’ le principali disposizioni del Regolamento e a spingere la Ue ad allinearsi ai più deboli standard attualmente in vigore negli Usa, che sono anche alla base dell’attuale vantaggio competitivo delle aziende americane.

 

Il futuro quadro normativo dovrebbe inoltre evitare di penalizzare le aziende, per la maggior parte europee, che nel corso degli anni hanno dimostrato responsabilità e serietà nel trattamento dei dati personali degli utenti.

 

Un approccio equilibrato che combini una maggiore trasparenza da parte di chi controlla i dati e un approccio basato sul rischio apporterebbe, secondo ETNO, molti vantaggi in termini di potenzialità di innovazione del settore tlc europeo. La proposta di regolamento dovrebbe quindi assicurare un elevato livello di protezione solo a quei dati più sensibili e che presentano un rischio di danno reale.

 

L’associazione degli operatori europei pone quindi l’accento sui concetti di flessibilità e trasparenza quali veicoli di innovazione dei servizi e alleggerimento della burocrazia.

 

ETNO chiede infine di rivedere l’accordo ‘Safe Harbor‘ (sulla riservatezza dei dati tra Unione Europea e Stati Uniti, che consente alle aziende europee di trasferire legalmente dati personali negli Usa) e di allinearlo co Regolamento una volta che questo sarà adottato.

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