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Frequenze e telecomando, i due temi caldi dell’audiovisivo di cui dovrà occuparsi subito il nuovo governo

Italia


Due sono le questioni spinose riguardanti l’audiovisivo con cui dovrà fare i conti il nuovo governo, subito dopo le elezioni. L’asta per le frequenze, di cui si attende a giorni il parere ufficiale della Ue sul disciplinare di gara dell’Agcom, vista la procedura ancora pendente sull’Italia (Leggi Articolo Key4biz), e il nuovo schema di numerazione dei canali sul telecomando, il cosiddetto LCN (Leggi Articolo Key4biz), al quale sta lavorando l’Autorità di Angelo Cardani.

 

Una volta avuto l’OK da Bruxelles, il Ministero dello Sviluppo economico potrà indire la gara. Il tutto mentre in questa campagna elettorale, già in pieno svolgimento, tutti sembrano essersi dimenticati dell’asta (Leggi Articolo Key4biz).

 

Su Twitter, lunedì il Ministro Corrado Passera ha scritto: ‘Abbiamo sollecitato, l’asta si deve fare’. Certo, ma quando?

C’è già chi parla di possibile slittamento all’estate, in ogni caso quest’asta non porterà alle casse dello Stato grosse cifre.

I miliardi arriveranno dall’LTE“, aveva detto Passera. Le frequenze saranno, infatti, riconvertite per i servizi LTE dal 2017 e, quindi, assumeranno un grande valore: allora torneranno nella disponibilità dello Stato e potranno essere rivendute.

 

Ogni giorno, però, l’asta incontra nuovi ostacoli, in parte ereditati dal passato, in parte sottovalutati. A complicare la questione sono le proteste di due Stati esteri, Croazia e Malta. Nel primo caso, quando il Ministero concede alla Rai delle frequenze digitali per servire le regioni adriatiche, il segnale invade il territorio croato; la Tv pubblica contesta l’inadeguatezza delle frequenze davanti al Tar, che le danno ragione.

 

Nel suo ricorso, Viale Mazzini chiede nuove frequenze che non interferiscano con le emittenti dei Paesi vicini, chiedendo che vengano prese da quelle da mettere all’asta. Nel secondo caso, quando Mediaset e Telecom Italia ottengono frequenze per lanciare il digitale terrestre in Sicilia, interferiscono con il segnale di Malta, che protesta in tutte le sedi italiane e internazionali; anche Mediaset e Telecom si dicono pronte a togliere il disturbo ai maltesi, ma chiedono frequenze pulite in cambio. Al Ministero non intendono accogliere le richieste: non si vuole intaccare il patrimonio di canali che deve andare all’asta.

 

Beppe Giulietti, deputato del gruppo misto e portavoce di Articolo21, qualche giorno fa commentava: “Rilievi delle Autorità internazionali, ricorsi presentati o annunciati, errori contenuti nel bando di gara, ritardi accumulati dall’Agcom…. sia come sia l’asta, almeno per ora, è saltata e chi ha lavorato per la conservazione dell’esistente e la tutela del conflitto di interessi può legittimamente festeggiare. Poco interessano adesso le giustificazioni postume, piuttosto spetta ora ai candidati alla presidenza del Consiglio far sapere se e come riproporranno l’asta, risolveranno il conflitto di interessi e procederanno a liberare la Rai e le Autorità da ogni interferenza indebita“.

 

“Almeno su questo punto – ha concluso Giulietti – sarebbe auspicabile la più ampia convergenza tra Bersani, Monti, Ingroia, Grillo, Fini, Casini, Di Pietro e via discorrendo, senza eccezione alcuna”.

 

Almeno in questo, la politica dia prova d’essere adeguata a sostenere lo sviluppo del Paese, altrimenti avremo perso un’altra grande opportunità.

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