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Network sharing: per le telco europee risparmi tra 20-40 mld di euro

Europa


Gli operatori mobili potrebbero risparmiare dal 30% al 40% dei costi legati alla costruzione, alla gestione e al mantenimento delle reti semplicemente unendo le forze con i rivali. Complessivamente, secondo le stime della società Booz & Co., l’industria europea potrebbe risparmiare da 20 a 40 miliardi di euro l’anno per i prossimi 5 anni, a fronte di vendite che per il 2012 dovrebbero attestarsi a 150 miliardi di euro.

Per ciascun grande operatore con ricavi di circa 50 miliardi di euro – calcola quindi l’analista Hilal Halaoui – il risparmio si attesterebbe tra 1-2 miliardi di euro l’anno.

 

Gli operatori stanno esplorando da diverso tempo la possibilità di condividere la propria di rete mobile. Eppure ad oggi sono pochi gli accordi che mirano a sfruttare appieno i vantaggi del network sharing.

 

In Europa, molti operatori hanno optato per una condivisione limitata dei siti e sono solo una decina gli accordi su vasta scala implementati finora. Tra questi quello siglato da Vodafone e Telefonica che, sulla scia di Deutsche Telekom e France Telecom – che hanno dato vita a Everything Everywhere unendo le loro controllate UK – hanno deciso di utilizzare un’unica rete, composta da 18.500 siti, per offrire servizi voce e dati concorrenti. Secondo gli analisti potranno risparmiare in questo modo tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro ciascuno.

 

Perchè, dunque, tanta riluttanza, soprattutto di fronte alla crescente pressione competitiva e alla necessità di aggiornare le reti per sostenere il boom del traffico dati?

Innanzitutto, spiegano gli analisti, gli operatori temono la complessità operativa dell’operazione e i costi iniziali (tra 20-30 mila euro a sito, un terzo di quanto costa costruirne uno nuovo), oltre alla potenziale perdita di controllo sul proprio destino. Le cellco sono inoltre preoccupate anche per le significative implicazioni fiscali legate al trasferimento di beni a una nuova entità condivisa e al conseguente impatto sui profitti.

 

Motivazioni che, stando all’analisi di Booz & Co, sono infondate perchè gli accordi di condivisione, oltre ai risparmi garantiti offrono flessibilità e una vasta gamma di modelli di governance.

 

Molti operatori, soprattutto gli incumbent, temono di perdere il vantaggio competitivo acquisito e il controllo in termini di strategie future e di scelta di fornitori.

“Una paura infondata”, secondo Booz & Co. Perchè “gli operatori possono sempre mantenere un controllo indipendente dei siti strategici e anche di strati di tecnologia di rete che può differenziarli dai concorrenti”.

 

C’è poi chi teme che, una volta unite le forze con un concorrente, possa intervenire il regolatore per affidare la gestione della rete a un soggetto pienamente regolamentato. Uno scenario “completamente irrealistico in questa fase”, secondo gli analisti. Come già succede in diversi paesi, inoltre, gli operatori con una quota di mercato superiore al 50% hanno implementato altri tipi di condivisione attiva. In base al contesto regolamentare, quindi, Booz & Co. consiglia ai regolatori di chiarire la differenza tra merger commerciale e condivisione tecnica.

 

Diversa la situazione sui mercati emergenti dove però gli accordi di condivisione sono favoriti dal fatto che in molti casi le reti vanno costruite da zero.

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