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Frequenze Tv: Regolamento Agcom pronto per il 20 dicembre, ma per Mediaset ‘totalmente negativo’

Italia


La consultazione sull’asta sulle frequenze per il digitale terrestre si concluderà il 17 dicembre e, stando a quanto dichiarato dal Commissario Antonio Martusciello, nell’ultimo Consiglio dell’anno potrebbe essere approvato il regolamento. La data più probabile per la riunione è giovedì 20 dicembre.

In seguito il regolamento dovrà essere inviato alla Commissione Ue, per averne un parere formale, per via della procedura d’infrazione ancora aperta contro l’Italia. Allora toccherà al Ministero dello Sviluppo economico indire l’asta.

 

Il governo, tra l’altro, ha accolto un ordine del giorno presentato dall’on. Giuseppe Giulietti del Gruppo Misto, impegnandosi a effettuare l’asta entro dicembre (Leggi Articolo Key4biz), ma pare molto difficile che a questo punto ci riesca.

Lo slittamento dei tempi non dispiace ad alcuni esperti, convinti che la materia sia molto complessa e merita d’essere valutata con grande attenzione, visto che da quest’asta dipenderanno le sorti del mercato Tv e Tlc italiano.

 

Gina Nieri, del Cda di Mediaset, nell’ambito della ‘Roundtable with the new AGCOM’, organizzata da Business International, ha espresso un giudizio ‘totalmente negativo’ sulla prossima gara: “Non dà risposte né sul fronte della valorizzazione economica di questo bene, perché i miliardi che vengono ipotizzati non arriveranno, né servirà per far progredire o aumentare la capacità di sviluppo di questo settore“.

Nieri ricorda che “il beauty contest aveva registrato la partecipazione di solo 2 operatori nuovi e piccoli. Neanche gratis sono venuti a prendere le frequenze“. S’è poi deciso che “il beauty contest non andava più bene, perché era un regalo a Berlusconi, ma bisogna finirla di avere un approccio regolatorio punitivo nei confronti di qualcuno. Il settore va regolamentato nel senso dello sviluppo e non in termini punitivi”.

 

La Nieri, che si è detta “sconcertata“, parlando di “roba giurassica“, ha anche detto che “la gara è un ibrido irrealizzabile con successo che deve rispondere non a due padroni, come Arlecchino, ma almeno a dieci”.

 

Per il consigliere di amministrazione del gruppo televisivo, la questione delle frequenze “non c’entra niente con il pluralismo“, mentre la procedura d’infrazione con l’Ue potrebbe essere superata “molto meglio dimostrando all’Ue che l’Italia non è più nella situazione di concentrazione delle frequenze”.

 

Che dall’asta non arriveranno grossi incassi, lo sa anche il Ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che recentemente ha commentato che porterà solo ‘alcuni miliardi’ (Leggi Articolo Key4biz).

“Nell’immediato – ha precisato il Ministro – quello che vendiamo non darà grandi proventi, ma poi le frequenze serviranno per i servizi LTE e quindi porteranno miliardi“.

 

La Nieri ha aggiunto che “se obiettivo di un’asta di questo tipo è aumentare il livello di concorrenza, ci si scontra con una fitta serie di ‘paletti’ che certo non favoriscono gli operatori in grado di fare investimenti importanti”.

 Il riferimento è alla durata di soli 5 anni per 3 dei multiplex digitali oggetto della gara quelli sulla banda 700 MHz ovvero i più pregiati. Dopo 5 anni queste frequenze torneranno allo Stato che poi le darà in uso agli operatori tlc.

Saremo comprimari su questa banda – ha osservato – visto che ci sarà probabilmente una parte che rimarrà in uso alle televisioni, anche se poi sappiamo quali problemi si creano con l’LTE”.

Forse, ha concluso, sarebbe molto meglio anche in Europa riflettere per “decidere se domani ci sarà una funzione per i broadcaster terrestri”.

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