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Google fa la guerra al WCIT12 contro il rischio censura, ma dietro solo interessi economici. E l’ITU replica: ‘Totale invenzione’

Mondo


A Dubai è iniziato ieri il WCIT12, organizzato dall’ITU (International Telecommunication Union), che terminerà il prossimo 14 dicembre. L’evento sta catalizzando l’attenzione del mondo intero, perché, per la prima volta dal 1988, a Dubai verranno aggiornate le regole internazionali sulle telecomunicazioni (ITRs), un’occasione che permetterà ad alcuni Paesi di illustrare le loro proposte per innovare norme ormai non più adatte ai nostri tempi (Leggi Articolo Key4biz).

 

Ma Google non ci sta e accelera con la sua campagna ‘Take Action‘, dando alla sua protesta, in modo del tutto fazioso, la connotazione di una battaglia a difesa della libertà della rete (Leggi Articolo Key4biz).

Sull’apposita pagina web, alla quale si accede dalla homepage del motore di ricerca, c’è scritto in evidenza “A free and open world depends on a free and open web“.

“Un mondo libero e aperto – si legge- dipende da una Rete libera e aperta. I governi, da soli, non dovrebbero decidere del futuro di Internet a porte chiuse. I miliardi di persone in tutto il mondo che utilizzano Internet devono poter far sentire la propria voce“.

 

Big G arriva addirittura a parlare di minacce per la libertà, di atteggiamenti di censura.

La volontà dell’ITU di riformare la governance d’internet e favore di un’organizzazione multilaterale, appare a Mountain View come un ‘progetto pericoloso’.

 

Il tutto mentre uno dei suoi più grandi competitor, Microsoft, l’accusa di ‘manipolare’ i risultati del motore di ricerca. Un’accusa non del tutto nuova, visto che proprio dal sospetto che Big G modifichi le query a favore dei proprio servizi è partita l’indagine delle Autorità antitrust USA e Ue. Ma questa volta Microsoft aggiunge che l’algoritmo è ‘ritoccato’ per mettere ai primi posti della ricerca gli annunci a pagamento.

Il gruppo di Redmond, in vista dell’imminente chiusura del dossier da parte della Federal Trade Commission, fa di più e lancia un video-denuncia molto chiaro: “Google vi frega” (Been Scroogled? We want to know.)

In altre parola, chi porta denaro alle casse di Google ottiene posizioni vantaggiose nei risultati di ricerca, piazzandosi nelle prime posizioni.

 

Del resto, che le query fossero influenzati dall’intervento umano, non è un mistero. In questi giorni, poi, Google ha pubblicato anche un documento, 160 pagine, con una lista d’istruzioni fornite ai dipendenti per affinare i risultati di ricerca. Pare che la società abbia assunto 1.500 tecnici per perfezionale l’eSearch.

 

Microsoft invita, quindi, gli utenti a non farsi ‘irretire’, proprio in questo periodo per il quale si prevede un boom dei servizi eCommerce per le compere natalizie, e a usare il proprio motore di ricerca, Bing.

 

Anche la campagna di Microsoft appare un po’ ‘strumentale’ se non fosse che la sua denuncia si basa su fatti incontestabili.

 

Tira una brutta aria per Google, altro che paladini della libertà della rete!                

 

Forse per questo la compagnia è impegnata a difendere la sua posizione a 360° e chiede l’aiuto degli utenti internet, alimentando una sorta di ‘terrore psicologico’ e facendo credere che a Dubai si potrebbe decidere di ‘censurare la libertà della rete’.

Tant’è, che proprio all’apertura dei lavori, il Segretario Generale dell’ITU, Hamadoun Touré, ha dichiarato che i timori su possibili limiti alla libertà d’espressione su internet sono “completamente infondati e questo è un brutto modo di attaccare la Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni internazionali“.

 

Richard Hill, vertice del segretariato ITU, è stato molto chiaro, dichiarando a Repubblica.it: “La storia della libertà di espressione è inventata di sana pianta da Google (…) le telco sono state oneste, dichiarando apertamente di perdere soldi e di voler riequilibrare la situazione. La libertà di espressione è garantita dalla Costituzione dell’ITU, un documento di livello superiore, che non può essere contraddetto”.

 

Dietro la denuncia di Google, quindi, ci sarebbe in realtà solo il proprio interesse, quello di mantenere l’attuale situazione economica.

 

Google ha anche dichiarato in modo non corretto, che i governi da soli, lavorando a porte chiuse, non dovrebbe indirizzare il futuro di Internet (Leggi Articolo Key4biz).

Il cosiddetto incontro a porte chiuse è comunque comprensivo di 193 delegazioni nazionali che partecipano al WCIT-12. Le aziende del settore privato e le organizzazioni della società civile si sono iscritte numerose per partecipare alla Conferenza di Dubai.

 

Gli Stati Uniti hanno confermato più di 125 persone nella loro delegazione e la maggioranza di questi proviene dal settore privato e dalla società civile. Google ha, invece, scelto di non far parte della delegazione.

 

‘Don’t be evil’ Ma siamo sicuri?

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