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Frequenze Tv: Europa 7 chiede al TAR Lazio che il MiSE paghi 95 mila euro per il ritardo sulla concessione

Italia


Dovrà essere il Ministero di Corrado Passera a dover pagare il ritardo con il quale è stato dato seguito all’ordinanza del Tar Lazio che aveva disposto l’assegnazione delle frequenze integrative ad Europa 7?

L’emittente di Francesco Di Stefano ha, infatti, chiesto ai giudici amministrativi, che decideranno domani le modalità, di ordinare al MiSE di pagare la penalità di mora di 1500 euro per ognuno dei 63 giorni di ritardo nell’esecuzione dell’ordinanza, in forza dell’accordo concluso nel 2010.

 

Si tratta di quasi 95 mila euro e sulla procedura da seguire per il pagamento il Tar deciderà domani con ordinanza. Era il 2 agosto scorso, quando i giudici indicarono nel direttore dell’Ispettorato della Liguria del ministero dello Sviluppo Economico il funzionario incaricato di assegnare a Europa 7 le frequenze integrative; il Tar condannò il ministero a pagare 1500 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo nell’assegnazione, mettendo un ulteriore punto fermo in una ‘battaglia’ che Europa 7 ha iniziato 13 anni fa.

Con il ricorso, infatti, l’emittente chiedeva al Tar di accertare l’inadempimento del ministero agli obblighi discendenti dall’accordo del 2010, secondo il quale dovevano esserle assegnate frequenze integrative, in particolare dall’impianto di Monte Penice. I giudici ordinarono al ministero di assegnare provvisoriamente le frequenze libere, ma l’ordine non fu eseguito, e ci fu una nuova richiesta al Tar che nominò il ‘commissario’ per l’adempimento, fissando la penalità di mora.

 

Oggi Europa 7 ha rilevato davanti al tribunale amministrativo che l’Amministrazione ha disposto l’assegnazione ad ‘Europa Way’ del canale UHF 35 per la trasmissione da Monte Penice il 15 ottobre scorso, 63 giorni dopo l’ordine del Tar; da ciò la richiesta di pagamento della penalità di mora di 94.500 euro, per la quale i giudici decideranno domani le modalità.

 

La saga di Europa 7 è iniziata nel luglio del 1999 quando, in base alla legge n.249 del 1997, ottenne la licenza per trasmettere attraverso tre frequenze per la copertura dell’80% del territorio nazionale. Tuttavia l’emittente ebbe l’effettiva possibilità di iniziare a trasmettere solo nel 2009 e su una sola frequenza.

 

Lo scorso giugno, la Corte europea dei diritti umani ha dato ragione all’imprenditore e condannato l’Italia, per non aver concesso per 10 anni le frequenze all’emittente televisiva, riconoscendo a Di Stefano 10 milioni di euro per danni materiali e morali contro una richiesta di 2 miliardi di euro (Leggi Articolo Key4biz).

I giudici europei hanno stabilito che nel negare le frequenze a Europa 7, le autorità italiane abbiano violato il diritto alla protezione della proprietà privata e quindi causato un danno economico all’emittente.

 

Nel condannare l’Italia, la Corte ha sottolineato come, avendo ottenuto la licenza, Europa 7, potesse “ragionevolmente aspettarsi” di poter trasmettere entro massimo due anni. Ma non ha potuto farlo perché le autorità hanno interferito con i suoi legittimi diritti con la continua introduzione di leggi che hanno via via esteso il periodo in cui le televisioni che già trasmettevano potevano mantenere la titolarità di più frequenze.

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